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Como, le parole del Vescovo per la pace: “Dedichiamoci alla preghiera, rinunciamo all’aggressività che già circola fin dalle mura domestiche”

Giovedì 1° gennaio solennità di Maria Santissima Madre di Dio – Giornata Mondiale della Pace, in Cattedrale, a Como, il Vescovo, cardinale Oscar Cantoni, presiede la Santa Messa pontificale con la preghiera di affidamento a Maria della Città e della Diocesi di Como.

Questo il testo della sua omelia:

Iniziamo questo nuovo anno affidando con fiducia alla Madre di Dio, Maria, regina della pace, le sorti della umanità in pericolo. Con tutta l’umanità gridiamo e invochiamo insieme la pace.

Siamo fraternamente vicini a tutti quei popoli che sono in guerra, anche quelli spesso dimenticati dai media. Sono più di 60 le nazioni che oggi soffrono a causa dei conflitti in atto. Pensiamo alle tante famiglie che piangono i propri cari, agli anziani e ai bambini, esposti alla povertà, al freddo e alla fame, ai prigionieri che subiscono ogni sorta di violenza. Sono nostri fratelli che invocano rispetto, dignità e pace. Quanto ci preoccupiamo di loro? Chi di noi piange con loro e per loro per questa situazione di disumanità imperante? Non possiamo girarci dall’altra parte, né adeguarci, rassegnati, davanti a tanta crudeltà. Se siamo uomini e donne di pace non consideriamola ormai impossibile. Sebbene sia minacciata, la pace di Cristo attraversa porte e barriere con le voci e i volti di tanti coraggiosi testimoni, sparsi nel mondo.

È vero, noi oggi respiriamo un clima di impotenza, eppure via da noi l’inganno della necessità della violenza. La pace non è solo un ideale lontano, ma un dono di Dio da custodire e da alimentare, innanzitutto dedicandoci alla preghiera per la pace, poi rinunciando ciascuno di noi alla aggressività, che già circola fin dalle mura domestiche.

La pace di Cristo è un dono attivo, che impegna ciascuno di noi, che esige un severo lavorio su sé stessi, sradicando l’orgoglio e le rivendicazioni, perché ha fatto più feriti la lingua che la spada, per dirla con un antico aforisma. È la nostra conversione personale il primo punto da cui partire. La pace si costruisce favorendo contesti in cui sia tutelata la dignità della persona, specialmente quelle più fragili e indifese, dal nascituro all’anziano, dal malato al disoccupato, sia esso cittadino o immigrato.

Davanti alle persone ferite, ciascuno di noi si mette in discussione, valutando ciò che veramente conta ed è essenziale nella nostra vita. La fragilità disarma e subito la violenza sminuisce. Dio si è comportato così davanti alla umanità: nascendo da Maria vergine, si è proposto nella debolezza di un Bambino, come un Dio senza difese, che ama e si prende cura dei suoi figli, senza altre pretese. Da qui scaturisce da parte dell’uomo un clima di fiducia, che annulla qualunque pretesa o rivendicazione.

Papa Leone ci ricorda nel suo messaggio per la giornata odierna che “chi ama la pace ama anche i nemici della pace”. Da qui la responsabilità di ciascuno di noi, come degli uomini di governo, di ascoltare le ragioni altrui, di andare oltre le nostre personali pretese, di stimolare il dialogo continuo, di promuovere una vicendevole fiducia, fondata sulla sincerità nelle trattative, sulla fedeltà agli impegni assunti per poter avviare intese leali, durature e feconde. Osiamo chiedere a quanti hanno nelle loro mani la tremenda responsabilità di guidare le sorti del mondo perché, giustificando la pericolosità altrui, evitino l ‘irrazionalità dell’uso della forza, indirizzando invece la loro azione sul diritto, la giustizia e la fiducia.
Siamo stati invitati dal santo Padre a fare delle nostre Comunità cristiane, diffuse in tutto il mondo, una “casa della pace” dove imparare innanzitutto a disinnescare l’ostilità attraverso il dialogo, a praticare la giustizia e a generare gesti di riconciliazione e di perdono.

Riusciremo a preparare le condizioni perché questo progetto si possa presto attuare anche nelle nostre parrocchie e nei nostri vicariati, tra le associazioni e i movimenti? Il Giubileo della speranza, appena concluso, ci ha sollecitato ad avviare in noi stessi quel “disarmo del cuore”, della mente e della vita, che pretendiamo giustamente dagli altri. Come scriveva sant’Agostino ai membri delle sue Comunità: “Se volete attirare gli altri alla pace, abbiatela voi per primi; siate voi anzitutto saldi nella pace. Per infiammare gli altri dovete avere voi, all’interno, il lume acceso”.

Oscar card. CANTONI

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