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Sei nuovi sacerdoti a Como: l’ordinazione in Cattedrale. Ecco chi sono

Una giornata di festa e profonda spiritualità per la Diocesi di Como. In mattinata la Cattedrale di Como ha ospitato la celebrazione delle ordinazioni presbiterali.

Per l’imposizione delle mani e la preghiera consacratoria del Vescovo di Como, il Cardinale Oscar Cantoni, sei novelli sacerdoti hanno fatto il loro ingresso ufficiale nel ministero. Di questi, tre appartengono al clero diocesano e tre alla congregazione dei Chierici Regolari Somaschi.

Chi sono i sei novelli sacerdoti

Il panorama delle nuove vocazioni unisce il territorio locale a una forte vocazione internazionale. Ecco l’elenco dettagliato dei sei nuovi presbiteri:

Clero Diocesano di Como

  • Don Giovanni Ballerini, 32 anni, originario della parrocchia dei Santi Ippolito e Cassiano di Olgiate Comasco

  • Don Daniel Giulio Bruno Degli Esposti, 25 anni, proveniente dalla Comunità pastorale dei Santi Vito, Modesto e Siro di Lomazzo

  • Don Carlo Tettamanti, 26 anni, della parrocchia dei Santi Cosma e Damiano di Civello, nel comune di Villa Guardia.

Chierici Regolari Somaschi (Religiosi)

  • Padre Iosif Butacu, originario della Romania;

  • Padre Cosmas Chimezie Iriaka, originario della Nigeria;

  • Padre Emmanuel Okechukwu Eze, anch’egli originario della Nigeria.

Il calendario delle Prime Messe

Le comunità locali si preparano a festeggiare i novelli sacerdoti con le prime celebrazioni eucaristiche ufficiali, previste per domenica 14 giugno 2026:

  • Don Giovanni Ballerini: ore 10:30 a Olgiate Comasco, nella chiesa dei Santi Ippolito e Cassiano.

  • Don Daniel Degli Esposti: ore 10:30 a Lomazzo, nella chiesa di San Vito.

  • Don Carlo Tettamanti: ore 10:30 a Civello (Villa Guardia), nella chiesa dei Santi Cosma e Damiano.

  • I tre padri Somaschi (padre Iosif, padre Cosmas e padre Emmanuel): celebreranno la loro Prima Messa insieme domenica 14 giugno alle ore 10:00, presso il Santuario del Santissimo Crocifisso di Como.

Il testo integrale dell’omelia del Vescovo, Cardinale Oscar Cantoni

Le letture appena proclamate ci aiutano a interpretare ciò che sta avvenendo fra noi, nel corso di questa celebrazione eucaristica. Non riguarda solo questi sei ordinandi presbiteri: tutti siamo coinvolti per comprendere a fondo quali doni il Signore ancora ci riserva, impegnati in prima persona a incarnare ciò che ascoltiamo e a riconoscere e sostenere, con la preghiera e la nostra affettuosa vicinanza, la missione particolare a cui il Signore destina questi nostri fratelli.

Essi si dedicheranno al servizio della nostra Chiesa comense, ma anche, con il carisma della vita religiosa, al bene di tutta la Chiesa, specialmente dei poveri e dei bisognosi, degli orfani e delle persone ferite, ovunque la Provvidenza li destini. A ciò siamo richiamati dalla presenza dei tre ordinandi padri Somaschi, che siamo lieti di accogliere, memori e grati del contributo dei religiosi Somaschi nelle multiformi opere di carità, che essi promuovono nella nostra Chiesa.

Nella prima lettura è stata proclamata la missione giubilare del profeta Isaia, chiamato ad essere ministro di grazia per i poveri, i prigionieri, i ciechi, gli oppressi. Gesù dà volto e carne proprio a questo programma, assume personalmente la missione giubilare del profeta, ma in un modo che nessun ebreo poteva aspettarsi, tanto che molti non hanno saputo riconoscerlo come il Messia atteso.

L’unto del Signore, invece di proteggersi in luoghi sacri e immuni dal mondo, deve immergersi quotidianamente in esso, anzi in quelle parti che il mondo tende ad escludere. Questo è il compito missionario a cui siamo richiamati noi tutti, investiti del comune sacerdozio battesimale, come pure questi nostri fratelli ordinandi che vivranno la ministerialità nel sacramento dell’Ordine.

Le vostre giovani vite, cari amici che state per essere ordinati presbiteri, siano innestate nella stessa missione giubilare di Gesù, che Egli ha trasmesso alla sua Chiesa.

Il gesto della imposizione delle mani imprima in voi la potenza del ministero messianico di Cristo Gesù, così che voi stessi, con tutto il popolo santo, possiate sperimentare la forza creatrice e vivificante dello Spirito santo. Anche se la sua azione è invisibile, non si tratta di un passaggio passeggero o ininfluente, ma di una potenza di grazia permanente e corroborante.

Siate certi che lo Spirito Santo agirà in voi, perché Egli è solito giungere là dove noi operiamo prima di noi: opera con noi e meglio di noi e prosegue la sua opera anche dopo di noi. Lo Spirito Santo suscita e sviluppa creazioni sempre nuove, anche in luoghi e in occasioni che noi crederemmo impermeabili alla sua azione.

La seconda lettura offre saggi consigli per vivere, come compagni di viaggio, l’avventura umana, ma con quella freschezza e serenità di cuore che caratterizza e distingue i discepoli di Cristo, comprese le nostre Comunità cristiane. Vi invito perciò ad essere una presenza amica verso tutti, vicini a chi è scoraggiato, a chi vive particolari ferite dello spirito e a promuovere iniziative di bene, anche davanti a chi le rifiuta.

La magnanimità verso tutti si può tradurre anche nel restituire a ogni persona la convinzione di essere amata, al di là delle sue manchevolezze. Tutto con animo lieto, come ci ricordava il nostro amato vescovo, Alessandro Maggiolini: “Un santo triste è un triste santo”.

Non dimentichiamo, poi, che solo la gioia di preti felici, di famiglie capaci di testimoniare la bellezza della fedeltà, di Comunità parrocchiali che sanno tessere e coltivare relazioni gioiose e accoglienti, sono la vera calamita per nuove vocazioni!

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