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Attualità, Economia

Confindustria, fiducia Manoukian: “Misure allentate, qualche segnale positivo. Green pass, ossigeno per turismo e commercio”

“La nostra economia inizia a lasciar intravedere qualche segnale di miglioramento dovuto in buona parte all’allentamento delle misure restrittive che stanno contribuendo a far ripartire i consumi e all’ottimismo generato dall’accelerazione della campagna vaccinale sia in Italia che all’estero”.

Così il numero uno di Confindustria Como, Aram Manoukian oggi, presentanto l’Indagine Rapida Mensile sull’andamento dell’economia nelle province di Como, Lecco e Sondrio (subito sotto trovate numeri e analisi)

Prosegue Manoukian: “Anche le recenti notizie riguardanti la possibilità di aumentare gli spostamenti delle persone attraverso il green pass vaccinale rappresentano una forte boccata di ossigeno, in particolare per il settore turismo e commercio, a cui naturalmente sono collegate anche filiere lunghe che interessano diversi comparti merceologici, primo fra i quali il tessile che ha sofferto in modo drastico i lunghi lockdown necessari per arginare il dilagare della pandemia”.

Conclude il presidente: “L’auspicio, oltre a confidare nella veloce efficacia della campagna vaccinale, è che questi primi segnali vengano rafforzati e resi strutturali dal Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza di recentissima adozione, con misure che dovrebbero riuscire a stimolare investimenti pubblici e privati, snellire la burocrazia e proiettarci verso un futuro all’insegna della sostenibilità, della responsabilità e della fiducia”.

I DATI RIGUARDANTI LE AZIENDE DELLA PROVINCIA DI COMO

I dati relativi all’Osservatorio congiunturale rapido tracciano per le aziende comasche un quadro in miglioramento rispetto ai livelli degli ultimi mesi dello scorso anno.
Coerentemente con quanto esaminato per le aziende del campione dei tre territori globalmente considerato, gli indicatori di domanda, attività produttiva e fatturato sono prevalentemente orientati alla stabilità ma, in caso di variazione, le indicazioni di aumento risultano più diffuse rispetto a quelle di diminuzione.

Gli ordini crescono per oltre un terzo delle realtà di Como sia sul versante domestico, sia per quanto riguarda l’export.
Nel dettaglio, la domanda in Italia è considerata stabile sui livelli di febbraio per il 37,9% delle imprese, in aumento per la medesima quota del campione (37,9%) mentre in diminuzione per il restante 24,1%.
Gli ordini generati oltre confine sono considerati invece stabili per il 44,6% delle imprese, in aumento per il 34,9% e in rallentamento per il rimanente 20,5%.
La produzione mostra dinamiche in linea con quanto registrato per la domanda e rivela, al fianco della quota del 46,9% di soggetti che indicano attività stabile rispetto a febbraio, un aumento per oltre una realtà su tre (34,6%) a fronte di una diminuzione che interessa il restante 18,5%.
La capacità produttiva mediamente impiegata dalle imprese comasche in marzo si attesta al 61,7%. All’interno del campione sono individuabili marcate differenze nell’utilizzo degli impianti; il tasso di impiego è elevato per le realtà operanti nei comparti del settore metalmeccanico (83,9%) mentre risulta ancora sottotono per le realtà tessili (48,8%) e per quelle degli altri settori (55,3%).
Il fatturato si rivela interessato da dinamiche positive, al pari di quanto visto per la domanda e l’attività produttiva, e mostra una marcata vitalità sul mercato interno; le vendite in Italia sono considerate in aumento per oltre due realtà su cinque (42,9%), sono stabili sui livelli di febbraio per il 33,3% mentre diminuiscono per il restante 23,8%.
L’export risulta stabile per il 43,6% delle imprese, cresce per il 35,9% mentre rallenta per il rimanente 20,5%.

Le previsioni riguardo l’andamento del business per le prossime settimane risultano diffusamente improntate al mantenimento dei livelli rilevati in marzo. Due realtà su tre (66,7%) comunicano infatti aspettative stabili mentre i giudizi di rallentamento (14,3%) e crescita (19%) assumono entità simili e si bilanciano.

