La crisi aziendale di Pizza Sprint colpisce duramente il territorio di Lodi. Lo stabilimento di Castiglione d’Adda, specializzato nella produzione di pizze pronte e basi fresche, sta affrontando una drastica riduzione delle attività che mette a rischio il futuro di circa 70 lavoratori.
La situazione è precipitata a causa del crollo delle commesse internazionali, in particolare dal mercato francese, portando all’attivazione degli ammortizzatori sociali e a un’incertezza produttiva senza precedenti per lo storico marchio lodigiano.
Dalla pizzeria d’asporto al successo industriale: la storia di Pizza Sprint
Fondata nel 1992 a Casalpusterlengo come realtà familiare, Pizza Sprint ha vissuto una crescita costante fino all’inaugurazione, nel 2000, del polo produttivo di Castiglione d’Adda. L’azienda si è distinta nel settore del food service per la qualità artigianale di:
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Basi per pizza e pinse;
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Pizze farcite fresche in ATM;
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Panetti surgelati (tramite il brand A’Morena).
Nel 2017, il gruppo aveva raggiunto dimensioni industriali di rilievo, con un organico di 90 dipendenti e una produzione annua superiore ai 4 milioni di pezzi, destinati in larga parte all’esportazione.
Le cause della crisi: l’addio del mercato francese
Il cuore del problema risiede nell’eccessiva dipendenza da un unico committente. Il principale cliente francese, che assorbiva circa il 95% della produzione totale, ha drasticamente tagliato gli ordini.
Attualmente, lo stabilimento di Castiglione d’Adda sopravvive grazie a commesse locali che coprono appena il 5% del fatturato potenziale, una quota insufficiente a garantire la piena operatività della struttura e il mantenimento dei livelli occupazionali.
Cassa integrazione straordinaria: sindacati in attesa del Ministero
Dopo l’esaurimento della cassa integrazione ordinaria lo scorso 18 gennaio, la situazione dei lavoratori è diventata critica. È stato siglato un accordo per la cassa integrazione straordinaria (CIGS) a zero ore, ma si attende ancora il via libera ufficiale dal Governo.
“Abbiamo fornito al Ministero l’accordo e le modalità di riorganizzazione con l’ipotetica riduzione del personale, ma a oggi lo Stato non ha ancora autorizzato la cassa straordinaria”, ha dichiarato Emanuele Caravello, segretario generale della Flai Cgil di Lodi.
Un futuro incerto per le famiglie lodigiane
Mentre le istituzioni valutano il piano di riorganizzazione, il clima di incertezza ha già spinto alcuni dipendenti a rassegnare le dimissioni. Resta alta l’attenzione sul sito produttivo lodigiano, con decine di famiglie in attesa di risposte concrete sulla salvaguardia del proprio reddito e sulla possibile riconversione dello stabilimento.