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Licenziamenti in Lombardia nel gruppo dei 3 marchi famosi: prime lettere, addio 48 posti di lavoro

La crisi del Gruppo Aeffe raggiunge il suo punto di massima criticità con l’invio delle prime lettere di licenziamento, segnando un momento drammatico per il comparto moda tra l’Emilia-Romagna e la Lombardia. Nonostante la mobilitazione sindacale e istituzionale, la cessazione della Cassa Integrazione Speciale ha dato il via a un drastico ridimensionamento della forza lavoro che si sta materialmente concretizzando con le lettere consegnate nella sede riminese ma che colpisce duramente anche le sedi di Milano.

L’impatto occupazionale sul territorio milanese

Il piano di esuberi coinvolge complessivamente 221 dipendenti, tra San Giovanni Marignano (oltre 170) e  una ricaduta significativa sulla piazza di Milano (altri 48), snodo strategico per i marchi del lusso legati al Gruppo. Nelle ultime ore, diversi lavoratori hanno già iniziato ad abbandonare le proprie postazioni, confermando l’avvio formale di una procedura di licenziamento collettivo che le parti sociali definiscono devastante per il tessuto produttivo lombardo e romagnolo.

I numeri della crisi e la rottura con le istituzioni

Le ragioni del taglio risiedono in una congiuntura economica estremamente negativa per il Gruppo, che gestisce marchi iconici come Moschino, Alberta Ferretti e Pollini:

  • Ricavi 2025: Contrazione del 27% nel primo semestre.

  • Bilancio 2024: Perdite superiori al 21% rispetto all’anno precedente.

Tuttavia, la decisione della proprietà di procedere con i licenziamenti appare come una scelta unilaterale e irreversibile, arrivata nonostante le rassicurazioni del Ministero dell’Impresa circa la disponibilità di fondi per prorogare gli ammortizzatori sociali.

Prospettive e tavoli istituzionali

La portata della riorganizzazione, che minaccia l’80% della forza lavoro del sito principale e una quota rilevante degli uffici e delle attività di Milano, ha spinto le istituzioni regionali a definire inaccettabile la gestione della crisi. È prevista la convocazione di un tavolo di confronto urgente per evitare che il peso di questa ristrutturazione gravi interamente sulle comunità locali e sull’eccellenza della moda milanese.

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