Giornata di sciopero oggi, mercoledì 11 febbraio, per i dipendenti del Comune di Como.
Dalle 9, i lavoratori dell’amministrazione che hanno aderito alla mobilitazione indetta da RSU, FP CGIL, CISL FP, UIL FPL, COBAS PI e CSE FLPL si sono radunati all’esterno di Palazzo Cernezzi in segno di protesta contro le politiche del sindaco Alessandro Rapinese. Qui sotto la videointervista a Stefania Macrì, Fp Cgil.

L’evento, a memoria, ha davvero pochi precedenti nella storia dell’amministrazione comasca ma è già stato bollato alla vigilia dal sindaco con parole sprezzanti: “Possono scioperare tutto l’anno che tanto cambia nulla”.

Alla base dello sciopero, la suddivisione del sindaco degli incrementi del salario accessorio per il personale: 99 euro medi per la stragrande maggioranza dei dipendenti contro i 1.818 euro medi per le 22 posizioni di elevata qualificazione.

“Una disparità che da subito abbiamo respinto come inaccettabile”, hanno contestato i sindacati. Provvedimento poi ritirato del tutto da Rapinese, dopo un tentativo di mediazione e redistribuzione delle cifre svolto anche in Prefettura ma finito senza esito. Da qui la scelta dello sciopero.

“I lavoratori non sono case da svendere al miglior offerente – è stato ribadito questa mattina – Dietro ogni scrivania, ogni sportello, ogni servizio comunale ci sono individui con una dignità, non asset patrimoniali da spostare su una scacchiera. E lo abbiamo visto bene con la gestione delle Elevate Qualifiche. E’ stato varato un regolamento che ne riduceva il numero, caricandole di responsabilità esagerate e aumentandone i compensi, per poi accorgersi che non tornavano i conti. Forse qualcuno pensa che il fondo dei dipendenti sia un bancomat da cui prelevare a piacimento, pretendendo che fossimo noi a pagare per le loro scelte unilaterali”.

E ancora: “Non sono solo i soldi a muovere gli ingranaggi di Palazzo Cernezzi. Certo, il salario è un diritto e la dignità passa anche da una busta paga equa, ma ciò che fa davvero funzionare questa città è il rispetto. Senza rispetto per le relazioni sindacali, senza rispetto per la professionalità di chi lavora, la macchina si inceppa. Non basterà un atto unilaterale per farla ripartire”. Stoccate poi anche ai consiglieri di maggioranza della lista Rapinese Sindaco che – secondo sindacati e dipendenti in sciopero – preferiscono “l’obbedienza al confronto”, pronti “a votare a favore di decisioni che mostrano scarso rispetto per il lavoro pubblico, pur di non disturbare il manovratore. Quel silenzio, di fronte alle offese verso i dipendenti che loro stessi dovrebbero rappresentare, è una ferita alla dignità delle istituzioni”.