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Attualità

Elena Castelli, voce di 60 medici comaschi: “Burocrazia, caos, mancanza di vaccini. Ci sentiamo abbandonati”

Delle difficoltà che stanno affrontando i medici di base, quelli che curano quotidianamente i cittadini dai propri ambulatori, abbiamo parlato a più riprese in questi lunghi mesi di emergenza sanitaria.

Tra chi aveva testimoniato la difficile situazione della categoria c’era Elena Castelli: portavoce per oltre 60 medici comaschi, lo scorso agosto ci aveva illustrato alcune richieste condivise coi colleghi “su specifici temi che rappresentano dei punti chiave da attuare nell’ottica di una situazione per cui vogliamo essere preparati”.

Covid – Appello di Elena, voce di 67 medici comaschi: “Vogliamo essere preparati, anticipare le vaccinazioni antinfluenzali e avere indicazioni chiare”

Ora la stessa Elena ci ha contattato, dopo la comunicazione ufficiale inviata da Ats Insubria nella giornata di ieri (ne abbiamo parlato qui), per raccontarci come purtroppo le richieste che avevano avanzato nei mesi scorsi non siano state soddisfatte.

“Come medicina del territorio stiamo attraversando un periodo difficile – ci spiega Elena Castelli – e poi, ieri, ci è arrivata una vera e propria stangata dall’Ats. In pratica, ciò che doveva essere distribuito in tempi consoni arriverà ma non si sa quando né in che quantità. I pazienti ci chiedono di essere vaccinati ed è un loro diritto, sono stati anche bombardati mediaticamente per farlo e ora invece non possono”.

E, in merito alle richieste avanzate ad agosto e non soddisfatte, aggiunge: “Avevamo chiesto di iniziare la campagna vaccinale in tempi adeguati. Certo, hanno iniziato a distribuire i vaccini a inizio ottobre ma pochi alla volta, i penultimi sono arrivati in ritardo e gli ultimi sono stati rinviati a dicembre e comunque saranno insufficienti”.

Tra i punti presentati nella lettera lo scorso agosto, poi, c’era la questione della dematerializzazione della ricetta medica. “Sembrava che questa stesse prendendo piede e invece ci sono ancora prestazioni non dematerializzabili – afferma – le persone iniziano ad apprezzare l’invio tramite sms o mail perché possono andare direttamente in farmacia. Ma per la ricetta bianca devono ancora venire in ambulatorio e non ne sono molto felici. E’ un lavoro fatto a metà, così non ha senso”.

Ancora, alle istituzioni veniva richiesta una semplificazione della burocrazia. Ma, anche in questo caso, nulla da fare. “E’ lo zoccolo duro di questo sistema – spiega Elena – per gestire i pazienti Covid dobbiamo confrontarci con diversi portali. Spesso non funzionano o funzionano male, ci sono tempistiche lunghe, manca una comunicazione diretta con chi umanamente gestisce le prenotazioni. Ci sentiamo un po’ abbandonati, così come i pazienti: ci sono persone in quarantena che non riescono a uscirne perché non ricevono l’attestazione di fine quarantena”.

E, infine, per quanto riguarda le precoci indicazioni operative che erano state chieste per la gestione pazienti con sintomi febbrili, commenta: “Le indicazioni sono arrivate, ma tardi e un po’ confuse. Non c’è una linea guida unitaria, a seconda dell’Ats di appartenenza si ha un sistema differente. Non c’è omogeneità nemmeno all’interno della stessa Regione. Tutto ciò crea caos, soprattutto per chi lavora nelle zone di confine tra una provincia e l’altra”.

Insomma, secondo Elena e i colleghi che le hanno chiesto di testimoniare nuovamente la situazione, i punti principali della lettera dello scorso agosto non sarebbero stati soddisfatti. Inoltre, il carico di lavoro dei medici di base sarebbe aumentato notevolmente con la seconda ondata pandemica.

“I colleghi degli ospedali sono assorbiti dalla gestione dei pazienti Covid, quindi noi siamo oberati dalle richieste anche degli altri pazienti – aggiunge – tutte le altre patologie non sono scomparse, rimangono da gestire. Tutti i pazienti hanno bisogno e hanno diritto di essere curati. Ma così è complicato”.

Secondo uno studio realizzato da un gruppo di medici di cui fa parte Elena, nell’ultimo mese ci sarebbero stati più di 3200 casi di pazienti sospetti Covid, gestiti da 35 medici di base, di cui 1370 positivi. “Significa una media di almeno 40 pazienti positivi per singolo medico – spiega Elena – Vuol dire gestire e tracciare i casi e i contatti stretti, con una dinamica assistenziale che spesso grava e si somma alla nostra routine di ambulatorio”.

Una situazione davvero complicata, quindi, in cui i medici di base si trovano spesso abbandonati e senza armi per combattere la guerra contro il virus. Elena, però, vuole anche sottolineare come ognuno nel suo piccolo possa aiutarsi.

“Vogliamo prevenire gli effetti collaterali della disorganizzazione nella gestione del Covid – conclude – Ogni persona può tutelare la propria salute, io raccomando di farlo attraverso l’alimentazione e scelte specifiche ma anche con attività creative, passeggiate. Noi ci siamo, anche se a volte un po’ stanchi e nervosi, facciamo ciò che possiamo e così ciascuno può fare il suo”.

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3 Commenti

  1. Se mancano i vaccini siamo in presenza di un reato penale grave perché ci saranno più morti.
    Attendiamo fiduciosi che l’opera della magistratura faccia chiarezza.

  2. Bene mancano i vaccini per gran parte degli ultra sessantacinquenni, ed ovviamente per tutti gli altri, vediamo se i compagni sia rossi che gialli ora dopo i proclami sui social media avranno il coraggio di fare un esposto alla Procura della Repubblica?

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