Nel bel mezzo della tempesta giudiziaria che sta scuotendo il comparto del lusso in Italia, Prada lancia un segnale forte sulla gestione della propria filiera. Secondo quanto rivelato dal Financial Times, la casa di moda con sede a Milano, guidata da Patrizio Bertelli e Miuccia Prada, ha interrotto i rapporti con 222 fornitori nell’arco degli ultimi cinque anni, a seguito di un rigoroso piano di audit interno.
I numeri della “tolleranza zero”
Dal 2020 a oggi, il Gruppo ha condotto oltre 850 ispezioni capillari lungo la propria rete produttiva, che conta circa mille partner concentrati prevalentemente tra il Nord e il Centro Italia. L’esito dei controlli è netto: oltre un quarto delle verifiche ha portato alla risoluzione immediata dei contratti.
Le violazioni riscontrate includono:
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Diritti del lavoro: Presenza di dormitori abusivi all’interno degli stabilimenti.
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Salute e Sicurezza: Ambienti di lavoro non a norma o pericolosi per i dipendenti.
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Sostenibilità ambientale: Gravi irregolarità nella gestione e nello smaltimento dei rifiuti.
Il contesto: l’ombra del caporalato sulla moda
La notizia emerge in un momento critico per il Made in Italy. La Procura di Milano sta portando avanti indagini a tappeto sullo sfruttamento del lavoro nel sistema moda. Sebbene Prada non sia direttamente indagata, rientra tra le 13 aziende a cui la magistratura ha richiesto accertamenti e informazioni dettagliate sulla struttura della propria supply chain.
Tuttavia, i dati mostrano come la maison avesse già anticipato il trend normativo e giudiziario. Nel solo 2025, su 188 ispezioni effettuate, sono emersi 43 casi di irregolarità (circa il 23% dei controllati), portando al licenziamento immediato dei fornitori non conformi.
“Quasi un fornitore su quattro non rispettava le regole in materia di tutela del lavoro, un dato che giustifica l’inasprimento dei controlli da parte del Gruppo.”
Una task force per il controllo della filiera
Per blindare la qualità e l’etica della produzione, Prada ha messo in campo una squadra dedicata di undici esperti interni, supportata da consulenti esterni specializzati.
Oltre ai tagli, la strategia del Gruppo punta anche sull’integrazione verticale e sulla qualità della materia prima: ne è prova la recente acquisizione di una quota del 10% in Rino Mastrotto, eccellenza mondiale nel settore della concia, a conferma della volontà di collaborare solo con partner dai comprovati standard etici e qualitativi.