“La mia licenza, ormai 25 anni fa, l’ho pagata in lire. Da allora tante cose sono cambiate e purtroppo non in meglio. Certo, oggi forse si guadagna di più ma tornerei subito ad allora pur con meno soldi in tasca”. Dietro questo amaro sfogo c’è un mondo complesso, quello dei tassisti comaschi.
Sempre più spesso devono fare i conti, specialmente in un territorio ormai incontrollabile e impazzito con migliaia di turisti alla ricerca perenne di un mezzo per raggiungere le mete più visitate con i sempre più presenti servizi privati di trasporto (a partire dagli Ncc), fino alle diverse applicazioni esistenti e usate per accaparrarsi – spesso costi quel che costi – un passaggio sul Lago.

A chiedere chiarezza è il presidente di Radiotaxi Como, Matteo Petrini. Dalle sue parole emerge un quadro allarmante, un vero far west dove due turisti americani in arrivo alla stazione di San Giovanni si “sono ritrovati a bordo di un’auto chiamata per la corsa e così per andare a Brunate hanno speso 80 euro: prima assurdità. Secondo, elemento altrettanto incredibile è che quel mezzo arrivava da Brescia. Così non si può più andare avanti. E poi mi domando, se arriva un mezzo da Brescia per una corsa così breve poi cosa fa? Torna a casa? O si ferma tutto il giorno in città per fare altre corse? Insomma, di esempi noi del Radio Taxi ne abbiamo tanti perché li viviamo quotidianamente. Bisogna intervenire al più presto”.
Sul come fare è in apparenza semplice la risposta. “Controlli, controlli e controlli. Su licenze, rispetto delle regole, normative in essere, soggetti autorizzati a lavorare e interventi laddove – partendo da noi tassisti, lo voglio sottolineare – non si seguono le regole”.

Una vera giungla che però delle regole, ovviamente le ha già. “Chi, ad esempio, arriva da Brescia ha magari una valida licenza nella sua città, nessuno lo mette in dubbio. O magari ha detto sì a questa corsa assegnata da una delle applicazioni che operano nel settore ma, a parte la stranezza della corsa su Como, va ricordato che la normativa prevede che questo autista – se opera spesso in un territorio che non è il suo – debba avere una rimessa anche qui. Questo vale per chi è fuori zona. Mi chiedo se sia così, ma soprattutto mi chiedo quanto spesso si controllino queste disposizioni”.
C’è però chi, tali controlli e relative sanzioni le applica, ottenendo risultati. “Di recente a Milano un autista di un servizio di noleggio di Como, dopo un mese che girava in città, è stato fermato e la sua licenza sospesa. Questo vogliamo: controlli e interventi su chi non può esercitare o chi lo fa non seguendo le regole. E ripeto: parlo per tutti, non penso a Ncc o altro, ma a tutti noi, altrimenti si crea una concorrenza sleale e non si sopravvive”, aggiunge Matteo.
Il presidente di RadioTaxi Como vuole ribadire anche un concetto chiave. “Vorrei ricordare che il servizio taxi è un servizio pubblico. Ci sono norme, regole e prescrizioni da seguire per fornire a tutti un servizio adeguato. Non è ammissibile che ci sia chi, solo ed esclusivamente per profitto personale, si inserisce nel mercato”.
Atteggiamento che danneggia sicuramente “tutti noi che operiamo con trasparenza ma che danneggia allo stesso modo i turisti e i comaschi che spesso devono subire vere e proprie truffe. Una coppia che si è affidata appunto ad una di queste applicazioni per prenotare la corsa ha pagato 50 euro per andare da piazza Perretta alla stazione San Giovanni? È possibile? A me pare di no. Noi abbiamo un tassametro e delle regole, sull’altro fronte invece ci sono situazioni veramente al limite. Faccio solo un piccolo esempio: se si prenota una corsa e la si paga ma poi si deve rinunciare o lo si fa entro termini strettissimi previsti da certi servizi oppure addio ai soldi. Insomma, quello che voglio dire è che a tutta questa giungla vanno imposti dei limiti. Se si gioca tutti ad armi pari, per noi non ci sono problemi a muoverci in un mercato con concorrenza leale”.
Senza dimenticare il fronte licenze dei taxi. In passato – si parla del 2025 – il Comune di Como ne ha concesse altre 20. “Fatto sicuramente positivo, specie in una città sempre più turistica come la nostra. Ma in inverno? Cosa accade? Non si diventa forse troppi? Insomma, come si può intuire i problemi legati alla nostra categoria sono sempre più pressanti e noi chiediamo di poterci sedere a un tavolo con i soggetti competenti per discuterne, per capire e intervenire”.
E per il futuro viene annunciata un’iniziativa. “Stiamo raccogliendo le firme per presentare un esposto in Procura. Intento è fare sì che questo mercato, sempre più in crescita in città, possa garantire l’aspetto pubblico del servizio e possa offrire uno scenario di concorrenza leale, impedendo gi abusi che viviamo ogni giorno. Sistemati questi aspetti cruciali confrontiamoci tutti e lavoriamo con le medesime regole”, spiega Matteo.
La chiacchierata si conclude con una riflessione amara. “Personalmente ho visto cambiare questa professione molto, anzi moltissimo. Tutto è diventato più stressante, complicato e fonte di tensioni. Doversi confrontare ogni giorno con persone che cercano di comportarsi in malafede è logorante. Non faccio fatica a dire che se avessi la possibilità di trovare un’altra occupazione capace di soddisfare le necessità della mia famiglia scenderei subito dal taxi”, ci saluta Matteo.
