“Il sindaco dice di rivolgersi a lui, di non contattare la stampa. Ma io cerco di parlargli da due mesi, invano. Per questo vi ho chiamati”. E’ un pomeriggio di caldo che strozza la gola e, nonostante l’ombra assicurata dagli alberi che troneggiano nel cortile-giardino che ospita la storica Bocciofila dei Combattenti e Reduci, l’aria è pesante, immobile. Non abbastanza però da impedire il bisticcio al tavolo agli irriducibili della scopa per una primiera che non torna o da disturbare il pluricampione nazionale della bocciofila, l’Adriano, 94 lucidissimi anni, che tra un sonnecchio beato al tavolo e un occhio al giornale alza la testa, ci guarda grondare sudore e ride: “Fresco oggi, vero?”.

Sono 75 anni che le cose scorrono lente e piacevolmente uguali in via Balestra tra tornei e amichevoli. Ora un’epoca potrebbe concretamente chiudersi. Renato Fumagalli, vicepresidente della Bocciofila, è davvero preoccupato: “Guardi cosa abbiamo ricevuto il 4 luglio”. E’ una lettera del Comune, firmata dal dirigente Antonio Ferro: “Richiesta rilascio fabbricato a uso bocciodromo e area di pertinenza di via Balestra 9”. Un ‘andate via’ secco, peraltro entro il 31 agosto con locali sgombrati. Una mazzata enorme per l’associazione.
Il Comune sottolinea come il club stia occupando senza titolo il fabbricato la cui ultima concessione per l’utilizzo è scaduta il 31.12.2018. Spiega poi l’amministrazione come la decisione sia legata ai lavori di restauro del museo a fianco. Si deve infatti realizzare lo spazio espositivo per una selezione del Tesoro di Como, le monete romane trovate nel 2018 in via Diaz durante i restauri dell’ex Cineteatro Cressoni. Secondo il programma dell’amministrazione l’esposizione dovrebbe vedere la luce all’inizio del 2024. Cantiere che ha già portato allo sfratto delle Associazioni d’Arma del portone poco più avanti (qui i dettagli). Lo spazio esterno della Bocciofila servirà come area di cantiere. Il documento (lo trovate integrale in fondo all’articolo) poi promette genericamente “lo scrivente settore si riserva di valutare l’esistenza di eventuali possibili alternative per consentire la prosecuzione dell’attività sportiva in altre sedi”. Molto vago e poco impegnativo.

“E’ vero – spiega Fumagalli – la concessione è scaduta, l’ho appreso quando mi sono insediato nel nuovo consiglio dell’associazione. Ma noi abbiamo sempre pagato regolarmente il canone annuale. Mi chiedo poi perché in tutti questi anni nessuno dal Comune ci abbia chiamato per un rinnovo, per fare il punto della situazione per chiarire o anche solo per dirci ‘preparatevi’. Ora ci scrivono con due mesi di preavviso di andarcene, siamo qui dal 1948, siamo la prima Associazione Bocciofila aperta in Lombardia, abbiamo più di quaranta iscritti, siamo regolarmente associati alla Fib (Federazione Italiana Bocce, Ndr) e avevamo ottime possibilità di ottenere i fondi ministeriali per ristrutturare tutto. Adesso ho davvero poche speranze”. Ma avete parlato con l’amministrazione? “Sono due mesi che cerco il sindaco Rapinese, ho chiamato e parlato con la segretaria, ho richiamato, ho scritto alla sua mail istituzionale e a quella privata, ho cercato il dirigente”. E? “Niente, silenzio. Poi dice che non bisogna chiamare i giornalisti”.

Il problema non è solo sportivo, ogni comasco sa benissimo quanto la Bocciofila Combattenti e Reduci sia uno storico luogo d’incontro per gli anziani della città che altrimenti non avrebbero alternative: “Qui si arriva a piedi, col bus, si passano le giornate insieme, ci si fa compagnia. Il caffè, l’acqua e i gelati costano pochissimo e sono per le tasche di tutti. Poi con quello che guadagniamo compriamo altro caffè, altra acqua e altri gelati. Comunque non siamo solo quattro vecchietti seduti, qui uomini e donne fanno sport con grande passione. Adesso siamo pochi, è ancora agosto ma da settembre c’è sempre un gran via vai di persone che altrimenti rimarrebbero a casa sempre, spesso sole. L’Adriano (il pluricampione di cui sopra, Ndr) giusto oggi mi ha detto: “Ci chiudono, e io dove vado?”.

E settembre quest’anno non arriverà per la Bocciofila, almeno stando alle carte: “Non puoi mandare una lettera così a luglio. Ci danno due mesi di tempo, ci dicono di sgombrare tutto. Ma come facciamo? C’è tantissima roba dentro tra armadietti, tavoli, sedie, bocce e decine di coppe”. Eppure vien da dire, se lo spazio serve per il cantiere, l’associazione potrebbe tornare a fine lavori e poi coesistere serenamente coi servizi museali: “Certo, lo penso anche io – dice Renato – ma nessuna prospettiva ci è stata data, nemmeno un’alternativa. Solo una volta un funzionario del Comune ha sbrigativamente detto: ‘Andate ad Albate’. A parte che sono due Bocciofile diverse ma come si fa?”. Intanto l’erba e le piante nello spazio aperto crescono rigogliose e selvagge ché “a parte un paio di volte nessuno viene mai a potare, anche i bagni li abbiamo dovuti aggiustare noi, facciamo sempre tutto noi”. Cosa possiamo fare oltre che darvi voce? “Se chiudiamo è finita, è sbagliato mandarci via. Spero che i comaschi ci ascoltino, ascoltino questo appello. Spero il sindaco Rapinese ci dica qualcosa”.
Ora non è più il caldo a strozzare la gola ma il magone a guardare i volti di questi signori tra coppe e bastoni, tra bocce e terreno in sabbia e vocalizzi che trasformano il dialetto nostrano in un codice comprensibile solo a pochi eletti. Qui siamo oltre quella che si direbbe “un’istituzione”, la Bocciofila è una creatura di carne e ossa con un’anima viva. Parliamo del cuore del centro storico che batte per aggregare, per tenere insieme, per cucire una socialità altrove masticata dall’ipertrofia di un turismo vorace, bulimico. Una socialità perduta che tra una ‘raffa’ e un ‘volo’, credete, allunga la vita a chi trova conforto tra gli alberi di via Balestra. Vale la pena perdere tutto questo per una manciata di monete? Per trenta denari?
Ps: siamo alla fine, quando stiamo per salutarci Renato allunga un gagliardetto dell’associazione, di quelli che si usano durante le gare: “Tenga, è un regalo”. “Ma no, dai, vi servono”. “E a cosa ormai?”.

LA LETTERA DEL COMUNE
