La notizia è arrivata ieri: Palazzo Cernezzi ha incassato il via libera della Soprintendenza alla perizia di variante che stralcia una parte dei lavori per le questioni di sicurezza legate allo stadio
Così ecco giungere, dopo quello di FdI, un nuovo intervento: è del Movimento cinque stelle. Riporta una Nota:
Giardini a lago: la città chiedeva un parco, non un’area condizionata dallo stadio
I Giardini a lago dovevano tornare a essere un grande spazio pubblico verde, accessibile e contemporaneo. Oggi rischiano invece di essere restituiti in forma ridotta e frammentata, condizionata da recinzioni, prescrizioni e funzioni legate allo stadio. Non è solo un problema di cantiere: riguarda l’idea stessa di spazio pubblico che Como vuole darsi.
Il progetto vincitore del concorso del 2017, unica rappresentazione oggi consultabile pubblicamente, proponeva più verde, maggiore accessibilità, nuovi materiali, arredi contemporanei, spazi ludici e valorizzazione del Cosia. L’obiettivo era restituire alla città un parco più ombreggiato, permeabile, fruibile e integrato con il paesaggio del lago.

Dal 2017 sono intervenute varianti che non hanno avuto la stessa evidenza pubblica. Ora che stralci e modifiche sono emersi con chiarezza, il confronto non può restare tecnico: il rapporto con il Cosia, l’acqua, il verde e la libera fruizione arretrano davanti a controllo, separazione, impermeabilizzazione e adattamento agli eventi sportivi.
Il punto è politico: i Giardini saranno ancora un parco urbano aperto alla cittadinanza o diventeranno uno spazio subordinato alle esigenze operative e di sicurezza dello stadio?
Recinzioni, compartimentazioni e dispositivi di contenimento non sono dettagli neutri: cambiano il modo in cui uno spazio viene vissuto e percepito. Un parco pubblico non può essere progettato come un’area da chiudere o gestire secondo le necessità di un impianto sportivo.

In questo quadro sarà decisivo capire se lo studo Populous riuscirà a ricomporre le nuove condizioni o si limiterà a costruire il progetto partendo da centrocampo. Il rischio è che il rapporto con l’impianto sportivo diventi il criterio dominante, facendo arretrare la qualità dello spazio pubblico.
Anche le motivazioni tecniche non possono essere archiviate come semplici imprevisti. Terreno colturale insufficiente e interferenze dei sottoservizi avrebbero dovuto trovare risposta nelle fasi preliminari. Se emergono a cantiere avviato, il problema riguarda anche la qualità della programmazione pubblica.
La parola “resilienza” non può essere utilizzata per giustificare nuovo cemento o nuove superfici impermeabili. Il materiale più resiliente resta il suolo: preservarlo, rigenerarlo, depavimentare dove possibile, piantare alberi e restituire ombra dovrebbe essere la priorità. Preoccupa quindi una variante che non appare neutra: ridimensiona corso d’acqua ludico e tattile, verde circostante, continuità dello spazio pubblico, funzione ludica e accessibilità.
Lo stralcio dell’area verde con alberi maturi e l’allargamento del viale per mezzi di servizio sono ormai elementi noti. In una città che avrebbe bisogno di più suolo permeabile e più ombra, ogni nuova pavimentazione conferma una direzione sbagliata.
Lo stesso vale per l’ex pista di pattinaggio e per i gradoni al posto della fontana: un anfiteatro invertito che non apre lo spazio, ma lo irrigidisce attorno a uno sbalzo di quota. Le “sedute teatrali”, così definite, in cui chi si siede finisce per darsi le spalle, restituiscono uno spazio poco chiaro nella funzione e poco generoso nella fruizione. Anche i giochi storici di Luisa Parisi, tutelati dalla Soprintendenza e recentemente restaurati, fino a poco tempo fa erano abbandonati in cantiere, richiedono una tutela e una soluzione adeguata con il loro valore storico e culturale.
Dal febbraio 2024 i Giardini sono recintati e inagibili: prima lo stallo dell’appalto, segnato dalla logica del massimo ribasso e da controlli pubblici insufficienti; poi il peso crescente delle prescrizioni UEFA e dello stadio. A pagare il prezzo sono i cittadini.
Il risultato è evidente: un cantiere lungo, un bene comune sottratto alla città e un progetto che rischia di perdere la propria identità. Non è solo un problema di tempi o costi, ma di visione pubblica.
Per questo i Giardini a lago devono tornare a essere ciò che era stato promesso: un parco della città, non una pertinenza dello stadio.
Federica Douglas Scotti, Architetto e Rappresentante del gruppo M5S di Como e Lago.
