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Attualità

Rovi: “Via le orribili aiuole da piazza Cavour. Il verde disegni l’antico porto e torni la statua di San Giovanni”

Tra i tanti interventi/commenti ai recenti articoli che abbiamo dedicato a piazza Cavour, uno di oggi ha attirato più di un’attenzione. E’ quello del consigliere comunale di Civitas Guido Rovi, che al di là della laurea in disegno indutriale e delle numerose docenze, ha una grande passione e conoscenza della storia locale. Interessi e formazione che nella proposta che avanza, si avvertono.

Parlando della situaizone poco felice, per usare un eufemismo, di piazza Cavour, Rovi premette che “bisogna anche capire il perché è così”.

“Le altre piazze Vittoria, Mazzini, Volta, hanno al centro un monumento risorgimentale che le struttura. Piazza del Duomo, Grimoldi e San Fedele hanno un sagrato, quest’ultima per mille anni ha ospitato poi il mercato – spiega Rovi – Piazza Cavour aveva una modesta fontana che ne progettava lo spazio, ma senza quella è diventata un deposito di piante e alberi senza una reale progettazione. Insieme a Piazza Roma mostra le criticità di porti interrati e quindi come un tempo ci si attraccavano le barche poi per molto tempo si sono messe le auto, perché sono dei piazzali. Piazza Roma perlomeno ha le essenze piantate come un viale, quindi è molto meglio”.

Ma è proprio con un richiamo alla storia del porto là dove oggi si passeggia, che Rovi lancia qualche idea per un futuro (e auspicabile) ridisegno della piazza.

“Per sistemare Piazza Cavour le linee guida sono abbastanza semplici – dice il consigliere comunale – eliminare le orribili aiuole e salvare gli alberi, perché ormai ci sono è definireb con un disegno la forza vecchio porto lasciando il verde semplicemente a prato, magari a mezzaluna. Costruire un podio monumentale moderno (scolpito) da posizionare verso il lago e porre la statua di San Giovanni Nipomuceno ora sulla darsena di villa Sucota, magari rifacendo la pavimentazione della piazza ispirandosi alle composizioni degli attrattisti comaschi, dando ulteriore identità al luogo”.

“Poi ci sono le panchine – conclude Rovi -che potrebbero benissimo essere poste sotto gli alberi liberati dalle aiuole così da lasciare all’ombra chi le usa (non come negli ultimi 40 anni). Poche cose semplici, molto diverse, che qualifichino il luogo insomma”.

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8 Commenti

  1. I dibattiti disarticolati in cui ciascuno porta le proprie idee sono encomiabili, forse, ma lasciano l’impressione che abbiano per priorità il solo rilanciare il nome dell’uno o dell’altro proponente in vista delle elezioni.
    Dodici anni fa venne indetto un concorso di architettura riguardo al nuovo fronte lago… venne vinto da uno studio affermato (Cino Zucchi).
    Perchè non vengono ripresi quei progetti? Sono ancora validi? Possono essere aggiornati?
    Perchè il progetto giardini a lago è stato stralciato da un masterplan complessivo?
    Perchè il progetto di arredi (discutibile prima ancora di essere presentato) è stato rifatto (male) limitandolo al solo comparto nuove paratie?
    Perchè non si organizza un nuovo concorso complessivo e lo si porta a realizzazione?
    Ordine degli architetti: esisti per qualcosa o ti limiti a riscuotere le iscrizioni annuali all’albo?
    La coerenza formale è spesso garanzia di qualità nello spazio pubblico… fare tante proposte diverse, indire concorsi e non realizzarli o affidare appalti pezzo a pezzo è il modo migliore per spendere tanti soldi e avere risultati scadenti.
    Una città che non organizza concorsi di architettura ha due strade: affidarsi agli uffici tecnici degli speculatori o restare immobile.

  2. sono sorpreso che l’argomento piazza Cavour salti fuori solo ora,dopo quarant’anni..e non c’entra la campagna elettorale,ce ne sono state parecchie nel frattempo.Certo non e’ semplice trasformare quello che era un porto in una piazza,ed i paragoni con le altre piazze cittadine mi sembrano per questo fuori luogo:ma da li’ a fare una specie di parcheggio,per giunta senza potervi parcheggiare,ce ne corre.credo che pochi interventi sarebbero sufficienti a migliorarne l’aspetto,ma escludo che la statua sia tra questi.

  3. Il verde che disegna l’antico porto, il podio monumentale dove porre la statua di San Giovanni Nipomuceno, la pavimentazione della piazza ispirata agli astrattisti comaschi…..affidarsi ai simbolismi evocativi per costruire l’ambiente di una piazza non da nessuna qualità allo spazio e nemmeno la vera memoria di uno spazio vissuto, che ne evochi il suo ricordo e la storia passata, ma rischia di mettere solo in scena una natura morta che é solo un costo da mantenere…..

  4. Buonasera,
    Ancora Tanti Aguri di Cuore di Buona Pasqua. Condivido le osservazioni di Guido Rovi, in più negli anni ho scrissi spesso su Piazza Cavour. Deve essere una Piazza vissuta, e una statua al centro o una fontana ci deve stare assolutamente. Condivido anche le prese di posizione di Robert Anthony Webber, general manager dell’hotel Barchetta Excelsior che si affaccia proprio su piazza Cavour, che vi ha raccontato cosa ne pensa. L’ Architetto Franchini l’ha definita una delle più insulse piazze fronte-lago d’Italia, fatta di cespugli, fontanelle improbabili e alberi piantati a caso. Cosa ne pensa lei dal suo osservatorio in primissima linea?
    Ci troviamo di fronte a uno spazio disomogeneo e senza una logica. Così appare inevitabilmente questo spazio a chi lo osserva con un minimo di occhio critico. E gli elementi da sottolineare sono molteplici. Parto da quello più evidente, sotto ogni punto di vista: l’illuminazione. Siamo nella città di Alessandro Volta e in piazza Cavour ci sono dei lampioni orribili che producono una luce orribile. Sembra di essere in autostrada o in un’area di sosta o fuori da un autogrill. Non è accettabile per la bellezza del luogo in cui ci troviamo e per il fatto che sia la città di Volta.