Le realtà comasche continuano a rilevare criticità legate al ristretto orizzonte di visibilità legato al portafoglio ordini, inferiore ad un mese per oltre quattro imprese su cinque (83,9%), e alle situazioni di insolvenza e di ritardo nei pagamenti da parte dei clienti, segnalate dal 35,3% del campione.
Lo scenario si complica ulteriormente esaminando le dinamiche registrate riguardo l’approvvigionamento delle materie prime che, oltre a crescere nei prezzi, sono state interessate anche da difficoltà nelle forniture.
Procedendo nel dettaglio, due imprese di Como sui tre (66,7%) hanno segnalato di aver dovuto sostenere aumenti dei prezzi di acquisto delle principali commodities trattate; tali aumenti hanno generato significativi impatti sui costi di produzione per il 79% delle imprese e hanno condotto o condurranno ad un aumento dei prezzi di vendita nel 33,3% dei casi, alla riduzione dei margini di profitto nel 23,3% mentre ad una combinazione dei due precedenti fenomeni nel rimanente 43,4%.
In aggiunta, oltre una realtà comasca su tre (34,6%) tra quelle aderenti all’Osservatorio ha segnalato di aver subito una dilatazione dei tempi di consegna da parte dei fornitori nel 68,8% dei casi, di aver ricevuto una minor quantità di merce rispetto a quella richiesta nel 21,9% e infine di aver registrato un peggioramento della qualità delle materie prime approvvigionate nel restante 9,4%.

I pareri qualitativi espressi dalle aziende di Como riguardo il loro rapporto con gli Istituti di credito durante il mese di marzo tracciano un quadro caratterizzato da una generale stabilità; valutando infatti le condizioni praticate, l’87,4% del campione non comunica variazioni, il 3,4% indica un miglioramento mentre il 9,2% un peggioramento.
Con riferimento alla propria liquidità aziendale, le imprese del campione ritengono la situazione soddisfacente nel 40,2% dei casi, nella norma nel 31% e migliorabile nel rimanente 28,8%.

La dinamica di aumento rilevata attraverso gli indicatori di domanda, attività produttiva e fatturato non trova esplicita conferma sul fronte dei giudizi espressi riguardo l’occupazione.
Sebbene quattro realtà su cinque (80,2%) segnalino una conservazione dei livelli, resta ancora ampio il divario tra le indicazioni di diminuzione, comunicate dal 14% del campione, e quelle di aumento, limitate al 5,8%.
È da segnalare che una realtà su due (50,6%) ha rivelato di aver fatto ricorso agli ammortizzatori sociali in marzo; la cassa integrazione è stata utilizzata prevalentemente dalle imprese tessili (87,9%) e da quelle degli altri settori (46,2%) mentre in misura residuale dalle aziende metalmeccaniche (7,1%).
Le aspettative occupazionali per i prossimi mesi si confermano principalmente orientate alla conservazione dei livelli (69%) ma è parimenti riscontrabile una maggior incidenza di ipotesi di diminuzione (20,7%) rispetto a quelle di aumento (10,3%).

I DATI DELL’OSSERVATORIO CONGIUNTO DELLE PROVINCE DI COMO – LECCO – SONDRIO

Il quadro resta ancora eterogeneo ma gli indicatori risultano in generale e diffuso miglioramento, sia sul mercato domestico, sia per quanto riguarda l’export. L’occupazione e le previsioni per l’andamento del business nelle prossime settimane sono nel complesso stabili. L’inaspettato shock delle materie prime, che non si limita solo alla dinamica in salita dei prezzi, penalizza le imprese aggiungendosi alle criticità legate al limitato orizzonte di visibilità sul portafoglio ordini e alle situazioni di insolvenza e di ritardo nei pagamenti.

I dati elaborati nell’ambito dell’Osservatorio congiunturale rapido sul mese di marzo, realizzato dai Centro Studi di Confindustria Lecco e Sondrio e Confindustria Como, delineano un quadro in generale miglioramento rispetto ai livelli di febbraio. Gli indicatori associati a ordini, attività produttiva e fatturato mostrano infatti una maggior incidenza di giudizi di aumento rispetto a quelli di diminuzione.
La domanda evidenzia una crescita per oltre due realtà su cinque che interessa sia il mercato interno, sia l’export; si attesta attorno al 16% la quota di aziende che indica invece un calo delle richieste.
La produzione mostra andamenti in linea con quanto esaminato per gli ordini e si intensifica in marzo per circa quattro realtà su dieci.
L’esame della capacità produttiva mediamente impiegata si attesta al 69,9%, rivelando un aumento di due punti percentuali rispetto a quanto esaminato nella precedente edizione dell’Osservatorio (67,9% lo scorso novembre).
Il fatturato risulta anch’esso caratterizzato da una crescita che riguarda sia le vendite in Italia, sia quelle oltre confine.

