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Lombardia, Ticino e il mega accordo per i frontalieri, ma l’80% si sposta (da solo) in macchina e le code sono assicurate

Solo pochi giorni fa davamo conto dell’importante accordo strategico per ridisegnare il traffico di confine. Questo l’obiettivo dell’intesa tra la Regione Lombardia e la Repubblica e Cantone Ticino.

Ma, dietro i toni ottimistici emergono criticità storiche, da ritardi sul fronte delle infrastrutture a un’utenza transfrontaliera fortemente ancorata all’utilizzo del veicolo privato.

Il trasporto su gomma e la fine del divieto di cabotaggio

Se sul versante ferroviario l’intesa si inserisce in un percorso consolidato – trainato dal successo della rete TILO, nata nel 2004 come joint venture paritetica tra FFS e Trenord – la vera rivoluzione di questo accordo si concentra sul comparto del trasporto pubblico su gomma.

Il Presidente del Consiglio di Stato ticinese, Claudio Zali, ha definito “innovativa e rivoluzionaria” l’opportunità di estendere la cooperazione transfrontaliera a questo specifico settore.

Questa storica apertura è diventata realtà grazie all’abolizione del divieto di cabotaggio nei servizi di trasporto pubblico tra i due Paesi, sancita originariamente da un accordo siglato a Roma nell’ottobre 2024 e approvato successivamente dal Consiglio dei ministri italiano.

In base a questo provvedimento, i passeggeri possono finalmente salire e scendere liberamente dai mezzi pubblici su entrambi i lati della frontiera, semplificando in modo netto gli spostamenti quotidiani. Fino a ieri, infatti, le rigide normative internazionali impedivano a un autobus italiano diretto in Svizzera (e viceversa) di effettuare il carico e lo scarico dell’utenza nelle fermate intermedie oltre confine. Si trattava di un paradosso normativo che penalizzava pesantemente i pendolari, limitando l’efficienza e la capillarità del servizio sul territorio.

Grazie alle nuove regole, le istituzioni puntano a potenziare e ampliare la rete dei bus transfrontalieri, implementando nuovi collegamenti diretti tra il Canton Ticino e le province di Como e Varese. Il fine ultimo è lo sviluppo di una mobilità intermodale strutturata, supportata da soluzioni strategiche quali:

  • I parcheggi di interscambio (park and ride);

  • Incentivi mirati al car pooling (la condivisione di un unico viaggio in auto tra più passeggeri);

  • Promozione del car sharing (il servizio di noleggio condiviso di veicoli).

I numeri del traffico: un sistema ancora dipendente dall’auto

Ma, la realtà quotidiana ai valichi di frontiera evidenzia dinamiche differenti. I dati più recenti, aggiornati alla fine del 2025 – e riportati da tvsvizzera.it – indicano che nel Canton Ticino lavorano attualmente 78.809 frontalieri. La stragrande maggioranza di questi lavoratori proviene dalla provincia di Como (che genera circa il 48% degli spostamenti totali) e dalla provincia di Varese (responsabile del 41%).

Il veicolo privato rimane la prima scelta assoluta per raggiungere il posto di lavoro. Sebbene l’introduzione di posteggi a pagamento e l’adozione del telelavoro possano parzialmente favorire nuove modalità di spostamento, il nodo centrale risiede nelle abitudini di viaggio.

I rilevamenti del Dipartimento cantone del territorio ticinese certificano infatti che oltre l’82% delle automobili in ingresso in Ticino ospita a bordo il solo conducente. Questa percentuale di auto “monoposto” sale addirittura all’87% se si considerano esclusivamente i veicoli immatricolati in Italia.

Presso le principali dogane, come Chiasso Strada o Brogeda, tale scenario si traduce sistematicamente in code chilometriche quotidiane, congestione stradale e un pesante impatto ambientale. Interpellati sulle motivazioni di questa scelta, quasi la metà degli automobilisti intervistati dichiara una netta “mancanza di alternative”.

L’intesa transfrontaliera siglata tra Lombardia e Ticino rappresenta un progresso ma la vera e più complessa sfida strategica, resta quella di modificare in modo radicale le abitudini di mobilità.

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