Le voci (autorevolissime) che hanno a cuore ComoZero narrano di due episodi cruciali sulla lunga strada verso il Grande Sogno. La prima, risalente a qualche settimana fa, racconta del vicepresidente di Unindustria Como, Gianluca Brenna, e del biondissimo direttore generale della stessa associazione, Antonello Regazzoni, uscire sconfortati da un incontro con il sindaco di Como, Mario Landriscina, avvenuto a Palazzo Cernezzi. Ma perché?

Perché il Grande Sogno non aveva attecchito granché sulla fascia tricolore del capoluogo: dubbi burocratici, incertezze sulla gestione, questioni regolamentari e normative.
Eppure, il Grande Sogno illustrato da Gianluca e Antonello era (ed è tuttora) grande davvero: un maxipalco galleggiante per concerti, spettacoli e teatro costruito in gran parte a cura della stessa Unindustria (si parla di un investimento per circa 3-400mila euro) da adagiare sul lago, davanti alla città. Un modo per celebrare il centenario di fondazione dell’associazione degli industriali comaschi realizzando nel contempo (a beneficio di una platea inevitabilmente mondiale) l’ennesimo, galattico, spot turistico-culturale per Como.
Un’opera destinata a marcare – almeno per un anno, poi si sarebbero tirate le somme – l’immagine stessa dello skyline cittadino, fosse la struttura collocata davanti a Villa Olmo, davanti ai giardini a lago o alla passeggiata di viale Geno.

Eppure no, quel triangolo Brenna-Regazzoni-Landriscina proprio non ha funzionato. Ma il tandem Brenna-Regazzoni non s’è perso d’animo. E sbollita la delusione per l’amore sfiorito con la città di Como, i due rappresentanti dell’associazione hanno subito cambiato strada. Direzione: Cernobbio, citofonare sindaco Matteo Monti. Il quale il portone l’ha aperto al volo, sorridente e ben disposto ad ascoltare il Grande Sogno. E a realizzarlo, se possibile.

“Sì, ho incontrato Unindustria – conferma infatti il sindaco di Cernobbio – La proposta è oggettivamente di grande fascino e ho dato subito la disponibilità del Comune a collaborare. Però siamo alle battute largamente preliminari, non sono assolutamente in grado ora di dire se ed eventualmente quando il tutto sarà realizzato. Noi, però, siamo qui, pronti a valutare la percorribilità del progetto e, nel caso, fare la nostra parte”.
Il sentiero cernobbiese porta diritti davanti a Villa Erba, polo di cui il Comune di Cernobbio (esattamente come il Comune di Como per il pubblico e Unindustria per i privati) è socio. Il presidente Filippo Arcioni ha il gusto del bello e del sogno. Ma anche molto pragmatismo.

“Inutile girarci attorno – afferma – La sola immagine di ospitare davanti a Villa Erba un palco sul lago, nelle sere d’estate, con la magnifica cornice ambientale tutta attorno dà i brividi. Un sogno, per l’appunto, e come tale non può non interessarci: per l’immagine di Villa Erba sarebbe magnifico. Però è chiaro che noi non abbiamo come mission la gestione di strutture come questa né realizzare cartelloni di eventi culturali. Inoltre ci sarebbe il tema della gestione del palco galleggiante. Insomma: sì al sogno, senza dubbio, però servirebbe un tavolo allargato ad altri soggetti, istituzionali e non, per valutare ogni aspetto dell’iniziativa”.

In realtà, come accennato in precedenza, l’ipotesi iniziale (e ufficiosa) caldeggiata da Unindustria dovrebbe vertere su un periodo limitato per la permanenza del palco. Un anno, magari già a cavallo tra l’estate 2019 e quella del 2020. Ma i tempi paiono risicati e non privi di questioni politiche, tecniche, burocratiche e gestionali ancora tutte da risolvere.

E poi per i grandi concerti a pelo d’acqua non si potrebbe prescindere da istituzioni culturali di altissimo livello quali, ad esempio, il Teatro Sociale. E qui si tornerebbe a sorridere perché l’anello di congiunzione tra il sogno e la realtà avrebbe già un nome preciso: Barbara Minghetti, che da sempre (persino e ripetutamente nella campagna elettorale per le comunali del 2017) culla il il desiderio di avere sul Lario un palco galleggiante per Opera, Lirica e altre arti.
Che sia la volta buona?