Sono diffusamente stabili le previsioni per le prossime settimane, che indicano un mantenimento dei livelli di business registrati a marzo per due realtà su tre (66,7%); in caso di variazione le ipotesi di aumento (22,2%) risultano più diffuse rispetto a quelle di diminuzione (11,1%).

Nonostante i segnali di recupero riscontrati per i principali indicatori, permangono alcuni elementi di criticità legati in particolare alle situazioni di insolvenza e di ritardo dei pagamenti da parte dei clienti, che penalizzano oltre una realtà su quattro (27,8%), e alla limitata visibilità del portafoglio ordini, limitato a poche settimane per quasi un’azienda su due (48,1%).
A tali criticità se ne sono aggiunte altre inerenti le materie prime. Dallo scorso novembre i prezzi di acquisto hanno infatti subito marcati e repentini incrementi che hanno penalizzato oltre tre realtà su quattro (77,2%).
Gli apprezzamenti delle quotazioni delle commodities hanno determinato impatti significativi sui costi di produzione per oltre quattro imprese su cinque (83,7%) ed hanno costretto le aziende ad aumentare, ove possibile, i prezzi di vendita e a ridurre i propri margini di profitto.
Oltre all’incremento dei listini, ulteriori criticità hanno riguardato l’estensione dei tempi di consegna, di molto allungati soprattutto nei comparti metalmeccanici e siderurgici, e la diminuzione delle quantità consegnate.

L’occupazione delle realtà del campione si rivela diffusamente orientata alla stabilità, segnalata in circa l’80% dei casi, descrivendo un miglioramento rispetto a quanto esaminato durante l’Osservatorio rapido di novembre 2020.
Anche le ipotesi formulate riguardo lo scenario occupazionale dei prossimi mesi si mantengono improntate alla conservazione dei livelli. Oltre tre aziende su dieci (31,5%) hanno segnalato di aver fatto ricorso in marzo ad ammortizzatori sociali.

GLI ORDINI

La domanda delle imprese lecchesi, sondriesi e comasche mostra un aumento per oltre due realtà su cinque ed interessa sia gli ordini sul mercato domestico, sia l’export.
A livello italiano il 42,7% del campione indica ordinativi in crescita, il 40,2% delle aziende comunica livelli stabili su febbraio mentre il restante 17,1% segnala una diminuzione.
Le esportazioni sono ritenute invece stabili per il 43,8% delle imprese, in aumento per il 40,5% mentre in rallentamento per il rimanente 15,7%.

LA PRODUZIONE

L’attività produttiva di marzo descrive, per le aziende delle tre province, dinamiche coerenti con quanto esaminato per gli ordini e in caso di variazione mostra una prevalenza di indicazioni di aumento.
A fianco del 46,8% di imprese che segnalano di aver confermato gli stessi livelli produttivi registrati in febbraio, il 39,7% comunica una crescita, mentre solo il 13,5% rivela una diminuzione.
La capacità produttiva mediamente impiegata dalle realtà del campione in marzo si attesta a quota 69,9%, dato di due punti percentuali più elevato rispetto a quanto rilevato alla fine dello scorso anno (67,9% in novembre).
All’interno del campione la situazione risulta eterogenea rivelando un maggior ricorso agli impianti di produzione da parte delle realtà al di sopra dei 50 occupati (76,5%) rispetto alle imprese più piccole (65,7%); con riferimento ai settori, invece, il tasso è elevato per le aziende metalmeccaniche (82,1%) mentre decresce via via passando alle realtà degli altri settori (63,9%) e a quelle tessili (51,9%).

