Il tempo trascorso quotidianamente negli spostamenti casa-lavoro ha smesso di essere una semplice variabile logistica per trasformarsi in un decisivo indicatore di benessere o disagio sociale. A lanciare l’allarme è una recente e approfondita analisi pubblicata da Michael Page, società leader internazionale nella ricerca e selezione del personale, che ha esaminato come il pendolarismo influenzi direttamente la vita dei lavoratori europei.
Il legame tra mobilità, stress e produttività
I risultati della ricerca sono inequivocabili: la complessità, la durata e l’incertezza del tragitto quotidiano sono correlate a un aumento esponenziale di stress cronico, affaticamento mentale e insoddisfazione professionale. Lo studio stabilisce un nesso causale tra la durata del viaggio e diversi fattori critici:
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Perdita di tempo personale: il tragitto viene percepito come “tempo sottratto alla vita”.
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Calo della produttività: lo stress accumulato incide sulle performance lavorative.
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Turnover elevato: maggiore propensione dei dipendenti a cambiare impiego per ridurre il disagio.
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Work-life balance compromesso: crescenti difficoltà nella conciliazione tra sfera privata e professionale.
In sintesi, la mobilità non è più un semplice effetto collaterale, ma è diventata parte integrante della prestazione lavorativa.
L’emergenza transfrontaliera
Se nelle metropoli il fenomeno è evidente, nei territori di confine tra l’Italia e la Svizzera assume tratti strutturali e preoccupanti. Coì è a ridosso del confine di Como e nell’area che comprende parte del Varesotto (tra Luino e il Canton Ticino, trai bacini di pendolarismo transfrontaliero più rilevanti del Nord Italia.
A differenza dei contesti urbani organizzati, in quest’area si riscontrano criticità specifiche:
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Assenza di regia pubblica: manca un coordinamento istituzionale per la mobilità dei frontalieri.
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Egemone ricorso al mezzo privato: gli spostamenti dipendono quasi esclusivamente dall’auto individuale.
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Imprevedibilità: i tempi di percorrenza sono incerti a causa di code e colli di bottiglia ai valichi.
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Esternalità negative: congestione stradale, parcheggi saturi e inquinamento locale ricadono interamente sui residenti e sul territorio.
Il “Lavoro non retribuito”: la percezione del tempo
Uno dei punti focali dello studio di Michael Page riguarda la mutata percezione del tragitto: non più tempo neutro, ma una forma di “lavoro non retribuito” che precede e segue la giornata in ufficio o in fabbrica. Per il frontaliere, ciò si traduce in partenze anticipate all’alba, attese estenuanti alla frontiera e l’impossibilità di utilizzare il tempo del viaggio per il recupero o la produttività, data la mancanza di alternative valide al trasporto privato.
Verso una mobilità progettata: la sfida per Luino e Laveno
Mentre nei distretti industriali più evoluti la mobilità dei dipendenti è considerata un’infrastruttura strategica al pari della logistica o della digitalizzazione, nel dibattito locale il tema è spesso ridotto a questioni fiscali.
Le leve operative per passare dalla “mobilità subita” alla “mobilità progettata” sono identificate in:
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Parcheggi di interscambio basati sui flussi reali.
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Collegamenti dedicati verso i poli occupazionali, sanitari e tecnologici ticinesi.
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Integrazione tra trasporto pubblico e aziendale.
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Soluzioni di car-pooling e trasporto condiviso organizzato.
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Collaborazione transfrontaliera stabile tra Comuni italiani e istituzioni svizzere.