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Paola Minussi (foto Alle Bonicalzi)
Attualità

La ‘Como bene’ e il gruppo segreto per ‘collezionare’ donne: l’ultimo romanzo di Minussi, finestra sull’amara realtà

Un palazzo storico nel cuore della Città Murata, un segreto custodito dietro le mura di Via Volpi 7 e una città di lago che diventa specchio di mistero e inquietudine. Da qui prende vita L’ultimo segreto di Via Volpi (Bertoni Editore), l’ultimo romanzo di Paola Minussi, scrittrice comasca, che intreccia finzione narrativa e memoria urbana in un noir psicologico dai forti richiami sociali.

“Il Dollaro, in Via Volpi 7, è stato fino agli anni Cinquanta il più celebre bordello della città – racconta Minussi – Quel luogo mi ha sempre affascinata, e da lì ho immaginato la trama. Como è la mia città: la conosco non con lo sguardo del turista, ma con quello di chi ci è cresciuta. Mi serviva un piccolo centro dove tutti si conoscono, una città di lago, con la sua acqua stagnante e profonda, misteriosa ma affascinate. In contrapposizione c’è Lisbona, altro luogo in cui è ambientato il romanzo, luminosa e aperta, con il fiume Tago che si getta nell’oceano. Vivace città di poeti e spie, dove si muove la mia ispettrice”.

Fotografa Alle Bonicalzi

Il libro e la cronaca: il filo rosso della violenza di genere

“Il romanzo prende spunto da un gioco perverso nato in un gruppo segreto: professionisti insospettabili della Como “bene” che si sfidano a sedurre e collezionare donne, trasformando un vecchio gioco di carte in una sfida moderno. Tramite Facebook riescono infatti a raggiungere le loro future vittime. Questi uomini si incontrano una volta al mese nel palazzo, e in queste occasioni ciascuno deve portare qualcosa: foto compromettenti, indumenti, prove che riguardano le donne “conquistate”. È un meccanismo perverso che ho costruito partendo da esperienze reali e scandali che abbiamo visto sui social“.

Una finzione che però risuona sinistramente attuale. Proprio nei giorni scorsi è esploso lo scandalo del gruppo Facebook “Mia Moglie”, dove venivano condivise immagini di donne inconsapevoli e commenti sessisti. Una vicenda che sembra uscita dalle pagine di Minussi: “Quando riduci una persona a oggetto – osserva – non ti senti neppure in colpa. È la stessa dinamica che porta a dire: ‘stavamo scherzando’, fino ad arrivare al femminicidio, quando la donna si ribella e ‘non serve più’, basta pensare al caso di Giulia Cecchettin. È tragico come nella nostra società tutto questo sia ancora minimizzato”.

Secondo l’autrice, la tecnologia e l’anonimato amplificano il problema: “Dietro lo schermo ci si sente autorizzati a compiere le peggiori cose senza conseguenze. Ma questi uomini non sono solo profili digitali: nella vita reale, proprio come nel mio libro, si camuffano da stimati professionisti: l’avvocato, il medico, l’imprenditore di successo, capaci di manipolare grazie al loro status sociale. Gli uomini sono abilissimi a fare rete e a proteggersi tra loro, le donne devono imparare a fare lo stesso“.

Letteratura come denuncia

Se L’ultimo segreto di Via Volpi cattura il lettore con una trama avvincente, per Minussi la letteratura resta soprattutto strumento di denuncia. “Scrivo perché ho necessità di scrivere. Nei miei libri c’è sempre una valenza sociale. Nel primo, Progetto Aranjuez. Diario di bordo di una madre adottiva, affronto le vicissitudini delle adozioni internazionali, in questo parlo di giustizia e vendetta, violenza di genere e rischi dei social. Voglio che rimanga al lettore il piacere di una narrazione avvincente, un noir che fosse godibile come romanzo, ma soprattutto il messaggio politico: non accettare la prepotenza, non voltarsi mai dall’altra parte”.

Un impegno che l’autrice porta avanti anche fuori dalle pagine, ha infatti fondato l’associazione Women in White – Society, fondata per promuovere pensiero e cultura femminile. “Penso che quasi tutte le donne abbiano ricevuto il fastidioso messaggino di un uomo insistente, ma esistono anche casi estremamente più gravi. Per questa ragione con la mia associazione avevo lanciato la campagna #NoiCiSiamoScocciate, contro il linguaggio sessista, raccogliendo anche storie e testimonianze. L’idea del libro nasce proprio da quella stessa urgenza: raccontare dinamiche di potere e di controllo sul corpo e sull’immagine delle donne. Fare rete tra donne è fondamentale – sottolinea – Noi abbiamo bisogno di sostenerci a vicenda, perché è così che possiamo davvero cambiare le cose”.

Un lavoro corale, che si riflette anche nella realizzazione del volume. “Vorrei ringraziare la fotografa Alle Bonicalzi con la quale avevo condotto la campagna #NoiCiSiamoScocciate – aggiunge l’autrice – Questo è un progetto nato con passione e con la volontà di fare rete tra donne. A Como ci sono tanti talenti, anche se spesso non li trovi nei salotti ufficiali: questo libro è anche un modo per valorizzarli”. La foto di copertina de L’ultimo segreto di Via Volpi ritrae l’attrice comasca Claudia Fontana, già interprete del monologo tratto dal precedente romanzo L’archivista di Torrechiara, andato in scena a febbraio al Teatro Sociale, che si è prestata a posare come modella dopo un lungo lavoro di trucco, parrucco e ricerca di stile e arredamento anni ’40 e ’50. Lo scatto è firmato dal fotografo Matteo Malavasi.

Como protagonista

Oltre alla denuncia, il romanzo restituisce un ritratto inedito della città. “Spero che chi legga provi la gioia di vedere Como con occhi diversi. Via Volpi, i palazzi della Città Murata, il lago: sono luoghi che fanno parte della mia vita e che mi piace restituire al lettore”.

E mentre il tour di presentazioni è già partito da Roma e dal festival Giallo Trasimeno, con tappe in programma a Grandate, in Svizzera e naturalmente a Como, Paola Minussi resta fedele alla sua missione: raccontare storie capaci di accendere riflessioni e rompere silenzi. “Dopo aver sfogliato l’ultima pagina vorrei che al lettore rimanesse la curiosità di scoprire luoghi reali che compaiono nel libro, ma soprattutto la consapevolezza di non accettare la prepotenza e la sopraffazione del più forte. Come diceva Gramsci: ‘odio gli indifferenti’. Bisogna avere il coraggio di schierarsi e denunciare. La letteratura può essere una voce forte, e io non ho paura di usarla“.

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