Bisogna precisare che il nuovo sindaco di Como, Alessandro Rapinese, non ha fatto alcuna polemica. Ha sottolineato di aver sentito l’ormai predecessore Mario Landriscina e evidenziato come molto probabilmente domani si incontreranno per confrontarsi su tutti i faldoni, caldi e meno caldi, aperti sulla scrivania del primo cittadino.
Detto questo è impossibile non sottolineare come quello di stamattina sia stato uno sgarbo istituzionale senza precedenti.
Come raccontavamo poco fa Rapinese ha firmato i documenti diventando il 13mo sindaco di Como dal dopoguerra, primo civico puro della storia cittadina.
Sia chiaro, non vi è alcun protocollo ma la prassi vuole per rispetto del ruolo e dell’istituzione (prima ancora che per il pur doveroso rispetto della persona) che il primo cittadino uscente stringa la mano e incontri il successore. Per stare solo ai tempi più recenti è accaduto per Bruni e Lucini e poi per Lucini e lo stesso Landriscina. Foto di rito, caffè al bar e poi incontro privato, più o meno lungo.
Oggi non è successo ed è un peccato perché al di là delle foto a uso giornalistico l’incontro nel giorno dell’investitura segna sempre, pur nelle profondissime quando anche laceranti differenze politiche, un momento di pura democrazia.
Il sindaco Rapinese ha poi spiegato di aver sentito ancora per telefono Landriscina: “Ci incontreremo e ci confronteremo su tutti i temi già domani”.
E lo stesso ex sindaco ha confermato poco fa a ComoZero: “Ieri è andata lunga con la nomina e oggi sono fuori Como per un impegno già preso, ci vedremo nelle prossime ore”. Legittimo, ci mancherebbe.
Resta comunque l’assoluta anomalia nel giorno dell’ufficialità. Peccato.