Nei giorni scorsi davamo conto di questa notizia: Como, esplode la protesta nella via: “E’ privata ma il Comune mette posti blu. Volete far pagare anche nei garage?” (I documenti). La questione oggi è al centro di una lettera inviata alla redazione da un cittadino che si rivolge al sindaco Alessandro Rapinese, la riportiamo integralmente:
HO GUARDATO DENTRO UNA BUGIA
Signor Sindaco,
le scrivo come cittadino di Como. Non come controparte, non come destinatario passivo di decisioni, ma come parte viva di una comunità che chiede coerenza, chiarezza e rispetto. Per anni, ai residenti di via Pompeo Marchesi è stato ripetuto un concetto semplice e netto: la strada è privata. Privata al punto da impedire qualsiasi intervento sulla manutenzione, sulla regolamentazione del traffico, sulla sicurezza stradale e persino sui problemi di ordine pubblico.
Una posizione chiara, formale, costante. Oggi quella stessa area cambia improvvisamente natura con l’introduzione di posteggi a pagamento e la sottrazione di sette posti auto che rappresentano una risorsa essenziale per le famiglie che vi abitano e per i clienti delle attività commerciali. Qui non c’è solo una decisione amministrativa. Qui emerge una frattura logica. Quando si tratta di prendersi cura del territorio, la strada è privata. Quando si tratta di generare entrate, la strada diventa pubblica. Non è una questione tecnica. È una questione di fiducia.
Se la natura pubblica dell’area era sempre stata certa, perché gli stalli non sono mai stati tracciati? Perché per anni la situazione è stata tollerata senza una disciplina formale chiara? A poche decine di metri esistono numerosi posti auto non regolamentati e persino un autosilo inutilizzato e abbandonato. Perché non partire da lì? Perché intervenire proprio su una strada che, fino a ieri, veniva indicata come estranea alla competenza comunale? Il punto non è il costo di una sosta. Il punto è il rapporto tra amministrazione e cittadini.
Quando le decisioni vengono prese senza un confronto reale con chi vive quotidianamente i luoghi, la politica smette di essere cura del territorio e diventa gestione unilaterale. Non produce ordine, ma distanza. E la distanza, quando si consolida, diventa una forma silenziosa di esclusione. Un territorio non è una superficie da sfruttare. Un territorio è un luogo da abitare, rispettare, condividere. E se la terra viene ridotta a semplice strumento di sfruttamento, si oltrepassa una soglia precisa che ogni comunità prima o poi è chiamata a riconoscere.
Como ed ogni città è fatta di relazioni, storia, quartieri, persone che chiedono di essere considerate interlocutori, non soltanto destinatari di decisioni già prese. E allora sì, davanti a certe scelte, resta solo una constatazione, una frase che molti conoscono, perché parla di verità prima ancora che di musica: Ho guardato dentro una bugia/e ho capito che è una malattia/che alla fine non si può guarire mai (Vasco Rossi, Ndr).
Davanti a questo, davvero, restiamo
SENZA PAROLE.
Alberto Cester, Cittadino di Como