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Se questo è uno stadio. La rabbia dei tifosi: “Per noi è casa. L’hanno dimenticata per 20 anni”

Il Sinigaglia non è solo uno stadio, è un monumento storico e va tutelato. Una frase sentita innumerevoli volte e che certamente ha un fondo di verità.

L’opera di Giovanni Greppi, tra le prime di stampo razionalista, per la storia dell’architettura e della città è molto più di un impianto sportivo. Lecito domandarsi però se, per tutelarne l’originalità (comunque perduta con lo smantellamento del velodromo) lo si debba abbandonare a se stesso.

Lo dimostrano le condizioni in cui versa: muri scrostati, muffa, umidità, strutture metalliche che spuntano dal cemento.

Così da tempo i tifosi e i cittadini chiedono che questa parte della città – che comprende anche icone quali il Novocomum, l’Aeroclub e lo Yacht Club – torni a splendere con un progetto di rinnovamento.

“Per noi tifosi il Sinigaglia è una casa e vorremmo che fosse tenuta in ordine e vivibile come le nostre – racconta Alessandro Giummo, portavoce dei Pesi Massimi, storica ala della tifoseria del Como 1907 – Invece lo cose vanno diversamente: i bagni sono indecenti, ci sono impalcature non a norma e due settori su quattro sono inagibili. Nel 2014 noi tifosi lo abbellimmo con la scritta ‘Como’ sulle gradinate. Ci piacerebbe rinfrescarla ma quella zona non è agibile”.

Giummo lo sottolinea senza mezzi termini. “Oggi lo stadio è simbolo di degrado e non siamo arrabbiati solo in quanto tifosi ma soprattutto come comaschi – sottolinea – Cerchiamo di fare la nostra parte: durante il lockdown abbiamo venduto mascherine per acquistare vernici e materiali da donare a Per Como Pulita per rimettere in sesto piazzale Borgonovo”.

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“Non è però nostro compito occuparci dello stadio, da vent’anni in questo stato – continua – Noi non siamo contro qualcuno, chiediamo che venga fatto qualcosa per questa situazione. Nessuno chiede di regalare lo stadio, bensì di andare incontro alla società nell’interesse della città”.

Il gruppo si è ritrovato lunedì 13 luglio per manifestare davanti al Comune. “Finché non vedremo una firma non ci fermeremo” conclude Giummo.

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