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In Val d’Intelvi grande paura per l’impianto: “Il sindaco non ascolta. Chi controllerà le polveri e l’acqua potabile? Quanti camion passeranno?”

[Foto di copertina: la ex cava Citrini al centro delle prime proteste ora spostatesi sulla seconda ipotesi di impianto]

Poi nei giorni scorsi un nuovo intervento: Il grido d’aiuto dalla Valle del Lago di Como: “Ci chiedete un sacrificio insostenibile per sei anni sette giorni su sette. No a quell’impianto”. Ora un nuovo capitolo, ovviamente parliamo della prevista realizzazione di un impianto di betonaggio e di un frantoio collegati ai lavori della Variante della Tremezzina, nel territorio di Castiglione d’Intelvi. .

Tutto dopo il caso della Cava Citrini (qui le cronache) conclusosi positivamente per i residenti ma come osservano tutti, il problema è solo stato spostato. Il Comitato Intelvi Radar ha scritto al Prefetto, ad Anas, a Regione e alla Consorzio Stabile (oltre che a tutti i sindaci coinvolti) dando conto dell’assemblea convocata lo scorso 12 ottobre.

Siamo il Comitato Intelviradar e rappresentiamo circa 1.200 cittadini preoccupati per il progetto del cantiere di Castiglione d’Intelvi, che prevede un impianto di betonaggio a servizio della Variante della Tremezzina all’ingresso del paese, in prossimità del distributore di carburante.

Lunedì 12 ottobre, alle ore 17, presso la sala consiliare della Comunità Montana, si è svolto un incontro pubblico con il sindaco di Centro Valle Intelvi, Mario Pozzi. Dopo aver presentato i rappresentanti presenti al tavolo — un ingegnere di ANAS, un ingegnere della Provincia, un ingegnere del Consorzio stabile SIS, il presidente della Provincia, il sindaco di Tremezzina, Guerra, e il segretario comunale — il sindaco Pozzi ha riepilogato i principali atti che hanno condotto alla scelta dell’area, lasciando poi la parola ai cittadini.

Un portavoce del Comitato Intelviradar ha posto nove domande e chiesto risposta a ciascuna. Il confronto si è svolto in un clima teso e le risposte fornite sono state solo parzialmente soddisfacenti e di natura essenzialmente tecnica. Il sindaco Pozzi non ha ritenuto di offrire una spiegazione politica delle scelte compiute, che riteniamo invece necessaria per comprenderne le ragioni e le responsabilità.

In più momenti, l’atteggiamento del sindaco Pozzi ci è apparso poco incline ad ascoltare e a farsi carico delle preoccupazioni espresse. La tutela del territorio e dei cittadini, tanto sbandierata, appare in contrasto con il fatto che sia stato proprio il Comune di Centro Valle Intelvi a proporre l’area in prossimità del distributore di carburante, come risulta dalla deliberazione del Consiglio comunale n. 15 del 30 maggio 2025. Dalla documentazione finora esaminata dal Comitato non risulta che siano state valutate localizzazioni alternative fuori dalla Valle Intelvi, né che il sindaco Pozzi abbia insistito perché tale ricerca venisse avviata. Ai cittadini è stata così prospettata una scelta circoscritta a localizzazioni all’interno della valle, senza un impegno politico per individuare un sito altrove, nonostante la fragilità del territorio fosse nota. Riteniamo questa impostazione inaccettabile.

Il sindaco di Tremezzina, Guerra, ha cercato di individuare una modalità per avviare un tavolo tecnico che favorisca la comunicazione tra i residenti, il Comitato e tutte le parti coinvolte. Consideriamo utile questa proposta e ci auguriamo di essere contattati al più presto dagli enti coinvolti per concordare l’avvio e le modalità del tavolo.

La comunicazione preventiva delle amministrazioni è mancata o è stata insufficiente e molti cittadini non hanno potuto conoscere per tempo le informazioni sul progetto. Ci aspettiamo che i Comuni tutelino i cittadini e il territorio. Chiediamo quindi ai sindaci di spiegare le scelte compiute e agli enti e soggetti competenti di rispondere per iscritto alle seguenti domande, già poste in assemblea ma rimaste tutte senza una risposta esaustiva.

Dopo che l’area di Via al Faree è stata scartata, perché il Comune di Centro Valle Intelvi ha proposto proprio questa localizzazione? Quali alternative sono state confrontate, comprese eventuali localizzazioni fuori dalla valle?

Perché il Comune di Centro Valle Intelvi ha espresso parere favorevole alla deroga acustica e all’uso temporaneo dell’area? Quali garanzie ha chiesto per i residenti?

Il Comune di Dizzasco era inizialmente contrario e poi ha espresso parere favorevole. Che cosa è cambiato? Quali criticità iniziali sono state risolte e con quali atti?

Quanti camion transiteranno ogni giorno e in quali orari? Chi farà rispettare eventuali limiti? Come saranno tutelati la viabilità e i sottoservizi lungo la SP13?

Quali attività si svolgeranno di notte? Come saranno controllati rumore e illuminazione presso le abitazioni?

Come saranno protetti l’acqua potabile e il fiume Telo? Chi controllerà la qualità delle acque e renderà pubblici i risultati?

Chi controllerà polveri, rumore e manutenzione dell’impianto? Che cosa succederà se le prescrizioni non saranno rispettate?

Oltre agli alberi e alle schermature, quali opere di compensazione sono state chieste per la valle? Chi le finanzierà e quando saranno realizzate?

Quanto durerà davvero l’attività e chi garantirà il ripristino completo dell’area? Nei documenti consultati, l’AUA indica 15 anni, mentre lo schema di convenzione prevede 3 anni, prorogabili di altri 2: quale durata si applicherà?

Chiediamo risposte chiare e puntuali, sia sugli aspetti tecnici sia sulle scelte politiche e amministrative. Per ogni impegno, chiediamo di indicare chi ne è responsabile, entro quando sarà attuato e con quale atto. Cittadini e territorio meritano trasparenza, informazioni accessibili e garanzie verificabili.

Comitato Intelviradar

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