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Favola finita: “Valmulini? Promozioni inutili, posizione sbagliata, le gente non cambia”

Anche Como Servizi Urbani (braccio operativo del Comune in tema di sosta e parcheggi) alza bandiera bianca o quasi sul futuro dell’autosilo Valmulini. Il maxiparcheggio cilindrico, che pure, con i trasferimenti di diversi servizi sanitari prima sparsi per la città nell’ex Sant’Anna qualcosa ha “guadagnato”, resta dunque un grosso punto interrogativo. E poco ottimismo per un rilancio in grande stile sembra ispirare anche l’imminente spostamento dei servizi dell’ex Distretto di Como ora attivi in via Cadorna e via Croce Rossa. Entro i primi di maggio al Poliambulatorio di Camerlata sono attesi circa 400 nuovi utenti al giorno per la scelta e revoca del medico, il servizio per protesi e ausili, l’ambulatorio certificativo, l’ufficio estero, quello per i rimborsi dializzati e per le pratiche per la maternità anticipata.

Ma torniamo all’autosilo. Nel budget messo a punto per il 2018 da Csu, al paragrafo dedicato si leggono prima di tutti i numeri sconfortati: “Il fatturato 2018 è stimato in 82mila euro, 75mila derivanti dall’utenza oraria, 7mila dagli abbonamenti”. Una miseria, insomma, per una struttura costata circa 11 milioni di euro e dotato di 630 posti, eppure passata alle cronache cittadini per due motivi essenziali: essere sempre vuoto o quasi e aver svolto la funzione di rifugio di fortuna per migranti e senzatetto nell’inverno scorso.

Per quanto riguarda il futuro, i vertici di Como Servizi Urbani sembrano alzare le mani: “Il problema della gestione economica dell’autosilo era già stato sollevato ripetutamente negli ultimi esercizi anche con rilievi scritti, sottolineando il sostanziale pessimismo sul risultato di ulteriori interventi promozionali (alcuni per altro già sperimentati). Giocano in sfavore dell’utilizzo della struttura: la sua “location” non adatta ad un parcheggio di interscambio in direzione Como (troppo prossima al centro) e la comprovata difficoltà della potenziale utenza a cambiare le proprie abitudini”.

Pietre tombali, più che semplici valutazioni tecniche. O, forse, finalmente una verità sacrosanta ed entrata da tempo nelle convinzioni di un’intera città a dispetto delle più disparate (e fallimentari) iniziativa lanciate da Palazzo Cernezzi per provare a riempire i piani circolari.

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