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Mosche bianche (furiose). Radio Taxi Como: “Turni e licenze, accordo impossibile”

Una città da circa 85mila abitanti. Un boom turistico che ha fatto registrare solo nel Comune di Como nel 2017 (ultimo dato disponibile) 688mila presenze. Numero di taxi in città: 45.

Potrebbero bastare questi pochi dati numerici per capire che, forse, un problema c’è.

Poi arrivano le lamentele dai residenti, che devono attendere fino a 40 minuti per un taxi; dagli albergatori che in reception impazziscono per trovare un’auto bianca ai loro clienti in attesa; dagli stessi taxisti che, sovraccaricati di lavoro, si rendono conto di non riuscire a gestire tutte le richieste. Senza contare quei camerieri, quegli albergatori e quei ristoratori che a fine serata si offrono di riportare in albergo o a casa i turisti che non riescono a trovare un taxi. Buon cuore ma anche guadagno.

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A quel punto capisci che probabilmente c’è tutto un sistema che non funziona più. A denunciare la situazione è Alberto Tabacco, taxista da 30 anni dopo aver raccolto il testimone dal padre, e presidente dimissionario di Radio Taxi Como, consorzio che gestisce 35 delle auto in città.
“Mi sono dimesso perché è diventato impossibile muoversi in questa situazione. Con il Comune erano stati trovati degli accordi (presentati in conferenza stampa ad aprile) ma nulla è andato a buon fine – spiega Tabacco – avevo proposto un Radio Taxi unico ma non è stato accettato, abbiamo fatto tutto un discorso sui turni con l’obiettivo di coprire le fasce più critiche e la notte ma non è andato a buon fine, così come il servizio prenotazioni che non esiste più. Ho lottato per questa cosa ma internamente non si è trovata una soluzione e il consorzio non può imporre nulla a nessuno”.

L’articolo che avete appena letto è stato pubblicato su ComoZero settimanale, in distribuzione ogni venerdì e sabato in tutta la città: qui la mappa dei totem.

E alla fine il dato di fatto è uno solo: il servizio manca. I problemi alla base sono diversi per Tabacco: “I mezzi pubblici scarseggiano, il traffico allunga i tempi di viaggio, senza contare che Cernobbio, malgrado dovrebbero esserci cinque taxi, è sempre scoperta. Così come non c’è servizio taxi sul lago e partire ogni volta da Como significa lasciare per molto tempo la città scoperta”. Risposte che ci fanno capire una cosa: mancano taxi e il numero delle licenze è bloccato dal 1972.

“Per il boom turistico siamo diventati come Rimini ma lì utilizzano le licenze stagionali mentre a Como all’interno del consorzio non c’è la mentalità per gestirle. Eppure così buttiamo via un sacco di lavoro” conclude il presidente dimissionario.

Su questa criticità, sta lavorando anche CNA Como. Il segretario provinciale Alberto Bargna: “Anche a noi sono arrivate segnalazioni di disagi purtroppo ma non mi sento di incolpare i taxisti che stanno facendo del loro meglio, per esempio con i collaboratori familiari. Il Comune ci chiede un aggiornamento sulla situazione e insieme cercheremo una soluzione: non c’è nulla di definito ancora ma prenderemo in considerazione anche l’idea di un aumento delle licenze”.

 

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