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Giuseppe Cocconi, il genio e pioniere di Como che bramava le stelle: tra Fermi, Cern, Seti e raggi cosmici. Oggi deve essere celebrato

C’è anche una parte di Como nella grande storia della fisica mondiale del Novecento. Si chiama Giuseppe Cocconi, nato a Como nel 1914, diventato scienziato di fama internazionale, protagonista delle ricerche sui raggi cosmici, del Cern di Ginevra e persino tra i pionieri della ricerca di vita extraterrestre.

Eppure, nonostante il suo nome sia noto negli ambienti scientifici internazionali, la sua figura rimane relativamente poco conosciuta nella sua città natale. Mentre il mondo scientifico lo considera uno dei protagonisti della fisica del Novecento, Como non ha ancora davvero scoperto Giuseppe Cocconi. E forse non dovrebbe dimenticare così i suoi figli migliori.

Da ragazzo osservava il cielo sopra il lago sviluppando una precoce passione per l’astronomia. Studiò in seguito fisica all’Università di Milano e nel 1938 fu chiamato a Roma da Edoardo Amaldi, entrando in contatto con Enrico Fermi e con il gruppo di via Panisperna. Dopo la guerra la sua carriera divenne internazionale. Insegnò alla Cornell University negli Stati Uniti e compì importanti ricerche sui raggi cosmici insieme alla moglie Vanna Tongiorgi, anch’essa fisica. Cocconi appartenne a quella generazione di fisici italiani che, dopo la tragedia della guerra e la diaspora scientifica seguita alle leggi razziali e al conflitto, contribuì alla rinascita della ricerca europea e alla costruzione di una scienza sempre più internazionale.

Ma il nome di Cocconi è legato soprattutto al Cern di Ginevra, il più grande laboratorio europeo di fisica delle particelle. Qui partecipò allo sviluppo del Proton Synchrotron, uno dei grandi acceleratori che aprirono la strada alla fisica moderna delle alte energie. Dal 1967 al 1969 fu anche direttore della ricerca del Cern.Tra i suoi contributi più celebri vi è anche un articolo pubblicato nel 1959 insieme al fisico Philip Morrison: “Searching for Interstellar Communications”. In quel testo i due scienziati suggerivano di utilizzare la frequenza della riga dell’idrogeno a 21 centimetri per cercare eventuali segnali provenienti da civiltà extraterrestri. Quel lavoro è considerato una delle basi teoriche del progetto Seti, dedicato alla ricerca di intelligenze nello spazio.Cocconi fu uno scienziato schivo, poco incline agli onori e alle accademie. Chi lo conobbe lo descrive come una persona curiosa, cordiale, amante della montagna e del dialogo con i giovani ricercatori. Continuò a frequentare il CERN anche dopo il pensionamento, quasi fino alla morte, avvenuta nel 2008 a Ginevra.

Oggi il suo nome vive anche nel “Premio Cocconi” della Società Europea di Fisica e in una sezione italiana del SETI che porta la sua dedica. Ma forse il riconoscimento più importante dovrebbe arrivare proprio dalla sua città: Como, che diede i natali a un uomo capace di guardare oltre il nostro pianeta, senza mai perdere la semplicità delle sue origini.

Cocconi mantenne sempre uno stile estremamente schivo e quasi “antiaccademico”, molto lombardo nel carattere: rifiutava premi, appartenenze solenni ad accademie e celebrazioni personali. Dopo il pensionamento arrivò persino a evitare conferenze autobiografiche sulla propria carriera scientifica.

Non è forse un caso che la città di Alessandro Volta abbia dato i natali anche a Giuseppe Cocconi: due scienziati diversissimi, ma accomunati dalla capacità di guardare oltre i confini del proprio tempo. E da Volta ai raggi cosmici di Cocconi, Como ha avuto un legame profondo con la storia della fisica.

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