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Davide non è solo: gli ecoguerrieri del clima sono diventati 5 (e rispondono agli haters)

Una neve pesante scende dal cielo in queste ore. Ma no, non è la prova che il riscaldamento globale non esiste. Lo sanno bene Davide, Irene, Riccardo, Ilià e Sofia, i cinque ragazzi che in queste ore sono davanti a Palazzo Cernezzi, sotto una nevicata fitta, per il secondo appuntamento dello Sciopero per il Clima.

La settimana scorsa, ComoZero era incappato quasi per caso in Davide Faifer, un giovanissimo studente dell’Istituto Tecnico Terragni di Como che per primo ha dato inizio alla versione comasca del sit-in ecologista davanti al Comune.
L’obiettivo? Diffondere consapevolezza sul cambiamento climatico e chiedere l’attuazione di politiche a tutela dell’ambiente.

Questo tipo di contestazione è nata lo scorso agosto, in Svezia, quando la l’attivista 15enne, Greta Thunberg ha manifestato in solitaria per giorni davanti al Parlamento svedese contro la mancanza di politiche atte a prevenire il riscaldamento globale. La pratica si è poi diffusa in altri paesi attraverso i social media, arrivando fino a Como.
L’articolo sulla protesta solitaria di Davide ha destato lodi sincere da parte degli utenti Facebook della pagina di ComoZero. Ma gli haters – gli odiatori – non si sono fatti attendere.

Un commento in particolare, riportava alcuni quesiti per il nostro “eco-guerriero”.

“Comozero ma scusatemi, ma perché voi trovate bellissima la trovata del giovine scioperante a favore del clima? Non sarebbe più opportuno adoperarsi attivamente per salvare il pianeta? Quindi per cortesia potreste chiedere al ragazzo di illustrarci come lui proattivamente […] ci aiuta a salvarci dal tragico destino. E poi qualche domanda. Nei suoi tragitti casa, scuola, comune di Como, usa mezzi ecologici o inquinanti auto e motorini? In casa si riscalda col perfido gas o vive a quindici gradi ricoperto di foglie di banano? Cura la sua folta chioma con sciampi industriali o col miele delle operose api? È vegano o si nutre di carni di animali scorengioni? Magari frequenta discoteche, concerti e rave che hanno un elevatissimo consumo di energia?

Siamo quindi tornati da Davide perchè potesse rispondere a questi quesiti che lui stesso, dice di aver trovato interessanti.

Davide, andiamo con ordine, come ti sposti tra casa e scuola – e comune di Como?
Innanzitutto non ho il motorino. La macchina viene utilizzata solo quando serve. Per il resto uso i mezzi pubblici.

A casa ti riscaldi con delle foglie di banano?
(Ride) No, niente foglie di banano. In casa stiamo attenti allo spreco energetico. Usiamo il gas, certo, ma stiamo attenti a non sprecare il calore. Facciamo docce più corte in modo da non dover riscaldare acqua inutilmente. Con mia madre stiamo cercando di ridurre il consumo di plastica e limitare l’uso di saponi industriali.

E per quanto riguarda gli “sciampi”?
In realtà sto cercando un modo di lavare i capelli che non danneggi l’ambiente. Ma per il momento niente miele delle api. Però è una domanda che nasce da uno stereotipo nel vedere un maschio con i capelli lunghi. Si fosse trattato di una ragazza, il problema non si sarebbe posto.

Sei un carnivoro che va in discoteca?
Vegetariano e posso dire che no, in discoteca non ci vado.

Risolto il mistero sulla condotta ecologica di Davide, rimane una domanda precisa che abbiamo rivolto ai ragazzi in sciopero. Perché si incontra una così efferata resistenza nel diffondere un messaggio ecologista?

“In Italia c’è una determinata cultura influenzata magari da un aspetto demografico – spiega Ilià Barani, anche lui studente del Terragni, insieme alla sorella Sofia – il fatto che ci sia una maggioranza di persone anziane non aiuta. Spesso non percepiscono il cambiamento climatico come un problema che coinvolge tutti e che va affrontato prima che sia troppo tardi”

Al fianco di Ilià, Davide e Sofia, Irene, capo scout, laureata in medicina che ha preso parte allo sciopero oggi dopo averne letto su Comozero, spiega che “si tratta forse di un rifiuto psicologico dovuto in parte alla mancanza di educazione e dal non saper cosa fare per alleviare il problema. In realtà basterebbe rivedere alcune abitudini. Piuttosto che chiedere un parcheggio in Ticosa perché non potenziare le linee ferroviarie che passano per Como o la rete di trasporto pubblico? Non bisogna essere per forza degli estremisti vegani. Le soluzioni sono alla portata di tutti e il messaggio deve essere trasversale”.

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