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San Francesco, torna il dormitorio notturno. Appello di Como Accoglie

La foto pubblicata da ComoAccoglie non ha bisogno di analisi precise: descrive perfettamente quanto sta accadendo. Solo sotto i portici della ex chiesa di San Francesco circa una quindicina di persone allestisce, ogni notte, un piccolo campo per riposare. Si tratta di una delle molte situazioni ormai normalizzate in città.

Sono le ultime ore poi anche i tendoni di via Sirtori verranno smantellati, probabilmente già domattina. Da settimane ComoAccoglie lancia l’allerta. Con la fine dell’inverno il servizio Emergenza Freddo ha chiuso i battenti. Dal giorno dopo circa una cinquantina di persone – tra senzatetto italiani e migranti – è tornata a dormire in strada. Da allora l’associazione ha evidenziato come altrettanti senza fissa dimora dalla fine di aprile – appunto con lo smantellamento dell’ultimo luogo di accoglienza – avrebbero subito la stessa sorte.

La questione è arrivata anche in Consiglio Comunale con il capogruppo di Svolta Civica, Vittorio Nessi:

Migranti, Nessi: “Nessuna risposta”. Locatelli: “No a nuove strutture”

Ieri, poi, l’associazione ha manifestato in piazza Volta:

Como Senza Frontiere, manifestazione in piazza Volta: “Un tetto per tutti”

Così dal gruppo è arrivato un accorato appello pubblico:

“Alla fine di aprile, con il termine dell’accoglienza ai tendoni allestiti nel chiostro del Cardinal Ferrari, le strade e i portici di Como accoglieranno altre cinquanta persone che si aggiungeranno a quelle già senza riparo da inizio mese – chiusura della struttura “Emergenza Freddo. Le istituzioni – che abbiamo ripetutamente sollecitato in tutti questi mesi – non hanno fornito nessuna risposta.

La Caritas ha dato un grande contributo durante l’inverno allestendo i tendoni. Il vescovo ha sollecitato le parrocchie a impegnarsi concretamente nell’accoglienza.

Noi volontari di Como accoglie continuiamo a dare un minimo di sostegno e di aiuto concreto a queste persone, italiane e migranti.

Rivolgiamo un appello a tutte le realtà associative comasche, religiose e non, perché si attivino per realizzare forme di accoglienza diffusa: una, due, tre persone cui mettere a disposizione uno spazio per garantire a queste persone non solo una vita umana e dignitosa, ma per permettere loro di perseguire un percorso di integrazione impedito dal vivere su un marciapiede – non è pensabile presentarsi al lavoro senza la possibilità di lavarsi e di lavare i propri indumenti .

Noi volontari ci rendiamo disponibili a offrire la nostra assistenza per rendere possibili e gestire queste forme di accoglienza.
Estendiamo la richiesta di collaborazione a tutti quanti già in passato hanno dimostrato sensibilità verso queste persone in condizioni di fragilità e a rischio di esclusione sociale.

Invito rivolto a tutte le realtà associative e organizzazioni di Como e provincia”.

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