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Il grido d’aiuto dalla Valle del Lago di Como: “Ci chiedete un sacrificio insostenibile per sei anni sette giorni su sette. No a quell’impianto”

[Foto di copertina: la ex cava Citrini al centro delle prime proteste ora spostatesi sulla seconda ipotesi di impianto]

A fine settembre raccontavamo del caso esploso in Val d’Intelvi: Centinaia di firme infuriate nella Valle del Lago di Como: “No a quell’impianto, grandissima paura per ambiente, salute e traffico”.

Parliamo della prevista realizzazione di un impianto di betonaggio e di un frantoio collegati ai lavori della Variante della Tremezzina, nel territorio di Castiglione d’Intelvi. Dopo la vicenda della Cava Citrini, conclusasi favorevolmente per i residenti, una nuova mobilitazione sta prendendo forma attorno alla localizzazione dell’impianto, la cui attività è prevista per circa sei anni. A preoccupare i cittadini non è la Variante in sé, ma l’impatto che la presenza della struttura potrebbe avere sul territorio: polveri, rumore, consumo d’acqua, traffico di mezzi pesanti e possibili ripercussioni sulla viabilità, sul paesaggio e sulle attività turistiche e residenziali della valle.

La protesta ha raccolto rapidamente un’ampia adesione, con oltre 1000 firme in pochi giorni, e chiede maggiore trasparenza sul progetto, un confronto pubblico con le istituzioni e una rivalutazione della scelta localizzativa. Al centro del dibattito, dunque, non c’è soltanto un nuovo cantiere, ma la compatibilità di un impianto industriale di queste dimensioni con un territorio abitato e dalla forte vocazione ambientale e turistica. Ora c’è una novità. Marco Benzoni, presidente del comitato Intelvi Radar, ha scritto una lunga e articolata lettera indirizzata a Prefetto, Anas, Regione, Provincia, Consorzio Stabile e sindaci coinvolti. La pubblichiamo integralmente:

Sono Marco Benzoni, Presidente del neo costituito Comitato Intelvi Radar che si oppone alla realizzazione di un impianto di betonaggio nel Comune di Centro Valle Intelvi, località Castiglione Intelvi, nell’ambito delle opere realizzative della Variante della Tremezzina.

Il prossimo 12 ottobre si svolgerà presso la sede della Comunità Montana Lario Intelvese un’assemblea pubblica sul tema, alla quale purtroppo non potrò partecipare causa impegni già fissati.

Vorrei quindi con questa lettera aperta rappresentare il mio personale punto di vista, comune agli amici del Comitato e, credo di poter dire, di moltissimi abitanti della Valle considerando lo straordinario successo registrato dalla campagna di raccolta firme avviata solo pochi giorni fa, ben oltre le mille sottoscrizioni, 1600 condivisioni e quasi 24.000 visualizzazioni.

Vale la pena di fissare, da subito, un punto fermo: nessuno è contrario alla variante della Tremezzina, nessuno vuole fermare le opere in corso. Si tratta di un’opera fondamentale per il territorio, e, per il bene comune si possono anche accettare dei sacrifici; anche sacrifici che vadano oltre al ritorno in utilità per le singole comunità. Ma un punto di equilibrio deve comunque sussistere.

E qui tocca mettere un altro punto fermo: diciamolo fuori dai denti:la Valle Intelvi non è il territorio direttamente servito dalla Variante e rischia tuttavia di sostenere una parte rilevante dei costi ambientali, viabilistici e sociali dell’organizzazione del cantiere. Il beneficio diretto dell’opera appare quindi, per la Valle, limitato e da valutare in rapporto agli impatti che si prospettano.

Per contro alla Comunità Intelvese viene richiesto un sacrificio enorme, sproporzionato, insostenibile, un sacrificio, si noti bene, della durata di ben sei anni, 24 ore al giorno, sette giorni su sette 365 giorni su 365, perché sono questi i tempi previsti, a nostra conoscenza, dall’attuale progetto.

Come noto il betonaggio prevede la triturazione del materiale di scavo, e il suo impasto con cemento per la realizzazione del calcestruzzo da impiegarsi nel cantiere della variante. Il tutto con inevitabile produzione di polveri, rumore e vibrazioni, e con necessità di utilizzo grandi quantità di acqua (sino a 450 litri per metro cubo prodotto) necessaria all’abbattimento delle polveri all’impasto col cemento, ed il lavaggio giornaliero dei macchinari. Acqua non disponibile in Valle e che quindi dovrà essere trasportata in loco con autobotti. E non dimentichiamo che nella scorsa estate molte località della Valle sono rimaste a lungo prive di acqua potabile!

