Una 15enne aspetta il bus alla fermata del Teatro Sociale di Como. Il mezzo arriva, non sosta dove previsto ma solo una ventina di metri più avanti e dopo una evidente sollecitazione della giovane. L’autista dopo aver aperto le porte, visibilmente infastidito, chiede alla ragazza, dalla pelle scura, se sia Italiana e pretende di vedere la sua carta d’identità.

E’ quanto accaduto domenica scorsa e denunciato in un post Facebook da Paola Minussi, madre della giovane.

Ecco quanto scrive:
“Succede a Como, oggi (o meglio, la scorsa domenica): mia figlia aspetta il bus di linea per tornare a casa, fermata in centro città. Arriva il bus, tira dritto e non si ferma – come dovrebbe. Mia figlia agita di nuovo l’abbonamento e lo invita a fermarsi. Il guidatore frena e si ferma a una ventina di metri più avanti. Apre le porte e, infastidito, squadra dall’alto in basso mia figlia (quindicenne, mora) e le chiede a bruciapelo: “Ei tu, sei italiana?”. Lei, sorpresa e scocciata, risponde “Si, ma che c’entra?”. E lui, prepotente e villano prosegue: “Fammi vedere la tua carta d’identità”. Cosa? Ma stiamo scherzando? Mia figlia gli ha già mostrato il titolo di viaggio valido e se ne guarda bene dal mostrargli il proprio documento. Ma cosa c’entra? Ci rendiamo conto?”

“Mia figlia non ha dei colori “teutonici” ma ha la pelle mora e potrebbe essere scambiata per una cittadina di un paese straniero – spiega Minussi contattata dalla redazione – quello che è successo domenica è vergognoso. Non è possibile che venga chiesta la nazionalità”.
Secondo quanto racconta da Minussi (peraltro presidente di Woman in White Society di Como), episodi a carattere razzista non sarebbero una novità a bordo dei mezzi pubblici di Como: “Non è il primo episodio. Ne ho visti diversi altri. Queste cose non devono succedere tanto meno ai danni di una ragazzina di 15 anni che utilizza un mezzo pubblico. E’ qualcosa di vergognoso, gravissimo”. La donna ha scritto una lettera ad Asf (gestore del trasporto pubblico cittadino) per denunciare l’accaduto.
EDIT 17.26 – Abbiamo contattato Asf per una replica e una posizione sui fatti denunciati. Ecco quanto fanno sapere: