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Attualità

“Maturità, meglio a distanza. Niente voti alle elementari, solo un giudizio”. Ecco il parere del Consiglio Superiore dell’Istruzione

Boccone amaro per la ministra Lucia Azzolina.

Il Consiglio Superiore dell’Istruzione sì è espresso (parere obbligatorio ma non vincolante): niente voti agli studenti delle elementari, sostituiti da giudizi e, soprattutto, raccomanda con forza esami di maturità con linea unica nazionale. Un protocollo “stringente, dettagliato e prescrittivo a garanzia della salute di tutto il personale coinvolto”, in alternativa meglio la videoconferenza.

Inutile correre rischi insomma.

Il parere arriva dopo le bozze di ordinanza circolate nei giorni scorsi, ne avevamo parlato qui:

Esami medie, maturità e promozioni, pronte le ordinanze: chi sarà bocciato, punti, tesine e colloqui. Il dettaglio

Circa le elementari, scrive il Consiglio “tenuto conto che la situazione emergenziale ha particolarmente penalizzato l’apprendimento degli alunni più piccoli, per i quali l’interazione in presenza con i docenti costituisce un elemento determinante nei processi di apprendimento, in misura maggiore rispetto agli altri gradi di scuola”, chiesto quindi un giudizio e non una valutazione numerica.
Dubbi sull’esame di terza media sostituito da una tesina giudicata dal consiglio di classe: “Suggeriamo tempi più distesi lasciando alle scuole il compito di organizzare il calendario”.
Lo avevano chiesto anche i presidi, qui:

I presidi smontano pezzo a pezzo l’esame di terza media: “Tempi stretti, valutazioni incerte, rischio contenziosi con i genitori”

In vista della ripartenza scolastica a settembre : “sarà necessario intervenire tempestivamente con provvedimenti normativi che riducano il numero minimo di alunni di ogni istituzione scolastica dimensionata e il numero minimo di alunni per classe e di conseguenza determinino l’aumento degli organici di tutto il personale della scuola, dirigente, docente, amministrativo” e inoltre “è inopportuno dare indicazioni prescrittive alle scuole sull’avvio delle attività didattiche e sulle modalità di recupero degli apprendimenti. Tale previsione”, chiude il Cspi, “è lesiva dell’autonomia delle scuole e delle prerogative del collegio docenti”.

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