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Polo dell’infanzia di via Longhena a Como: “Concreto rischio di perdere i fondi europei, ecco perché”

Il Partito Democratico segnala come per il polo scolastico di via Longhena vi sia “il concreto rischio di perdere i fondi europei”. Spiegano infatti: “L’Amministrazione Comunale, nel riscontrare le richieste di chiarimenti della Corte dei Conti, ha comunicato il completamento dei lavori per il 30 novembre 2026, data che sarà impossibile rispettare considerato che i lavori non sono praticamente ancora iniziati, come è facile verificare in cantiere” e allegano la deliberazione della Corte dei Conti (in fondo). Ecco quanto scrive il Pd in una Nota:

La recente deliberazione della Corte dei Conti della Lombardia (in allegato), relativa alla verifica dell’attuazione dei progetti del Comune di Como finanziati con i fondi del PNRR, fotografa una situazione molto critica sul progetto di realizzazione del Polo dell’Infanzia di via Longhena ad Albate, con il concreto rischio di perdere i fondi europei.

Si deve ricordare che a luglio del 2023 il nido Peter Pan venne chiuso con urgenza con la promessa di ultimare i lavori in tre anni. Il progetto esecutivo – limitato peraltro al solo primo lotto – venne approvato soltanto nell’agosto 2025.

L’Amministrazione Comunale, nel riscontrare le richieste di chiarimenti della Corte dei Conti, ha comunicato il completamento dei lavori per il 30 novembre 2026, data che sarà impossibile rispettare considerato che i lavori non sono praticamente ancora iniziati, come è facile verificare in cantiere.

Il rinvio della scadenza al 30 novembre 2026 e il blocco dei rimborsi PNRR che sono fermi ad appena il 30% (proprio a causa dei ritardi!) mettono a serio rischio il finanziamento europeo. A questo si aggiunge una variante strutturale da 400mila euro, interamente a carico del Comune, per consentire l’ampliamento volumetrico necessario alla scuola dell’infanzia.

La chiusura prolungata della struttura sta privando il quartiere di Albate del nido da troppo tempo e, considerato il tempo perso, si sarebbe potuto posticiparne la chiusura del nido solo quando i lavori fossero effettivamente iniziati.

L’Amministrazione Comunale, ed in particolare l’assessora Roperto, che senz’altro ricorderà l’assemblea con i genitori nel maggio 2023 nella quale prometteva la riapertura del nido entro tre anni, deve dare risposte precise alle domande: Quali possibilità ci sono ad oggi che si riesca a completare l’opera nei tempi promessi? Quando Albate riavrà il nido? I fondi PNRR sono garantiti o c’è il rischio concreto di perderli?

Quando si parla di servizi rivolti ai bambini la preoccupazione deve essere quella del benessere delle famiglie. Attualmente, i bambini più piccoli sono distribuiti in altre strutture della città e raggiungere sedi alternative, come il nido di via Giussani, significa per i genitori affrontare oltre mezz’ora di tragitto, con un carico pesante in termini di tempo, costi e stress.
Un asilo nido è lo strumento principale per permettere ai genitori di conciliare vita e lavoro; la prossimità è quindi fondamentale per evitare “levatacce” ai bambini così piccoli – che tanti studi pediatrici ci dicono non essere consono per la loro crescita – e ridurre traffico e inquinamento.

E’ quindi necessario tornare a pensare ad una Como che metta al centro i servizi all’infanzia e dove la diffusione sul territorio dei servizi educativi torni a essere una priorità strategica della politica cittadina.

Francesco Finizio, referente scuole PD Como
Stefano Legnani, consigliere comunale

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