CAM Telgate e Grumello del Monte (Bergamo) si avviano alla chiusura: confermata ufficialmente la cessazione dell’attività produttiva. Con una comunicazione del 26 novembre, la direzione aziendale ha formalizzato l’apertura della procedura di esubero che coinvolge 57 dei 81 dipendenti totali dei due stabilimenti. Si tratta di un drammatico licenziamento collettivo che segna la fine della storica fabbrica di prodotti per l’infanzia in provincia di Bergamo.
Il crollo delle nascite e la concorrenza estera: cause della crisi CAM
La crisi della CAM è ufficialmente attribuita al persistente calo delle nascite in Italia e a una sempre più agguerrita concorrenza estera. I dati interni forniti dalla direzione denunciano un calo costante del fatturato a partire dal 2020 e una contrazione progressiva del mercato di riferimento. La cessazione completa dell’attività produttiva CAM è prevista a partire dall’inizio del 2026.
Le Organizzazioni Sindacali hanno immediatamente richiesto un confronto urgente per discutere la situazione e l’impatto sui lavoratori CAM.
La posizione della FIM CISL: tutelare i lavoratori e le lavoratrici
Vincenzo Zammito, operatore della FIM CISL di Bergamo, sottolinea l’urgenza di intervenire:
“Da almeno 10 anni la CAM lamenta un calo delle vendite e difficoltà a trovare nuove posizioni sul mercato. Nonostante le nostre richieste, non abbiamo mai ricevuto un piano economico e di sviluppo credibile. Ad oggi, il nostro primo obiettivo è trovare soluzioni utili a contenere e attenuare l’impatto sociale di tale decisione. Chiediamo all’azienda la massima disponibilità a una discussione approfondita su tutte le possibili misure da porre in essere, inclusa la valutazione di strumenti normativi o possibili soluzioni per attenuare l’impatto sui lavoratori e lavoratrici CAM e le loro famiglie”.
Appello per un futuro industriale e la diversificazione della produzione
Emanuele Fantini, segretario generale di FIM CISL Bergamo, lancia un appello per un ripensamento strategico prima di procedere con gli esuberi: “Ci piace pensare che prima di parlare di esuberi, l’azienda riveda la posizione e dia un futuro alla produzione e ai dipendenti, lavorando nella costruzione di progetti industriali che prevedano la diversificazione della produzione. Altre aziende del settore sono sparite dal mercato perché non hanno saputo rinnovare. Vogliamo evitare che questa vicenda si concluda con l’ennesimo tragico impatto sociale sul nostro territorio di Bergamo, senza che si siano verificate possibilità di soluzioni industriali fattibili”.
La FIM CISL di Bergamo ribadisce di essere in prima linea per la tutela dei lavoratori e invita tutte le parti coinvolte, comprese le istituzioni, a seguire con la massima attenzione l’evolversi della vertenza.