Al termine di un settimana piena di colpi di scena, il commento finale del sindaco sulla vicenda ciliegi – benché per interposto telespettatore – è arrivato oggi in maniera esplicita. Pesantemente esplicita. Già, perché altro non si può dedurre dall’ultimo post del primo cittadino di Como, Alessandro Rapinese, sulla sua pagina facebook (che poi, di fatto, si sovrappone con quella istituzionale dell’amministrazione, visto che il Comune non ha mai voluto aprire né un profilo social ufficiale né un ufficio stampa vero e proprio, elevando i vari “Rapinews” o “Rapinese Sindaco” a canali privilegiati).
Ad ogni modo, tornando alla vicenda dei ciliegi di via XX Settembre – che come noto ha segnato due clamorosi punti a favore dei cittadini contrari all’abbattimento – questa mattina Rapinese ha pensato di affidarsi all’eco di una chiamata giunta ieri sera durante la sua ospitata in diretta a Espansione Tv.
Nello specifico, il sindaco ha estratto e poi diffuso il video e l’audio della telefonata ascoltata durante il programma, in cui il telespettatori in onda dice testualmente così: “Mi sono preoccupato per questi ciliegi, che devo essere sincero, hanno rotto i coglioni”.
Infine, per non lasciare spazio a dubbi sulla sua totale condivisione del “delicatissimo” messaggio, il sindaco di Como ha aggiunto un hashtag chiarissimo: #ParoleSante.
Peraltro, sul fronte opposto, oggi anche uno dei politici che più si è speso per difendere i ciliegi di via XX Settembre, il consigliere regionale di Forza Italia Sergio Gaddi, ha affidato a sua volta a un video una sorta di bilancio (temporaneo) della vicenda: “Ci sono cose più importanti? Certo che ci sono cose più importanti, ci sono sempre cose più importanti. Ma la colpa è tutta del Comune che poteva risolvere la questione in un secondo (salvando i ciliegi e al limite sostituendo quelli compromessi con altri identici, ndr)”.
“Invece – ha concluso Gaddi – si è opposto a ogni ragionevolezza arroccandosi sulle sue posizioni arroganti perché vuole continuare la battaglia ed è sempre il Comune che l’ha trasformata in una questione politica, non certo i cittadini. Per noi la questione sarebbe stata risolta all’istante, ma se da Palazzo Cernezzi vogliono cointinuare la lotta, allora combattiamo”.