Il piano scuole approvato dalla giunta Rapinese, come ormai noto, ha catalizzato l’attenzione e le proteste di molti cittadini. Tra accorpamenti e chiusure di alcuni plessi, in tanti sono scesi in strada per manifestare.
Alla fine però il documento è passato. Tra i vari commenti arrivati in queste settimane, ne riportiamo un altro di una ex insegnate della Scuola Primaria di Ponte Chiasso che, tornata tra quei banchi in occasione della festa dei nonni, ha voluto esprimere le sue emozioni pur ribadendo subito un conetto: ” Non scrivo queste righe per riaprire una polemica sulla decisione di chiudere la scuola. Quella decisione appartiene ormai alla storia recente di questo quartiere. Le scrivo per raccontare ciò che è rimasto e che, forse, merita di essere visto”.
Ecco il suo pensiero:
Ci sono luoghi che, anche quando cambiano, continuano a raccontare la propria storia. È quello che ho pensato sabato 3 ottobre, tornando alla Scuola Primaria di Ponte Chiasso in occasione della Festa dei Nonni. Sono stata invitata dalle referenti della biblioteca a partecipare a un momento di incontro tra bambini e nonni.
Quella scuola oggi non ospita più i bambini nelle sue aule. Eppure, entrando nell’edificio, ho avuto una sensazione diversa: quel luogo non è morto. È ancora vivo.
Sono rimasti gli uffici della Direzione dell’Istituto Comprensivo Como Nord e, soprattutto, è rimasta la biblioteca, realizzata e inaugurata grazie ai fondi del PNRR.
Ed è proprio lì che sabato ho incontrato bambini e nonni. È stata una mattinata semplice: un nonno che legge una storia, un laboratorio creativo, una merenda insieme e poi i giochi di una volta, dalla pesca con la canna alle costruzioni, dalla campana all’uncinetto.
Niente di straordinario, giochi semplici, ma capaci di mettere insieme generazioni diverse.
Sono stata insegnante della Scuola Primaria di Ponte Chiasso e oggi sono nonna da appena quattro mesi. Da quando sono in pensione, quando il tempo me lo permette, torno volentieri in quella scuola come volontaria, collaborando con le referenti della biblioteca. Sabato ho rivisto ex genitori che oggi sono nonni. Ho incontrato ex alunni ormai adulti e diventati genitori. Ho visto bambini che avevano frequentato quella scuola fino allo scorso giugno tornare negli stessi spazi.
E poi ho sentito la frase di un bambino di sette anni: «Questa era la mia scuola.» Mi ha colpito, perché in quelle poche parole c’è tutto: il senso di appartenenza, la memoria, il tempo che passa. Ci sono bambini che crescono, diventano genitori e un giorno diventeranno nonni. E c’è una scuola che, nonostante la chiusura delle classi, continua a essere un punto di riferimento.
La biblioteca rappresenta bene questa idea di una scuola che continua a vivere. Una biblioteca scolastica non è soltanto un luogo dove vengono custoditi dei libri. Può diventare uno spazio di incontro, di scoperta e di relazione. Da una storia può nascere un laboratorio, da un libro una conversazione, da una lettura un gioco, un’attività, un incontro tra persone e, nei prossimi mesi, sono previste altre iniziative. Ecco perché, tornando a casa sabato, ho pensato soprattutto a questo: la Scuola Primaria di Ponte Chiasso è ancora viva.
È viva quando i bambini tornano a giocare con i nonni.
È viva quando un ex alunno ritorna con i propri figli.
È viva quando una storia letta in biblioteca diventa un’occasione per creare, parlare e stare insieme.
È viva quando persone che hanno fatto parte della sua storia continuano a dedicarle tempo.
In un quartiere di periferia, questi momenti possono sembrare piccoli, eppure sono preziosi.
Non scrivo queste righe per riaprire una polemica sulla decisione di chiudere la scuola. Quella decisione appartiene ormai alla storia recente di questo quartiere.
Le scrivo per raccontare ciò che è rimasto e che, forse, merita di essere visto. Perché oggi, in quello stesso edificio dove un tempo entravano ogni mattina i bambini con gli zaini sulle spalle, c’è ancora una biblioteca che apre le sue porte.
Ci sono ancora libri che vengono letti.
Ci sono ancora bambini che giocano.
Ci sono ancora nonni che raccontano.
Ci sono ancora volontari che dedicano il loro tempo.
E ci sono ancora persone che, entrando, pensano:
«Questa era la mia scuola.»
Forse alcune cose non si possono misurare soltanto con il numero degli iscritti o con i metri quadrati di un edificio. Una scuola può smettere di avere classi, ma continuare ad avere una comunità. E quella mattina, a Ponte Chiasso, io quella comunità l’ho vista.
L’ho vista con gli occhi di una nonna, di un’ex insegnante e di una persona che è felice di sapere che, almeno attraverso la sua biblioteca, quella scuola continua a vivere.
Maria Emilia Fortunati
