RADIO COMOZERO

Ascolta la radio
con un click!

Attualità

Partenze all’alba, attese estenuanti in dogana e zero tempo libero: la vita stressante del frontaliere in coda

Il tempo trascorso quotidianamente negli spostamenti casa-lavoro ha smesso di essere una semplice variabile logistica per trasformarsi in un decisivo indicatore di benessere o disagio sociale. A lanciare l’allarme è una recente e approfondita analisi pubblicata da Michael Page, società leader internazionale nella ricerca e selezione del personale, che ha esaminato come il pendolarismo influenzi direttamente la vita dei lavoratori europei.

Il legame tra mobilità, stress e produttività

I risultati della ricerca sono inequivocabili: la complessità, la durata e l’incertezza del tragitto quotidiano sono correlate a un aumento esponenziale di stress cronico, affaticamento mentale e insoddisfazione professionale. Lo studio stabilisce un nesso causale tra la durata del viaggio e diversi fattori critici:

  • Perdita di tempo personale: il tragitto viene percepito come “tempo sottratto alla vita”.

  • Calo della produttività: lo stress accumulato incide sulle performance lavorative.

  • Turnover elevato: maggiore propensione dei dipendenti a cambiare impiego per ridurre il disagio.

  • Work-life balance compromesso: crescenti difficoltà nella conciliazione tra sfera privata e professionale.

In sintesi, la mobilità non è più un semplice effetto collaterale, ma è diventata parte integrante della prestazione lavorativa.

L’emergenza transfrontaliera

Se nelle metropoli il fenomeno è evidente, nei territori di confine tra l’Italia e la Svizzera assume tratti strutturali e preoccupanti. Coì è a ridosso del confine di Como e nell’area che comprende parte del Varesotto (tra Luino e il Canton Ticino, trai bacini di pendolarismo transfrontaliero più rilevanti del Nord Italia.

A differenza dei contesti urbani organizzati, in quest’area si riscontrano criticità specifiche:

  1. Assenza di regia pubblica: manca un coordinamento istituzionale per la mobilità dei frontalieri.

  2. Egemone ricorso al mezzo privato: gli spostamenti dipendono quasi esclusivamente dall’auto individuale.

  3. Imprevedibilità: i tempi di percorrenza sono incerti a causa di code e colli di bottiglia ai valichi.

  4. Esternalità negative: congestione stradale, parcheggi saturi e inquinamento locale ricadono interamente sui residenti e sul territorio.

Il “Lavoro non retribuito”: la percezione del tempo

Uno dei punti focali dello studio di Michael Page riguarda la mutata percezione del tragitto: non più tempo neutro, ma una forma di “lavoro non retribuito” che precede e segue la giornata in ufficio o in fabbrica. Per il frontaliere, ciò si traduce in partenze anticipate all’alba, attese estenuanti alla frontiera e l’impossibilità di utilizzare il tempo del viaggio per il recupero o la produttività, data la mancanza di alternative valide al trasporto privato.

Verso una mobilità progettata: la sfida per Luino e Laveno

Mentre nei distretti industriali più evoluti la mobilità dei dipendenti è considerata un’infrastruttura strategica al pari della logistica o della digitalizzazione, nel dibattito locale il tema è spesso ridotto a questioni fiscali.

Le leve operative per passare dalla “mobilità subita” alla “mobilità progettata” sono identificate in:

  • Parcheggi di interscambio basati sui flussi reali.

  • Collegamenti dedicati verso i poli occupazionali, sanitari e tecnologici ticinesi.

  • Integrazione tra trasporto pubblico e aziendale.

  • Soluzioni di car-pooling e trasporto condiviso organizzato.

  • Collaborazione transfrontaliera stabile tra Comuni italiani e istituzioni svizzere.

© RIPRODUZIONE RISERVATA
TAG ARTICOLO:

Potrebbe interessarti:

Videolab
Turismo