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Sinfonie di abbinamenti: quando il vino incontra l’alta gastronomia del Lago

Il lago di Como è considerato ormai una delle mete più chic al mondo; l’angolo di paradiso non lontano da Milano è frequentato da vip e per questo motivo il lusso non manca. Non è un caso, infatti, che la produzione vinicola e la scelta delle bottiglie rispecchi questo trend: l’alta gastronomia lacustre ha costruito un’identità precisa in cui i prodotti del territorio danno modo di scoprire da vicino la specialità di alcune bollicine esaltandole.

Il territorio come punto di partenza

Prima ancora di parlare di calici, bisogna capire di cosa è fatto questo territorio. Il Lago di Como ha microclimi che cambiano nel giro di pochi chilometri, una tradizione ittica che resiste nonostante tutto, erbe aromatiche che crescono sui versanti delle colline e danno ai piatti una nota quasi selvatica. Il pesce di lago come lavarello, agone, persico è delicato ma di carattere e vuole vini che lo trattino con rispetto, non con prepotenza.

Negli ultimi anni si è diffusa una tendenza interessante: proporre abbinamenti verticali, cioè seguire un’intera cena con vini che raccontano una progressione. Si parte da qualcosa di fresco e minerale, si sale verso strutture più rotonde, si chiude con una proposta più persistente. È un racconto. E come tutti i racconti, funziona solo se c’è coerenza.

La Champagne a tavola: un classico che non invecchia

Tra le scelte che ritornano per l’aperitivo, il benvenuto dello chef, i primi piatti più delicati, lo Champagne mantiene una posizione difficoltosa da scalfire. Non per snobismo, ma perché tecnicamente è difficile trovare qualcosa che faccia meglio con certi tipi di preparazioni.

Le bollicine di qualità, soprattutto quelle a base di Chardonnay, portano con sé una tensione acida e una finezza di bollicine che puliscono il palato evitando di svuotarlo. Lasciano spazio al boccone successivo.

Ne è un esempio la magnum di Ruinart Blanc de Blancs, una bottiglia che ha una presenza scenica indiscutibile ma che convince soprattutto per quello che c’è dentro. Fresca, vibrante, con note di limone e gelsomino e una trama fine che non cede mai verso il pesante: è il tipo di vino che si presta bene a un tavolo condiviso, dove la conversazione è lunga e il pasto si allunga con lei.

Dopotutto, l’etichetta è un’antica maison di Champagne, fondata nel 1729, e il Blanc de Blancs è da sempre il vino che meglio ne incarna la filosofia: eleganza senza ostentazione e la giusta dose di complessità. Non è un caso che molti chef lo scelgano proprio per i momenti in cui vogliono che il vino accompagni evitando di disturbare.

Quando il servizio fa la differenza

Un dettaglio importantissimo che va oltre l’abbinamento? Il servizio. Chi in sala si occupa di consigliare, versare e cogliere le esigenze del commensale aggiunge quel quid in più.

Nei ristoranti sul lago le figure sono richiestissime e avere sommelier certificati e non semplici camerieri farà la differenza.

L’alta gastronomia lacustre, nel suo meglio, è una somma di attenzioni: nessun dettaglio è secondario. E il vino (quello giusto, nel momento giusto) è ciò che resta davvero.

 

 

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