Continuano a far discutere le multe da 50 euro con cui la Polizia locale di Como ha sanzionato gli skaters che da anni si ritrovano all’ex Chiesa di San Francesco, non avendo uno skate park a disposizione in città.
Oggi è l’Unione degli studenti di Como (Uds) che si schiera “contro la repressione degli skaters e contro il divieto degli alcolici in pubblico”. Il riferimento, nel secondo caso, è alle modifiche al Regolamento comunale di Polizia urbana annunciate dal sindaco Alessandro Rapinese che dovrebbero vietare (se approvate in consiglio comunale) il consumo di alcolici in altre zone pubbliche della città che non siano i locali pubblici (o le loro immediate vicinanze).
“Questi provvedimenti – scrive l’Uds – sono l’ennesimo esempio di una città che vieta libertà e la socialità e che fa di tutto per proteggere i profitti di chi sul nostro divertimento ci guadagna”.
La denuncia dei ragazzi punta a “opporsi a un modello di socialità che vive di consumo e spese, un modello di socialità sempre più borghese e sempre più incentrata su logiche di profitto”.
“In aggiunta – chiude la nota – criticano duramente la strumentalizzazione dello skate park in campagna elettorale di cui dopo le elezioni non c’è stata alcuna notizia”.
Di seguito, la nota integrale dell’Uds.
È passata ormai qualche settimana dalla notizia del divieto firmato dal sindaco Alessandro Rapinese di bere alcolici in pubblico, quando proprio qualche giorno fa è arrivata un’altra notizia ugualmente inaccettabile; quella di alcuni ragazzi multati solo perché andavano in skate sotto i portici dell’ex chiesa di San Francesco, luogo noto perché fino a qualche anno fa era casa per diversi senzatetto che sono poi stati ignobilmente sfrattati dall’amministrazione comunale che non ha però fatto nulla per risolvere l’enorme disagio della grave marginalità.
Dopo un periodo di tempo in cui quello spazio è rimasto vuoto e privo di vita, qualche mese fa un gruppo di ragazz3 decide di riappropriarsi di quel luogo e trasformarlo in uno spazio ricco di socialità, sport e divertimento.
Tutto questo è inaccettabile, in una Como che difende a tutti i costi gli interessi dei locali che generano profitto dal nostro divertimento facendo pagare prezzi insostenibili per bere un misero drink; in una Como che reprime qualsiasi tentativo di restituire un senso a tutti quelli spazi vuoti della città. Basta repressione e basta guadagnare sul nostro diritto alla socialità!