RADIO COMOZERO

Ascolta la radio
con un click!

Foto di Nuun Std. da Pixabay
Attualità

Sentenza sulle divise da lavoro nei supermercati (anche) della Lombardia: “Il tempo per vestirsi va pagato”

Il diritto alla retribuzione del “tempo tuta” torna prepotentemente al centro del dibattito giuslavoristico italiano. Una recente e storica sentenza del Tribunale del Lavoro di Bologna contro Coop Alleanza 3.0 sta creando un precedente fondamentale che riverbera con forza anche in Lombardia, regione dove il tema della vestizione obbligatoria è già stato oggetto di aspre battaglie legali.

La sentenza: vestizione e svestizione sono Orario di Lavoro

La giudice Simona Santini ha stabilito un principio inequivocabile: i minuti impiegati per indossare e togliere la divisa aziendale e i DPI (Dispositivi di Protezione Individuale) rientrano nel potere direttivo del datore di lavoro. Pertanto, devono essere pagati.

I punti chiave del verdetto:

  • Quantificazione: riconosciuti 10 minuti giornalieri come tempo congruo.

  • Arretrati: l’azienda è stata condannata a corrispondere le differenze retributive maturate negli anni.

  • Obbligatorietà: se la divisa è necessaria per il servizio (come nei reparti freschi), il tempo per indossarla non è “tempo libero”.

Il sindacato Usba ha parlato di “vittoria storica. Per anni Coop Alleanza 3.0 ha ignorato le richieste dei dipendenti, pretendendo che il cambio della divisa, atto obbligatorio per svolgere il servizio, avvenisse al di fuori del normale orario di lavoro, regalando di fatto decine di ore all’anno di lavoro gratuito all’azienda. Oggi quella pratica crolla”. I lavoratori coinvolti, nello specifico, avevano svolto mansioni nei reparti freschi e freschissimi.

Nella decisione, spiega il sindacato “viene confermato che indossare i Dpi (Dispositivi di protezione individuale) e la divisa aziendale è un’operazione svolta sotto il potere direttivo del datore di lavoro; da oggi in avanti, Coop Alleanza deve riconoscere 10 minuti al giorno per la vestizione e svestizione degli indumenti aziendali”.

“Chi indossa una divisa per produrre profitto non deve farlo a proprie spese – chiude il sindacato – Questa sentenza rappresenta un precedente fondamentale non solo in Coop Alleanza ma per tutto il settore della Grande distribuzione organizzata (Gdo) nel territorio nazionale”.

Il precedente lombardo: il caso Malpensa

La vicenda di Bologna non è isolata e – in tema di abiti da lavoro – richiama una vicenda appena accaduto in Lombardia. Come riportato qui, un caso analogo ha coinvolto un’importante azienda operante presso l’aeroporto di Malpensa.

Anche in quel caso, i giudici hanno dato ragione ai lavoratori, stabilendo che la società aeroportuale non solo deve retribuire il tempo di vestizione, ma ha anche l’obbligo di lavare le divise aziendali. Il principio cardine è lo stesso: se il datore di lavoro impone l’uso di una determinata foggia o di indumenti protettivi per ragioni di igiene o sicurezza, i costi (di tempo e di manutenzione) non possono ricadere sulle spalle del dipendente.

L’Impatto per le imprese in Lombardia

Dall’indotto di Malpensa alla grande distribuzione di Milano e Brescia, questa giurisprudenza mette in guardia le aziende lombarde. I criteri di conformità per evitare contenziosi legali stanno diventando sempre più stringenti:

  1. Tracciabilità: i sistemi di timbratura dovrebbero essere posizionati prima degli spogliatoi.

  2. Manutenzione: il lavaggio dei DPI è a carico dell’azienda per garantire l’efficacia protettiva.

  3. Accordi Sindacali: la contrattazione di secondo livello dovrà integrare queste specifiche per evitare ricorsi collettivi.

Tabella: sintesi dei diritti sul “Tempo Tuta”

Elemento Status Giuridico Nota
Vestizione Retribuita Se imposta dal datore di lavoro
Svestizione Retribuita Inclusa nell’orario di fine turno
Lavaggio Divise A carico Azienda Obbligatorio per DPI e igiene
Arretrati Recuperabili Generalmente fino a 5 anni

Conclusione: un nuovo standard di dignità

Queste sentenze segnano il tramonto di una “pratica illegittima” durata troppo a lungo. In una regione produttiva come la Lombardia, dove il lavoro turnista e l’uso di divise tecniche riguardano centinaia di migliaia di operatori, il riconoscimento del tempo tuta rappresenta un passo avanti decisivo verso la trasparenza e il rispetto dei contratti nazionali.

© RIPRODUZIONE RISERVATA
TAG ARTICOLO:

Potrebbe interessarti:

Videolab
Turismo