A proposito delle novità sulla raccolta rifiuti a Como, concordate tra Aprica, gestore del servizio, e Comune (qui i dettagli) e soprattutto sul fronte della gestione di pannolini e pannoloni riceviamo e pubblichiamo integralmente la lettera di un papà che spiega come le soluzioni proposte non abbiano alcuna efficacia rispetto alle reali esigenze delle famiglie. Le questioni sono diverse, e vengono enucleate punto per punto. Ecco la missiva (a redazionecomozero@gmail.com, cui potete sempre scrivere per ogni segnalazione, replica e commento su qualsiasi tema):
Spettabile Redazione,
sono neopapà di una coppia di gemelline che si aggiungono a una bimba di poco più di un anno (e vi lascio immaginare la quantità di pannolini che la nostra famigliola è in grado di produrre ogni giorno) oltre che contribuente di una considerevole tassa rifiuti. Devo fare un’altra premessa: la nostra coscienza ecologista è molto forte. Tanto forte che, per la lettiera del gatto usiamo sabbia che può essere gettata nel wc e per i bambini, a costo di spendere un capitale, usiamo solo pannolini biodegradabili. Che però per il Comune di Como vanno comunque buttati nel sacco dell’indifferenziata, come mostra questo screenshot:
Per questo quando ho letto il titolo dell’articolo che avete pubblicato oggi ho sperato davvero che del ritiro pannolini una volta alla settimana fosse stato risolto. E invece mi sono ritrovato a leggere che la soluzione proposta da Aprica è che noi genitori ci portiamo il nostro bel saccone (sacconi, nel mio caso) direttamente alla discarica di via Stazzi.
Tutto questo in attesa che a 1.000 fortunati tra noi venga regalato un bidone per conservarli in casa senza morire soffocati dalle esalazioni e che vengano posizionati 11 contenitori in giro per la città in cui svuotarli.
A questo punto mi sento in dovere di spiegare un paio di cose a chi pensa di migliorare le percentuali della raccolta differenziata imbottendo le nostre case di pannolini sporchi:
1. Secondo Aprica, avvallata dal Comune, ha senso che ogni famiglia produttrice di pannolini maleodoranti li tenga in casa o sul balcone sotto il sole e il sabato (perché si presume che in settimana uno lavori) si carichi i suoi bei sacconi in macchina per portarli di persona in discarica. Cioè facendo a sue spese esattamente quello che fa un camion Aprica già in giro a raccogliere anche altro. Bella visione ecologista e grande soddisfazione per l’utente che pagherà la stessa tassa rifiuti per farsi da sé il lavoro.
2. Per quanto riguarda il bidone omaggio, mi dispiace rovinarvi la sorpresa ma le famiglie con neonati ne hanno già uno per raccogliere i pannolini quindi mi sento di consigliarvi di utilizzare meglio quei soldi.
3. Undici contenitori per pannolini sporchi dislocati per la città dove? Non sicuramente in centro storico perché sarebbe un vero abominio. Il che significa che chi come noi vive in città murata, ma senza posto auto, dovrà attraversare via Vittorio Emanuele tra i turisti portandosi il suo bel saccone di merda (scusate ma è la realtà) per raggiungere il contenitore più vicino? Per poi trovarlo come? Come i bidoni della Caritas stracolmi con i sacchi abbandonati fuori? A livello igienico e pratico mi sembra un salto indietro di 50 anni!
4. Avete poi pensato al caregiver di un anziano col pannolone? Vi immaginate la moglie ottantenne che porta i pannoloni del marito allettato al bidone o in via Stazzi? O la badante con anziano sottobraccio? Avete idea di quanti pannoloni usi un anziano in una giornata per evitare piaghe? E di quanto siano grandi? Non scherziamo.
Ora, io comprendo lo spirito di voler costringere con le cattive le persone a produrre meno rifiuti indifferenziati ma farlo sulla pelle di bambini e anziani è davvero una presa in giro intollerabile. Iniziate magari mettendo cestini per la raccolta differenziata in giro per la città, poi ne riparliamo. Spero che chi di dovere, evidentemente senza figli o nonni fragili, ci ripensi.
Cordiali saluti
Sergio Martinelli
