Solo pochi giorni fa raccontavamo di come il Ticino continui a rappresentare per i territori di confine un miraggio dal punto di vista dei compensi. I frontalieri lo sanno bene e la ricerca di un’occupazione oltreconfine rappresenta sempre un obiettivo per molte persone.
Per contro veniva anche sottolineato come questi ricchi stipendi ticinesi fossero però i più bassi della Svizzera. E ancora una volta – spesso ne abbiamo dato conto su queste pagine – la Lega dei Ticinesi imputa questa situazione da “ultimi della classe” proprio ai frontalieri.
Nel 2024 in Svizzera il salario mediano era di 7’024 franchi mensili lordi, mentre in Ticino era di 5’708 franchi: la differenza è quindi di 1’316 franchi. Nel 2022, il salario mediano in Svizzera era di 6’788 franchi, in Ticino di 5’590, con una differenza di 1’198 franchi. Queste le cifre pubblicate di recente dall’ufficio si statistica svizzero
Un quadro che ha posto le basi per un nuovo intervento contro i frontalieri ma non solo. “Il Ticino è sempre più il fanalino di coda del Paese. Se nei salari il Ticino rimane indietro, lo stesso non si può dire per il costo della vita: pensiamo solo all’esplosione dei premi di scassa malati”, l’introduzione del ragionamento.
“Se gli stipendi in Ticino vengono spinti sempre più verso il basso (ma il costo della vita no) e la disoccupazione verso l’alto, il motivo è chiaro: si chiama libera circolazione delle persone. E’ grazie alle frontiere spalancate che ci troviamo con salari italianizzati ma spese svizzerissime. La libera circolazione è stata – ed è – fortemente voluta dalla partitocrazia, dal padronato, dai sindacati…”, si legge.
“La situazione attuale è la diretta ed ovvia conseguenza degli 80mila frontalieri e delle decine di migliaia di padroncini presenti ogni giorno sul nostro territorio. Non serve un premio Nobel per l’economia per rendersi conto che la disponibilità praticamente illimitata di forza lavoro lombarda a basso costo abbassa gli stipendi in Ticino”, l’affondo di Lorenzo Quadri.
Un ultimo passaggio è poi contro un altro tema caro ai frontalieri. “Intanto a Berna la partitocrazia si preoccupa di concedere lo smart-working ai frontalieri. Si tratta ovviamente dei frontalieri che lavorano in ufficio; quelli che soppiantano gli svizzeri. Gli operai, gli infermieri, le cassiere, eccetera, non possono lavorare da casa”.