Prima il calo nel numero di frontalieri diretti in Ticino, come raccontavamo giusto poche ore fa. Ora l’allarme lanciato da Massimo Suter, presidente di Gastro Ticino (la più grande associazione padronale dell’industria alberghiera del Canton Ticino), che rilancia e spiega come sia in atto un evidente calo nel numero delle candidature in arrivo dai territori di confine.
Una flessione in un settore, quello alberghiero e legato all’ospitalità, da sempre molto ricco, al pari del comparto sanitario, di lavoratori frontalieri.
E anche in questo caso una spiegazione possibile è “da ricercare nel nuovo accordo fiscale che ha introdotto, ormai da un anno e mezzo, la figura del nuovo frontaliere e un prelievo fiscale diverso e più svantaggioso”, dice Suter.
Se infatti la possibilità di trovare un’occupazione oltreconfine rappresenta sempre un vero miraggio per molti, ora, conti alla mano, se si è diventati frontalieri dopo il luglio del 2023, non sempre può essere così conveniente. E proprio dal vertice di Gastro Ticino arriva la segnalazione. “La doppia imposizione in essere può portare a una decurtazione anche di 600 franchi in più rispetto ai vecchi frontalieri – spiega Suter – Ecco allora che per chi arriva dall’Italia, da province di confine, fatti due calcoli può non essere più così conveniente”.
Anche perché tolti 600 euro, a tale cifra vanno poi aggiunte ulteriori spese legate al viaggio, alla benzina e quanto è indispensabile mettere in conto ogni giorno. “Inoltre, l’ottimo lavoro fatto dai sindacati italiani ha portato a condizioni migliori per i lavoratori del settore. Ecco allora che tale insieme di elementi sta influendo sulle candidature in arrivo da oltreconfine che per noi hanno sempre avuto una grande importanza”, recita Suter.
“Spiace molto questa tendenza perché i lavoratori italiani sono bravi e affidabili. Contribuiscono, con il loro impegno, al successo del settore alberghiero ticinese. Sono figure professionali e molto fedeli che sanno sacrificarsi per un obiettivo. Ora, se tale trend, dovesse essere confermato potrebbero esserci contraccolpi visto che in percentuale sono tanti i lavoratori che vengono da oltreconfine”, chiude Suter
In breve, va detto come, il nuovo accordo del luglio 2023 prevede che la Svizzera trattenga l’80% dell’imposta alla fonte regolarmente prelevata sul reddito dei nuovi frontalieri che quali saranno tassati in via ordinaria anche in Italia. Mentre i “vecchi” continueranno infatti a tassati esclusivamente in Svizzera che versa ai comuni italiani di confine, fino all’anno fiscale 2033, una compensazione finanziaria del 40 per cento dell’imposta alla fonte.