Oltre ad evidenti problematiche ambientali, i trasporti connessi alle lavorazioni incideranno in modo catastrofico sulla già precaria viabilità della valle. Ci saranno mezzi che da Colonno porteranno lo smarino a Castiglione e ritorno, betoniere che al contrario saliranno vuote e riscenderanno cariche, autobotti che faranno la spola per il trasporto delle acque e questo, spiace ripeterlo ma è necessario, 24 ore al giorno, sette giorni su sette, 365 giorni su 365.

Possiamo anche avere fiducia, ovviamente non a scatola chiusa, nel fatto che verrà fatto tutto l’indispensabile per contenere l’inquinamento ambientale e acustico, ma un rumore, seppur entro la soglia di legge, percepito per 24 ore al giorno, ogni giorno, per 6 anni, diventa certamente insopportabile pur rispettando i limiti, e così si dica delle polveri e delle vibrazioni; se nel Telo finisse anche solo un litro d’acqua ‘sporca al giorno’ sommerebbero alla fine, 2.200 litri d’acqua che finiscono nel torrente e quindi nel lago, se i litri fossero due…

Non dimentichiamo poi che a meno di un kilometro di distanza dal punto di lavorazione insistono una RSA, un plesso scolastico con asilo nido, asilo infantile e scuole elementari, e, con riferimento alle vibrazioni prodotte, l’importante Chiesa del Restello.

Al contrario di altri aspetti, il traffico non si può contenere; un mezzo pesante carico di materiale di scavo può risalire le strade della valle ad una velocità di non superiore ai 35 km/h, e non si parla di solo un mezzo al giorno ma più e più mezzi, e di tre tipologie differenti; un su e giù continuo, giorno e notte estate e inverno, giorni feriali e giorni festivi inclusi. Non è difficile immaginare il traffico e le code che si produrranno, le conseguenze sulla qualità della vita dei residenti, sulle aspettative dei turisti, il costante pericolo di incidenti per sorpassi, magari, anche azzardati.

Occorre che flussi, frequenza, orari e percorsi siano resi pubblici e verificabili, perché allo stato non è sufficiente affidarsi a stime generiche. Il punto non è soltanto quantificare il numero dei mezzi, ma capire come il loro transito potrà convivere con la viabilità ordinaria, con i residenti, con le attività economiche e con la presenza turistica, soprattutto nei periodi di maggiore affluenza.

Diciamolo francamente, si rischia veramente di mettere in ginocchio la Valle, di causare danni al suo tessuto sociale, lavorativo, produttivo che andranno ben oltre i meri tempi, già di per sé non esigui, del cantiere.

Personalmente frequento la valle ormai da sette anni, l’ho vista riprendersi lentamente nel dopo COVID, ma ho visto anno per anno una Valle che sa reinventarsi e ricostruirsi, anche grazie all’opera appassionata dei suoi Sindaci ivi compreso il nostro Sindaco Pozzi, ma credo, anzi direi sono certo, che tutto ciò verrà vanificato da quanto si sta progettando di fare.

Non pare il caso, qui, di addentrarsi in tutta una serie di altri problemi che pure ci sono in quantità, come la gestione dello svincolo di Argegno, la condizione precaria del fondo stradale e dei sottoservizi, dei passaggi pericolosi su tornanti, curve e strettoie.

Questa sia chiaro non è una battaglia contro la variante, contro l’ANAS, contro il Consorzio o contro le Istituzioni pubbliche, siano esse Regione, Provincia, Comune, o una battaglia contro questo o quel Sindaco.

È una battaglia di civiltà per futuro della Valle e dei suoi abitanti.

Questa lettera non intende sostituirsi alle valutazioni tecniche degli enti competenti, né anticipare conclusioni definitive. Chiede però che, prima dell’avvio di un’attività destinata a incidere per anni sulla vita della Valle, siano resi pubblici tutti i dati, siano chiarite le prescrizioni e sia consentito un confronto effettivo con la popolazione. Insomma, appare evidente l’opportunità che la popolazione venga trasparentemente e preventivamente informata su quali saranno le conseguenze dell’installazione della stazione di betonaggio e che dell’opinione pubblica si tenga il debito conto.

Si legge nel testo dello schema di convenzione ANAS/Comune che la stessa ANAS si impegna, allo scadere della convenzione, ad eseguire opere di rispristino dei luoghi per una cifra stimata in 500 mila euro, C’è da chiedersi se con tale somma, con in aggiunta i costi per il traporto dei materiali e quant’altro, non sia possibile trovare soluzioni alternative. Sono certo, siamo certi, che tutti i soggetti a vario titolo impegnati nella realizzazione dell’opera, abbiano le capacità e risorse per farlo.

Con i più distinti saluti

Marco Benzoni

Presidente Comitato Intelvi Radar

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