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Piazza San Rocco, la richiesta d’aiuto della lettrice: “Urla, litigi, una latrina a cielo aperto. Io, giovane donna, ho paura”

Sono parole accorate quelle inviate alla redazione da una lettrice (come sempre a redazionecomozero@gmail.com) circa la situazione notoriamente al limite di Piazza San Rocco. Litigi, urla, bisogni fisici espletati ovunque a qualunque ora, degrado generale e quindi paura reale. Parole che toccano doppiamente, perché se da un lato la lettrice denuncia con chiarezza e senza giri di parole lo stato delle cose (che sappiamo, sono oggettive e chiare per chiunque conosca la zona) dall’altro non passa al più classico contrattacco, poiché le persone indicate sono, è noto, per lo più straniere o comunque senza dimora. Piuttosto alla legittima richiesta di sentirsi sicura e protetta affianca un pensiero e si dice conscia di essere di fronte persone senza “prospettiva di vita migliore” che “andrebbero aiutate diversamente”. Un modo di ragionare giusto e civile che non offusca la legittima rivendicazione: “Voglio sentirmi sicura”. Ecco la missiva:

Buongiorno,
Sono un cittadina residente in Como e vi scrivo per la situazione che si protrae, ormai da parecchio, in piazza San Rocco. Ho deciso di contattarvi dopo l’ultimo episodio risalente giusto a ieri (25 maggio 2023).

Scendendo dal bus in Napoleona tornando dal lavoro, vedo un ragazzo di quelli bazzicanti in zona che va a espellere i propri bisogni sulle scale del sottopassaggio. Ed io, per l’ennesima volta, per raggiungere via Leoni devo andare ad attraversare dove c’è la rotonda, perché ormai, nella zona davanti alla chiesa, regna la più totale insicurezza.
Nel corso dei mesi ho assistito a qualunque tipo di scena, da litigi, a bisogni fisici emessi alla luce del sole, a urla non meglio identificate e via discorrendo. Purtroppo, mi ritrovo a passare quotidianamente dalla zona perché lì sono presenti le fermate dei bus. E se questi episodi li ho visti tra le 14 e le 17 del pomeriggio, vi lascio immaginare quando la mattina mi tocca essere in pensilina alle 6 o quando la sera arrivo verso le 20, in pieno inverno, nel buio più totale.

La zona, inoltre, è ormai nota per il tragico episodio riguardante Don Roberto Malgesini. Ciononostante, poco è cambiato. Regnano l’insicurezza (e, mai avrei voluto dirlo, ma dopo la questione escrementi mi tocca) il degrado più totale. Mi rendo ben conto che ritrovarsi a trascorrere ore e ore della propria giornata senza probabilmente un lavoro, delle prospettive di vita migliori, e condizioni di vita precarie, non sia esattamente il massimo. Forse queste persone andrebbero aiutate diversamente. Ma qui si aprirebbe un’altra parentesi e ritengo di non avere le competenze per potermi esprimere in merito.

Io vorrei focalizzare l’attenzione sul fatto che al momento la zona è lasciata andare, il sottopassaggio inutilizzabile, ed io, giovane donna, mi sentirei già poco sicura a passare da lì assieme ad uomo, figuriamoci da sola. Credo sia un diritto di noi cittadini sentirsi al sicuro nella propria città a qualunque ora del giorno. Se potessi evitare la pensilina, a maggior ragione alle 6 del mattino o alle 20 la sera, lo farei. Ma purtroppo ho questo brutto vizio di dover andare a lavorare… Anche se ovviamente ritengo che la soluzione non sia “evito la zona”, quanto invece renderla sicura.
Penso sia ora che il sindaco, o chi di competenza, inizi ad interessarsi della situazione regnante nella suddetta area.

Non ho foto o video da allegare perché non ho il coraggio di fermarmi in zona a farli. Ma penso che, almeno per i residenti, la situazione sia una questione ben nota.

Ringrazio per l’attenzione concessami
Lettera firmata (come sempre le generalità di chi scrive sono note alla redazione)

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