Se ne è andato in queste ore Giorgio Quadri, uno dei medici protagonisti della storia sanitaria di Como.

Ha affrontato fino all’ultimo una lunghissima malattia.
“Senza smettere di lavorare”, “senza lasciare la sua bici”, “senza cedere alla debolezza”. Senza dimenticare, mai ma mai davvero, le sue pazienti.
Stavolta non è Coronavirus, in questi giorni è importante precisarlo.
Ma comunque non è meno peggio. Affatto.
Como ha perso una delle più lucide e visionarie menti in campo medico.

Moltissimi anni al Sant’anna, poi al Valduce. Ginecologo specializzato in oncologia femminile.
“Un pioniere”.
Così lo racconta Amelia Locatelli, Dirigente medico, responsabile dell’ambulatorio Ist e del Centro vaccinale per patologie al Sant’Anna, ex assessore del Comune di Como (Quadri due anni e mezzo fa, peraltro, sostenne Mario Landriscina candidandosi, anche con Locatelli, per Forza Italia. Risultò il primo dei non eletti).
Di Quadri, 60 anni, Locatelli ricorda la battaglia perché la vaccinazione dal papillomavirus diventasse prassi.
“Ha istituito il primo centro interdisciplinare per la lotta al papilloma – dice con infinito affetto pienissimo di amore per un amico – è stato il primo esempio in Italia, ha costruito per pimo un Centro dove ginecologi, dermatologi, urologi, medici igienisti e della vaccinazione hanno lavorato insieme. Quando è andato al Valduce mi ha passato il testimone”.

Chi era Quadri? “Un gladiatore dalla forza incredibile – racconta ancora Locatelli – quando l’ho conosciuto mi ha intimorito ma era un dolcissimo burbero. Siamo diventati grandi amici e professionalmente è stato un punto di riferimento assoluto, era preparato come pochi”.

Poi la malattia. “L’ha affrontata subito e fino alla fine. Ha sempre lavorato, lo incontravo sulla sua bici, era il solito Giorgio. Un personaggio straordinario capace di combattere anche quando stremato dalla malattia”.

Anche dal Valduce ricordano Quadri. “Un medico dalle grandissime capacità in oncologia e ginecologia”, dice Mario Guidotti, Direttore del dipartimento medico e Primario di Neurologia.
“Era anche volontario e punto di riferimento del Consultorio La Famiglia dove l’ho conosciuto. Nonostante la malattia ha lavorato fino all’ultimo e ha costantemente offerto un contributo fondamentale, essenziale, alle terapie nell’oncologia femminile”.