    Anomalie anche sul fronte del verde, pare di capire.

    Certo. Non comprendo come si possa creare un’architettura verde così improvvisata. Ci sono tre siepi diverse tra loro. Ci sono piante di alloro, degli oleandri. Insomma una grande confusione. Una situazione spiacevole perché questo dovrebbe essere un fiore all’occhiello. Si parla sempre, va ricordato, del cosiddetto “salotto buono della città”.

    Intervenire però potrebbe magari comportare dei costi troppo elevati?

    A mio parere si potrebbero studiare degli interventi ad hoc senza immaginare delle spese eccessive. Si tratterebbe di cominciare pensando a come dare una sorta di omogeneità all’intera area. Un punto di partenza innanzitutto credo sia proprio l’illuminazione che è uno degli elementi fondamentali, per poi passare a tutto il resto, occupandosi delle aree verdi e dei piccoli interventi di giardinaggio.

    Como è anche piazza Cavour, sulla riva del lago, con i suoi caffè e i suoi tavolini all’aperto, immensa distesa ai miei occhi di bambino, davanti alle tende che si gonfiavano come vele. Il selciato è stato costruito sopra il porto, di cui si avverte anche la presenza invisibile. Da una parte infatti si allarga la piazza, bellissima e ariosa, ma dall’altra i gradini scendono fino all’acqua e i battelli, pronti a salpare, contribuiscono a creare una vivificante atmosfera, di leggerezza e di euforia.
    Ogni tanto la piazza si allagava. Uso l’imperfetto non perché oggi il fenomeno non si ripeta, ma perché ha preso la denominazione di acqua alta, che è così diventata, nei mezzi di informazione, quasi tributaria di quella di Venezia, la regina dell’acqua alta, per di più con cicli periodici; mentre bisogna restituire al lago non solo l’origine del verbo ad-lagare, ma anche la sua straripante, imprevedibile esuberanza: come attesta la rana, scolpita nel Quattrocento sulla Cattedrale, a ricordo, secondo alcuni, di un innalzamento memorabile del lago, quasi una sollevazione. Ricordo anche una presa di posizione del ex direttore de La Provincia Giorgio Gandola :

    Conosco bene l’argomento, non mi dilungherò raccontando nel dettaglio il giorno in cui Innocente Proverbio scrisse al giornale dicendo che avevano costruito un muro (la lettera arrivò sulla scrivania di Pietro Berra che lo richiamò per accertarsi che con un nome così non si trattasse di uno scherzo). Non aggiungerò nulla sul sabato in redazione quando venne il momento di pubblicare le migliaia di nomi e cognomi di comaschi che avevano scritto al giornale chiedendo di abbatterlo (verso le sette di sera il capo redattore Francesco Angelini e il manipolo di valorosi in Cronaca non erano ancora certi di riuscire a metterli in pagina tutti, quei nomi). Non occorre neppure ricordare il lavoro che l’intera redazione svolse per settimane (un grazie però lo meritano Emilio Frigerio, Stefano Ferrari, Gisella Roncoroni, Paolo Moretti, lo stesso Pietro Berra, Anna Savini, insieme con Michele Sada, Dario Alemanno e Alessio Brunialti).
    Ricordo tutto questo e molto altro, ma domani compilerò la cartolina de La Provincia per un motivo più banale, concreto: il danno che il progetto funesto delle paratie ha causato al di fuori di Como.
    Ne ebbi completa consapevolezza un paio di settimane dopo essere arrivato alla direzione del Cittadino di Monza, quando a quello che consideravo un buffetto rispose incrociando i guantoni da pugilato l’allora prima cittadino brianzolo. Della gragnuola di epiteti incassati, soltanto uno mi mise in crisi davvero. Fu quando mi sentii dire a bruciapelo: “Ma cosa volete insegnare voi comaschi, che avete costruito il muro!”.
    “Io il muro non l’ho costruito” avrei voluto rispondere, “io sono uno di quei giornalisti e di quei comaschi che il muro l’ha fermato!”. Invece stetti zitto. Perché tutti i torti quel sindaco non li aveva, un po’ in colpa mi sentivo davvero, avendo fatto molto ma non abbastanza per impedire quello scempio.
    Quattro anni dopo siamo ancora qua, fermi come il palo della banda dell’Ortica che “per sentirci ci sentiva poco o niente ma per vederci non ci vedeva un accident”. Non so se compilare una cartolina servirà, non so se Renzi ascolterà, non so se potrà combinare qualcosa più del nulla di chi finora ha messo mano, per quello che importa però io ci sono. Con le prime firme abbiamo bloccato il muro, con queste speriamo venga restituito alla città il lago. E qui senza muro e dopo milioni di euro spesi con le paratie siamo ancora al palo…
    Ma la Piazza va rivista completamente, ha ragione il Professor Antonio Franchini, verde, illuminazione, panchine, pulizia, Fontana ⛲️ o Statua al centro. Si può andare in Svizzera ?? o Francia ?? per vedere.
    Un abbraccio forte
    Davide Fent
    @davidefent

  5. Soprattutto togliendo dal lungolago antistante piazza Cavour, quell’accozzaglia di natanti che ostruiscono e alterano la vista del lago.

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