Giornata di sciopero oggi, mercoledì 11 febbraio, per i dipendenti del Comune di Como.
Dalle 9, i lavoratori dell’amministrazione che hanno aderito alla mobilitazione indetta da RSU, FP CGIL, CISL FP, UIL FPL, COBAS PI e CSE FLPL si sono radunati all’esterno di Palazzo Cernezzi in segno di protesta contro le politiche del sindaco Alessandro Rapinese. Qui sotto la videointervista a Stefania Macrì, Fp Cgil.

L’evento, a memoria, ha davvero pochi precedenti nella storia dell’amministrazione comasca ma è già stato bollato alla vigilia dal sindaco con parole sprezzanti: “Possono scioperare tutto l’anno che tanto cambia nulla”.

Alla base dello sciopero, la suddivisione del sindaco degli incrementi del salario accessorio per il personale: 99 euro medi per la stragrande maggioranza dei dipendenti contro i 1.818 euro medi per le 22 posizioni di elevata qualificazione. La Rsu e i sindacati chiedevano invece il 60% ai lavoratori e il 40% alle elevate qualificazioni.

“Una disparità che da subito abbiamo respinto come inaccettabile”, hanno infatti contestato organizzazioni e lavoratori. Il provvedimento è stato poi ritirato del tutto da Rapinese, dopo un tentativo di mediazione e redistribuzione delle cifre svolto anche in Prefettura ma finito senza esito. Da qui la scelta dello sciopero.

“I lavoratori non sono case da svendere al miglior offerente – è stato ribadito questa mattina – Dietro ogni scrivania, ogni sportello, ogni servizio comunale ci sono individui con una dignità, non asset patrimoniali da spostare su una scacchiera. E lo abbiamo visto bene con la gestione delle Elevate Qualifiche. E’ stato varato un regolamento che ne riduceva il numero, caricandole di responsabilità esagerate e aumentandone i compensi, per poi accorgersi che non tornavano i conti. Forse qualcuno pensa che il fondo dei dipendenti sia un bancomat da cui prelevare a piacimento, pretendendo che fossimo noi a pagare per le loro scelte unilaterali”.

E ancora: “Non sono solo i soldi a muovere gli ingranaggi di Palazzo Cernezzi. Certo, il salario è un diritto e la dignità passa anche da una busta paga equa, ma ciò che fa davvero funzionare questa città è il rispetto. Senza rispetto per le relazioni sindacali, senza rispetto per la professionalità di chi lavora, la macchina si inceppa. Non basterà un atto unilaterale per farla ripartire”. Stoccate poi anche ai consiglieri di maggioranza della lista Rapinese Sindaco che – secondo sindacati e dipendenti in sciopero – preferiscono “l’obbedienza al confronto”, pronti “a votare a favore di decisioni che mostrano scarso rispetto per il lavoro pubblico, pur di non disturbare il manovratore. Quel silenzio, di fronte alle offese verso i dipendenti che loro stessi dovrebbero rappresentare, è una ferita alla dignità delle istituzioni”. Sotto, la replica di Rapinese.
Sulla manifestazione ha diffuso una nota anche la consigliera comunale del Pd Patrizia Lissi, intervenuta anche in mattinata.
“Questa mattina ero presente allo sciopero dei dipendenti comunali – dichiara Patrizia Lissi, capogruppo del Pd in Consiglio –. Ho voluto rinnovare la solidarietà, da parte mia, dei consiglieri che non hanno potuto partecipare per motivi lavorativi e di tutto il Pd cittadino, a lavoratori di cui conosciamo bene valore e professionalità. Quella stessa solidarietà che più volte abbiamo manifestato in Consiglio, compreso l’ultimo”.
“Rapinese ha recentemente affermato che i dipendenti possono scioperare quanto vogliono, tanto non cambierà nulla – prosegue –. Siamo di fronte a un film già visto: il classico atteggiamento di chiusura, il solito delirio di onnipotenza di chi si sente padrone del Comune. Ho lavorato più di 40 anni in un luogo pubblico come l’ospedale e so bene grazie a chi questo tipo di organizzazioni vanno avanti. La macchina comunale non potrebbe funzionare senza il prezioso contributo dei suoi lavoratori”.
“Sottolineiamo dunque, ancora una volta, che il Comune, come tutti i sistemi complessi, si sviluppa solo se si riesce ad instaurare una relazione di fiducia, dialogo costruttivo e stima tra Amministrazione e dipendenti” conclude Lissi.