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Svizzera, aumenta il salario minimo per migliaia di lavoratori (frontalieri inclusi): le cifre e quanto si guadagna

Il Canton Ticino si prepara a una rivoluzione nel mercato del lavoro. Il Gran Consiglio ha approvato a larga maggioranza uno storico compromesso politico che introduce un salario minimo diffuso, garantendo un aumento concreto nelle buste paga di migliaia di lavoratori.

Le nuove cifre: quanto si guadagnerà?

La riforma non sarà immediata nella sua interezza, ma seguirà una tabella di marcia progressiva per permettere alle imprese di adeguarsi:

  • Dal 2027: Il salario orario oscillerà tra i 20,50 e i 21 franchi.

  • L’obiettivo a regime: Entro tre anni, la soglia minima salirà fino a garantire circa 4.000 franchi lordi al mese (per un tempo pieno su dodici mensilità).

Questa decisione segna la fine di un lungo dibattito politico, respingendo le proposte più radicali del Movimento per il Socialismo (MPS) a favore di un “controprogetto” giudicato più equilibrato e sostenibile per il tessuto economico locale.

Perché questa riforma è storica

Il Direttore del Dipartimento delle finanze e dell’economia, Christian Vitta, ha sottolineato come l’accordo rappresenti una sintesi necessaria tra protezione sociale e competitività.

“Il merito è aver trovato un equilibrio tra il rafforzamento della tutela salariale e la necessità di una norma che regga alla prova dei fatti,” ha dichiarato Vitta, evidenziando come la realtà del mercato del lavoro ticinese sia spesso complessa da comprendere nel resto della Svizzera.

Chi riceverà l’aumento? I numeri della manovra

L’impatto sociale della misura è massiccio. Si stima che, una volta a regime, la riforma toccherà:

  • 23.000 lavoratori in totale che vedranno salire il proprio stipendio lordo.

  • Di questi, circa 8.000 sono residenti nel Cantone.

Un punto cruciale del compromesso stabilisce che il salario minimo cantonale prevarrà sui contratti collettivi di lavoro (CCL), blindando così la soglia minima contro eventuali deroghe al ribasso.

L’incognita di Berna: il rischio del “veto” federale

Nonostante il successo in Gran Consiglio, l’intero impianto resta sotto l’osservazione delle Camere federali. Gli Stati si sono già espressi in senso contrario alla prevalenza dei minimi cantonali sui CCL nazionali. Ora la palla passa al Consiglio nazionale: una decisione che potrebbe confermare la sovranità del Ticino in materia salariale o rimettere tutto in discussione.

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