IL FATTURATO

Il fatturato delle imprese di Lecco, Sondrio e Como segue le medesime dinamiche rilevate per gli indicatori associati alla domanda e alla produzione e rivela una fase di aumento che interessa sia gli scambi in Italia, sia quelli all’estero.
Le vendite sul mercato nazionale sono considerate in crescita per oltre un’azienda su due (51,2%), si mantengono sui livelli di febbraio per il 32,1% del campione, mentre diminuiscono per il 16,7%.
Il fatturato legato all’export aumenta invece per il 41,2% delle realtà, è stabile per il 40,5% e diminuisce per il rimanente 18,2%.
Oltre un’impresa su quattro (27,8%) ha dichiarato di aver dovuto far fronte a situazioni di insolvenza o di rilevanti ritardi dei pagamenti da parte dei propri clienti.

LE PREVISIONI

Le aspettative formulate dalle imprese dei tre territori riguardo l’andamento del business nelle prossime settimane sono principalmente improntate alla stabilità, questo nonostante sia riscontrabile, in caso di variazione, una maggior diffusione di giudizi di aumento rispetto a quelli di contrazione.
A fianco di due realtà su tre (66,7%) che comunicano di attendersi livelli di domanda, attività produttiva e fatturato in linea con quanto rilevato in marzo, il 22,2% del campione prevede una crescita, mentre il restante 11,1% una contrazione.
Nonostante le dinamiche favorevoli diffusamente rilevate per gli indicatori in marzo, permangono elementi di criticità legati al ridotto orizzonte di visibilità sugli ordini, inferiore ad un mese per quasi la metà (48,1%) del campione.
Gli ordini in portafoglio consentono una pianificazione dell’attività per un periodo superiore al mese per il 31,6% delle aziende, mentre va oltre un trimestre per il rimanente 20,3% delle realtà.

MATERIE PRIME

Le dinamiche distorsive che hanno interessato le quotazioni delle materie prime dal mese di novembre 2020 hanno avuto conseguenze anche in marzo.
Oltre i tre quarti (77,2%) delle imprese lecchesi, sondriesi e comasche hanno registrato infatti, negli ultimi mesi e in particolare in marzo, incrementi del prezzo di acquisto delle commodities principalmente trattate. Per oltre i quattro quinti (83,7%) delle realtà che hanno registrato tali incrementi, si sono verificati impatti significativi sui costi di produzione. Inoltre, per il 26% delle aziende l’apprezzamento delle materie prime ha determinato un aumento dei propri prezzi di vendita, per il 17,9% una riduzione dei margini di profitto e, per il rimanente 56,1%, una combinazione degli effetti precedenti.
Le criticità emerse sul fronte delle materie prime sono andate anche al di là delle sole, comunque rilevanti, dinamiche di costo: più di una realtà su due (53,2%) ha infatti dovuto gestire difficoltà nei processi di approvvigionamento che hanno riguardato un’estensione dei tempi di consegna nel 66,4% dei casi, una diminuzione delle quantità fornite nel 27,4% e, infine, un peggioramento della qualità nel restante 6,2%.

ISTITUTI DI CREDITO E LIQUIDITA’

Secondo i pareri qualitativi formulati dalle realtà dei tre territori riguardo al loro rapporto con gli Istituti di credito, in marzo è riscontrabile una situazione di diffusa stabilità; a fianco dell’89,5% di giudizi che indicano il permanere delle condizioni, il 7,4% segnala un peggioramento, mentre il 3,1% comunica un miglioramento.
In relazione alla liquidità aziendale, lo scenario risulta maggiormente eterogeneo: il 41,5% del campione rivela soddisfazione per la propria situazione, il 39% ritiene il quadro nella norma mentre il rimanente 19,5% lo definisce migliorabile.

L’OCCUPAZIONE

A differenza di quanto esaminato per gli indicatori di domanda, attività produttiva e fatturato – per i quali sono stati registrati diffusi giudizi di aumento – lo scenario occupazionale delle aziende di Lecco, Sondrio e Como si rivela generalmente orientato alla stabilità. Per circa quattro realtà su cinque (79,3%) è comunicata infatti una conservazione dei livelli di febbraio, mentre le indicazioni di aumento (11,6%) e diminuzione (9,1%) tendendo a bilanciarsi.
A marzo poco meno di una realtà su tre (31,5%) ha indicato di aver fatto ricorso agli ammortizzatori sociali.
Anche le aspettative occupazionali per i prossimi mesi si mantengono fortemente orientate alla stabilità: il 71,5% del campione rivela di attendere un mantenimento dei livelli, il 15,2% ipotizza un incremento mentre il 13,3% prevede una diminuzione.

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