Confesercenti non ha dubbi e si schiera totalmente a favore del pugno duro del Comune di Como contro la vendita abusiva delle mimose, culminato l’8 marzo scorso nel sequestro di 789 mazzi di fiori e multe per 18mila euro. Per usare le parole della stessa associazione, Confesercenti “rigetta l’interpretazione che tali azioni siano vessatorie e indirizzate verso soggetti deboli. Non si aiuta nessuno elevando l’illegalità a sistema diffuso e tollerato: i cittadini italiani e stranieri hanno bisogno di un lavoro legale equamente retribuito per essere inseriti appieno nelle comunità dove vivono”.

“Ringraziamo il Comune di Como e in particolare l’assessore alla polizia locale Elena Negretti e il vicesindaco Alessandra Locatelli per aver intrapreso un’azione di contrasto alla vendita abusiva di fiori in occasione della festa dell’8 Marzo – afferma il presidente dell’associazione Claudio Casartelli con una nota – Avevamo sollecitato tale tipo di intervento e ci auguriamo che tali azioni si ripetano anche in occasione delle prossime festività, quando puntualmente in città spuntano venditori abusivi con ogni tipo di merce”.

Locatelli, in particolare, aveva già ribadito la volontà della linea dura ringraziando la Polizia Locale: “Quest’anno abbiamo intralciato il “lavoro” degli abusivi che in questi giorni di festa si riempiono le tasche alla faccia degli onesti commercianti – aveva dichiarato il vicesindaco – Certo c’è ancora molto da fare dopo anni di permissivismo e tolleranza, ma non si molla. Non significa trascurare altri reati, come vorrebbe lasciar intendere qualche buonista protettore della categoria dei venditori abusivi, significa contrastare tutti i reati, compreso questo”.

“I soldi dati ai venditori abusivi alimentano un racket che sfrutta gli stessi venditori, ai quali va in tasca un minima parte degli incassi: uno Stato serio non tollera l’illegalità diffusa, ma avvia percorsi di avviamento lavorativo legale per il pieno inserimento di cittadini italiani e stranieri all’interno della comunità – prosegue Casartelli – Ricordiamo, infine, che una impresa legale con il pagamento delle sue imposte contribuisce a finanziare scuole, ospedali e opere pubbliche, mentre gli abusivi non versano un centesimo nelle casse pubbliche e non pagano affitto dei locali e utenze, alimentando una concorrenza sleale che danneggia le imprese oneste”.