“Aperture domenicali processo irreversibile: la vera sfida è mettere in campo politiche di contrasto alla desertificazione commerciale”, è quanto sottolinea in una nota il presidente di Confesercenti Como, Claudio Casartelli, nei giorni in cui a livello nazionale si è riaperto il dibattito sugli orari di apertura degli esercizi.
E’ stata una nota della Filcams Cgil nazionale a dare il via al a tutto con una presa di posizione netta sulle chiusure domenicali:
Ci voleva la previsione di un nuovo anno di consumi ancora più bassi che in quello appena concluso per approdare alle stesse valutazioni che la Filcams Cgil sostiene da anni, da quando il famigerato Decreto Salva Italia ha sdoganato le aperture selvagge nel commercio, h24 e sette giorni su sette, che non si fermano nemmeno davanti alle più sacre feste comandate, come il Natale e il Capodanno: le aperture domenicali e festive non portano entrate significative ai supermercati, ma in compenso portano cambiamenti importanti nella vita di lavoratrici e lavoratori, di segno marcatamente negativo.
Sono state soprattutto le lavoratrici a fare le spese dei nuovi turni senza soste, che hanno peggiorato sensibilmente la conciliazione dei tempi di vita e lavoro. La Festa Non si Vende, la campagna Filcams nata a ridosso dell’emanazione del decreto del governo Monti, non manca di ricordarlo ogni anno, ad ogni data segnata in rosso sul calendario.
Di fronte alla proposta di chi vorrebbe chiudere i supermercati la domenica per tagliare i costi nella Grande distribuzione, riconoscendo dopo anni la scarsa rilevanza degli introiti domenicali rapportati al costo del lavoro, la categoria ribadisce quanto sia necessario agire in questo senso soprattutto per tutelare lavoratrici e lavoratori, sottoposti a una organizzazione del lavoro inutilmente estenuante. Un fronte comunque sempre caldo, come dimostra il coro di dissenso da parte di imprese e associazioni che non intendono affatto rinunciare alle aperture domenicali, a loro avviso servizio essenziale al consumatore.
“Siamo lieti che quanto la Filcams Cgil sostiene con forza da anni abbia trovato questo inatteso consenso – ha dichiarato Fabrizio Russo, segretario generale Filcams Cgil – dal canto nostro non faremo che procedere nella strada che percorriamo con determinazione da anni e continueremo ad impegnarci affinché la normativa finalmente cambi e il lavoro nella Grande distribuzione possa tornare a una programmazione e a un ritmo più rispettosi della vita di lavoratrici e lavoratori”.
E così interviene Casartelli:
Quindici anni di liberalizzazioni hanno rivoluzionato la morfologia della rete distributiva e modificato le abitudini dei consumatori: un cambiamento ancora in corso, accelerato dalla crescita esponenziale dell’ecommerce. Un ritorno al passato oggi, per quanto possa apparire affascinante, forse non ha senso.
Se le liberalizzazioni abbiano prodotto effetti positivi o negativi lo si può evincere dai dati: consumi in stallo, vaste aree desertificate, trasferimento di quote di mercato dalla rete tradizionale a favore della GDO e perdita di ricchezza e servizi in ampie porzioni del territorio. E con l’ecommerce concentrato per il 70% in società multinazionali, inoltre, una fetta importante della ricchezza generata dal commercio si sposta oltre confine.
In questo quadro il punto, ormai, non è stabilire se sia giusto aprire le attività commerciali la domenica e nei festivi. Il punto è come garantire il pluralismo della rete commerciale, con la compresenza delle diverse forme distributive. Quella tradizionale si è, obtorto collo, dovuta riorganizzare: chi ha vantaggi dall’apertura festiva la pratica, chi non ne ha tiene chiuso. Lavorare la domenica e nei festivi è diventato una scelta di natura imprenditoriale: tanti nostri soci aprono, tanti altri no. Conta di più, invece, mettere in campo politiche attive che combattano la desertificazione e assicurino, nelle città e nei paesi, quel servizio di vicinato che produce valore non solo economico, ma anche sociale.