Como città di Volta, della seta, del “lago più bello del mondo”. E della pasta.
Già, perché se in principio il mitico “L’Ora della Pasta”, inizialmente in via Lambertenghi e ora in via Diaz – primo e per molto tempo unico locale dove scegliere direttamente al bancone la pasta fresca e il condimento preferiti da mangiare seduti ai tavolini, senza tanti fronzoli – ora sembra che in città non si possa mangiare altro che spaghetti e rigatoni a qualsiasi ora del giorno.

I locali che cucinano pasta sembrano, infatti, quasi spuntare nottetempo ad ogni negozio che chiude e, da un giorno all’altro, tra tavolini dove prima si servivano solo cappuccini e cocktail ti ritrovi la turista che si fa un selfie arrotolando sulla forchetta una carbonara, convinta che sia un piatto locale, o di aver trovato il ristorantino tipico in cui anche gli italiani vanno a mangiare le fettuccine Alfredo.
E raccontarlo, si badi bene, non è un inutile esercizio di pianto sul ricordo di un passato che non tornerà più, né l’ottusa incapacità di comprendere che è la richiesta che genera l’offerta, e che se i turisti vogliono mangiare la cacio e pepe a Porta Torre alle quattro sulla tovaglietta a scacchi, se sei furbo gliela prepari.
E’ tutt’al più una semplice constatazione di una trasformazione che, inevitabilmente, non solo modifica la fisionomia di una città, ma anche i punti di riferimento e le abitudini di chi ci abita e racconta una città dove la tanto decantata “experience” diventa uguale a quella che potresti fare in qualsiasi altra località turistica, o anche banalmente due locali più in là, tanto il menù è praticamente uguale ovunque.
Così abbiamo fatto un giro in città murata, per capire se il boom di ristoranti che offrono pasta come piatto forte sia solo un’impressione o, piuttosto, una realtà. Ed ecco il risultato.
Capostipite del “format”, dicevamo, è L’Ora della Pasta, oggi in via Diaz. Fila fuori pressoché inevitabile, scegli al bancone la pasta e il condimento che preferisci, al limite aggiungi un piatto di verdure, prendi una bevanda dal frigo, ti siedi e via.
E se vuoi puoi anche acquistare la pasta fresca da portare a casa, come in un pastificio tradizionale. Poi arrivi in piazza Mazzini e, dove fino a pochi mesi fa c’era la pasticceria Mignon, un cartello di inizio lavori appeso sulle vetrine coperte con l’inequivocabile nome Pasta Lab, che forse non casualmente richiama l’omonimo pastificio della famiglia La Pasta in via Garibaldi e i tanti locali affiliati in città, non lascia spazio a dubbio: aprirà un altro locale che servirà pasta o, come sembrerebbe, un pastificio per fornire la catena comasca.

Nella stessa piazza, ecco la prima sorpresa: anche il Vintage Jazz Food&Wine, cocktail bar tra i più amati in città, ha ceduto alla tentazione e ha esposto l’inequivocabile lavagnetta che ormai è un po’il canto delle sirene di Ulisse formato turista americano: “Fresh Pasta”.

Proseguendo in via Carcano troviamo poi La Pasta Bistrot, aperto dove una volta c’era la merceria Brumana, e la sua recente “dependance” nell’adiacente ex negozio di abbigliamento. Il nome, ovviamente, non lascia spazio a equivoci: si mangia pasta.
Svoltato l’angolo, in via Garibaldi, ecco un’altra inequivocabile lavagnetta che propone gnocchi, spaghetti alla carbonara, alla bolognese e alle vongole accompagnati da uno Spritz.
E’ quella della pizzeria Donnarumma, che ha evidentemente scelto di cingere d’assedio su due fronti i turisti in arrivo dalla stazione aggiungendo la pasta alla vera pizza napoletana preparata dal titolare, Agostino Donnarumma, più volte nella top ten dei migliori pizzaioli ai Campionati del mondo.

Tornando poi verso il centro storico, non si può non incappare, in via Cinque Giornate, in due trasformazioni che sono decisamente un colpo al cuore per i comaschi: lo storicissimo locale bio e vegetariano-macrobiotico Il Piatto della Salute, il primo e forse unico in città per moltissimi anni, dopo trent’anni ha lasciato il posto a Wow Pasta, che già annuncia una prossima apertura nientemeno che in piazza Cavour, al posto della Gelateria Cavour.

E, poco più in là, dove fino all’anno scorso c’era ristorante Gesumin, tempio della cucina comasca doc per quasi cinquant’anni, c’è un altro locale della catena La Pasta, questa volta in versione “Taverna”.

Ed è ancora il marchio La Pasta, ma declinato in “Locanda”, ad aver preso il posto di un altro locale del cuore, la Locanda Barbarossa di via Odescalchi, sinonimo di pizza in centro storico per oltre vent’anni.

Infine un’ultima puntata verso il lago, dove in piazza Duomo/angolo via Ballarini, nei locali dello storico bar Nova Comum (e più indietro l’Aurora) chiuso quasi quindici anni fa, ha aperto il Pastificio Da Pietro 1955, appendice ai carboidrati del vicino ristorante Da Pietro.

Il nostro giro si conclude sotto i Portici Plinio, dove ci aspetta un ultimo locale dal nome che non lascia spazio a dubbi: Santa Pasta.


Un ultimo dettaglio, per chi si chiedesse cosa offrono i menù di questi (undici, per ora) locali del centro storico: al primo posto gli spaghetti al pomodoro e basilico che vanno dai 12 ai 16 euro seguiti da quelli alla bolognese, tra i 14 e i 18 euro e dalla pasta al pesto, per la quale dovete preparavi a spendere dai 14 ai 18 euro. Ovviamente quasi ovunque trovate anche le fettuccine Alfredo, piatto romano che gli americani considerano, a nostra insaputa, iconico della cucina di tutto lo stivale, che altro non sono che pasta all’uovo, burro e parmigiano preparata, però, come si deve. A 13 euro.
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Questo articolo è uscito su ComoZero periodico del primo maggio:














