Dal 1° luglio 2026 cambiano le regole sull’adesione alla previdenza complementare per le lavoratrici e i lavoratori dipendenti del settore privato assunti o riassunti da quella data.
Per i nuovi rapporti di lavoro è previsto un meccanismo di adesione automatica al fondo pensione individuato dal contratto collettivo applicato. Entro 60 giorni dall’assunzione, il lavoratore o la lavoratrice potrà scegliere se confermare l’adesione, indicare un’altra forma di previdenza complementare oppure rinunciare, secondo le regole previste. Se entro 60 giorni non viene fatta alcuna scelta, l’adesione si consolida.
Il ruolo del sindacato sul territorio: l’appello della CGIL di Como
“È una novità rilevante, che riguarda il futuro previdenziale di molte persone e che deve essere conosciuta bene – dichiara Sandro Estelli, Segretario Generale della CGIL di Como – Una scelta di questo tipo non può essere affidata alla fretta, al silenzio o a una firma messa senza piena consapevolezza. Per questo è importante che lavoratrici e lavoratori si rivolgano alle delegate e ai delegati, alle categorie sindacali di riferimento e alle sedi CGIL del territorio”.
Per la CGIL di Como la previdenza complementare è una parte importante della contrattazione collettiva. I fondi pensione di categoria nascono dagli accordi tra organizzazioni sindacali e controparti datoriali e rappresentano strumenti collettivi, legati al settore in cui si lavora.
TFR e tutele contrattuali: i vantaggi dell’adesione consapevole
“Aderire al fondo previsto dal proprio contratto può consentire di valorizzare una tutela contrattuale in più”, afferma Rosaria Maietta, Segretaria CGIL Como con delega alla previdenza. “Parliamo del TFR, del contributo del datore di lavoro quando previsto dal contratto, delle agevolazioni fiscali e di una gestione collettiva con costi generalmente contenuti. Ma proprio per questo è necessario capire quale contratto viene applicato, quale fondo pensione è previsto, cosa succede al TFR, quali contributi sono riconosciuti e quali effetti produce la scelta nel tempo”.
Le criticità della Legge di Bilancio 2026 e la portabilità del contributo datoriale
Dentro le nuove regole c’è però un elemento di forte criticità. La Legge di Bilancio 2026 interviene sulla disciplina della portabilità del contributo datoriale modificando l’articolo 14, comma 6, del decreto legislativo 252 del 2005. Con questa modifica viene eliminato il rinvio ai limiti e alle modalità stabilite dalla contrattazione collettiva e si apre alla possibilità che il contributo del datore di lavoro possa confluire anche verso fondi aperti o forme pensionistiche individuali.
“Questo è un punto che per noi va contestato con chiarezza – sottolinea Estelli – Il contributo del datore di lavoro non è una quota neutra. Quando è previsto dai contratti, nasce dalla contrattazione collettiva, è parte della tutela conquistata nei CCNL e deve restare dentro quella cornice. Spostarlo verso qualunque forma previdenziale, compresi fondi aperti e strumenti individuali, significa indebolire il legame tra previdenza complementare, contratto collettivo e rappresentanza”.
Il rischio dell’individualizzazione e delle logiche di mercato
Per la CGIL di Como il rischio è evidente: si prende una tutela costruita collettivamente e la si apre a una logica sempre più individuale e di mercato. Ancora una volta, invece di rafforzare gli strumenti contrattuali e collettivi, si favorisce lo spostamento verso forme private, gestite fuori dalla dimensione negoziale che ha prodotto quella tutela.
“Non siamo contrari alla previdenza complementare – aggiunge Maietta – Al contrario, pensiamo che vada conosciuta e utilizzata consapevolmente. Ma la previdenza complementare ha senso se resta collegata alla contrattazione collettiva, ai fondi di categoria, alla trasparenza e alla partecipazione delle parti sociali. Se il contributo datoriale conquistato nel contratto può essere indirizzato verso forme aperte o individuali, si cambia la natura stessa di quella tutela”.
Difesa della pensione pubblica e servizi di assistenza ai lavoratori
La CGIL di Como ribadisce inoltre che la previdenza complementare è importante, ma non può in alcun modo sostituire la pensione pubblica.
“La pensione pubblica resta il pilastro fondamentale del sistema previdenziale – prosegue Estelli – Per la CGIL serve una vera riforma delle pensioni, capace di garantire una pensione dignitosa a tutte e tutti, con particolare attenzione a giovani, donne, lavoratrici e lavoratori precari, discontinui, con salari bassi e carriere frammentate”.
“Il rischio – conclude Maietta – è che chi oggi lavora con meno stabilità, meno salario e meno contributi si ritrovi domani con una pensione più bassa e più lontana. Per questo servono entrambe le cose: una previdenza complementare conosciuta, trasparente e collegata alla contrattazione collettiva, e una riforma della previdenza pubblica che non lasci sole le persone davanti al proprio futuro”. La CGIL di Como, presso le proprie sedi territoriali, mette a disposizione sportelli, servizi di assistenza e consulenza e le categorie sindacali di riferimento per aiutare lavoratrici e lavoratori a comprendere le nuove regole sulla previdenza complementare, le opportunità previste dal proprio contratto e gli effetti delle diverse scelte.