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La tassa sulla salute in Lombardia rimane: “Frontalieri come galline da spennare”, “No, soldi per medici e infermieri”

Tassa sulla salute per i frontalieri grande protagonista al consiglio regionale lombardo, ieri pomeriggio. Sono state discusse insieme le due mozioni relative all’introduzione della cosiddetta Tassa della salute da parte del Governo per i lavoratori frontalieri. Un contributo, previsto dalla Finanziaria 2024, che servirebbe a finanziare il SSN nelle zone di confine, con l’obiettivo di aumentare gli stipendi di medici e infermieri che hanno deciso di continuare a lavorare in Italia, senza lasciarsi tentare dalla maggiore attrattività degli stipendi svizzeri.

L’esito delle votazioni: respinta l’abrogazione, passa la linea Zocchi (FdI)

Il documento presentato da Angelo Orsenigo (PD), che sollecitava l’abrogazione della tassa, è stato respinto, mentre l’Aula ha approvato la mozione di Luigi Zocchi (FdI) che chiede alla Giunta di interloquire col Governo affinché possano essere previste forme di detrazione, deduzione o altri provvedimenti volti alla riduzione del carico fiscale per coloro che saranno chiamati a versare l’importo del contributo al SSN.

Il testo approvato invita, inoltre, a intraprendere le azioni necessarie perché le somme derivanti dal contributo non vengano esclusivamente destinate a sostenere il servizio sanitario delle strutture ospedaliere comprese nel raggio di 20 km dal confine svizzero, ma di ripartirle anche a favore delle ASST dei territori di provenienza dei lavoratori frontalieri (con particolare attenzione a Lecco), facendo valere il principio per il quale conta che sia l’area di cura a essere entro 20 km dal confine.

“Non possiamo non applicare una legge nazionale – ha detto Zocchi – ma solo chiedere di applicarla nella misura inferiore possibile, ottenendo al limite una forfettizzazione e un chiarimento su come pagare questo contributo e gli eventuali pregressi. Chiarezza, applicazione del minimo, sistema forfettizzato e azioni rapide sono le uniche strade che si possono seguire”.

Le critiche dell’opposizione: “In contrasto con l’accordo Italia-Svizzera”

“La tassa è in palese contrasto con l’accordo fiscale italo svizzero del 2020 – ha spiegato Orsenigo -. Si tratta di un prelievo presentato come contributo ma che per natura, meccanismi applicativi e obbligatorietà, è a tutti gli effetti un’imposta: è prelevata dallo Stato italiano su tutti i vecchi frontalieri, è calcolata sul reddito da lavoro frontaliero già tassato alla fonte in Svizzera. Non è parametrata a servizi individuali realmente forniti e ha carattere generale, come tutte le imposizioni tributarie”.

“Per Fratelli d’Italia e Lega non è un problema applicare una norma che va contro un’altra che è in vigore – hanno aggiunto Astuti e Orsenigo in una nota – Così approvano una loro mozione blanda, senza impegni, ma solo con un generico invito, che non prevede nemmeno più di abbassare la percentuale di prelievo nei confronti dei cosiddetti vecchi frontalieri. E la tassa sulla salute rimane e prosegue il suo cammino. Perché tanto, è stato detto a chiare lettere dal presidente della Commissione speciale rapporti tra Lombardia e Svizzera di FdI, i frontalieri sono pochi rispetto alle centinaia di migliaia di cittadini lombardi e anche i soldi che gli verrebbero prelevati non sono poi molti. Insomma, le galline dalle uova d’oro. I 70mila cittadini lavoratori che si possono tranquillamente spennare. Che problema c’è per Regione Lombardia?”.

Il parere della Giunta: risorse destinate al personale sanitario

Dal canto suo, l’Assessore agli Enti locali, Massimo Sertori, nel suo intervento, ha evidenziato: “Parliamo di risorse che verranno raccolte e destinate al potenziamento del personale sanitario nelle aree di confine e a servizi socio-sanitari territoriali. Soldi che confluiranno nel bilancio regionale per essere usati prevalentemente per medici e infermieri che hanno deciso di continuare a lavorare in Italia, nonostante l’attrattività della parte svizzera. Significa per i medici un aumento di 10mila euro all’anno e per infermieri di poco più di 5000 euro”.

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