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Lavorare in Svizzera nel 2026: gli stipendi dei frontalieri restano il triplo rispetto all’Italia. Ecco i settori top

Lavorare in Svizzera continua a rappresentare una delle principali opportunità economiche per migliaia di italiani residenti nelle province di confine. Secondo i dati aggiornati al 2026 pubblicati dal portale frontaliereticino.ch, il differenziale salariale tra il Canton Ticino e la Lombardia si mantiene estremamente elevato, registrando i picchi più significativi nei settori ad alta specializzazione come l’Information Technology, la finanza e il comparto farmaceutico.

La piattaforma svizzera ha messo a confronto gli stipendi mediani di 24 differenti settori economici tra il Ticino e le province italiane di Como, Varese e Verbano-Cusio-Ossola (VCO). Per farlo, ha incrociato i dati ufficiali provenienti dall’Ufficio federale di statistica svizzero (Ust), dal Seco (Segreteria di Stato dell’economia) e dalle statistiche occupazionali italiane, restituendo una fotografia dettagliata e accurata del mercato del lavoro transfrontaliero.

Le cifre del fenomeno: l’analisi dei salari per settore

Tra i comparti più remunerativi emersi dallo studio spicca senza dubbio il settore finanziario. In Ticino lo stipendio mediano raggiunge i 100mila franchi annui, a fronte dei circa 43mila euro percepiti in Italia per mansioni analoghe. Anche l’Information Technology conferma il suo ruolo strategico nel mercato elvetico: gli sviluppatori e i profili software portano a casa salari medi che si attestano attorno agli 89mila franchi, rispetto ai circa 39mila euro corrisposti dalle aziende italiane.

Le retribuzioni si mantengono molto elevate anche nel settore farmaceutico e nell’ingegneria dove, secondo quanto evidenziato dal report, le buste paga svizzere risultano spesso superiori del 150-200% rispetto a quelle offerte oltreconfine. In ogni caso, l’intera gamma delle professioni esaminate nello studio registra incrementi retributivi minimi del 160% se paragonati agli stipendi dei corrispettivi lavoratori in Italia.

Un confronto schiacciante: dinamiche di mercato e trend di assunzione

Il vantaggio economico per i lavoratori frontalieri rimane decisamente significativo anche dopo aver calcolato l’impatto dell’imposta alla fonte, i contributi sociali svizzeri e i costi logistici legati al trasporto. Nel report 2026 emerge inoltre un trend di crescita salariale media pari al 3,2% anno su anno, trainato principalmente dai comparti di sanità, IT e consulenza, mentre il salario medio complessivo del panel analizzato si attesta attorno ai 73mila franchi lordi annui.

Un altro dato interessante riguarda i settori che registrano il maggior volume di assunzioni:

  • Sanità (forte richiesta di infermieri)

  • Finanza (ricerca continua di figure legate alla compliance bancaria)

  • Tecnologia (sviluppatori software e specialisti in cybersecurity)

  • Retail

Queste evidenze confermano una progressiva trasformazione storica del mercato: se qualche decennio fa i frontalieri italiani venivano cercati e impiegati per lo più nell’industria o nell’edilizia, oggi si assiste a una netta centralizzazione della domanda verso le professioni del terziario e dei servizi avanzati.

Scenario futuro: l’impatto del nuovo Accordo Fiscale

Di fronte a questo scenario, il nuovo Accordo fiscale tra Italia e Svizzera, entrato progressivamente in vigore negli ultimi anni, sta modificando i vecchi equilibri del lavoro transfrontaliero. Alcuni osservatori e analisti segnalano già un rallentamento nel trend di crescita del numero totale di frontalieri, a favore di una maggiore propensione al trasferimento di residenza diretto in territorio svizzero, opzione scelta per evitare i meccanismi della doppia imposizione.

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