RADIO COMOZERO

Ascolta la radio
con un click!

Condividi su facebook
Condividi su twitter
Attualità

Così la Svizzera protegge chi prende multe in Italia. “Da un anno e mezzo negati i dati dei trasgressori”

Nel silenzio generale, lunedì 22 giugno a Palazzo Cernezzi, è esplosa una “bomba” tecnica, politica, economica e di carattere internazionale. Ed è esplosa su un tema storicamente già caldissimo di suo: le multe e nello specifico le multe prese a Como da cittadini svizzeri (e soprattutto ticinesi), francesi e tedeschi. Ma andiamo con ordine.

Il 22 giugno scorso la Commissione comunale sulla Sicurezza ha discusso della questione degli automobilisti stranieri che incappano in una sanzione amministrativa a Como ma che alla fine non versano il dovuto. Non bruscolini: la media recente parla di circa 300mila euro all’anno di mancati incassi per l’amministrazione. Ma nel corso dell’audizione di lunedì scorso, è stato il comandante della polizia locale Donatello Ghezzo a svelare un retroscena incredibile. Anzi “molto grave”, come lo stesso capo degli agenti ha testualmente affermato. Prima, però, serve la premessa generale sulla questione delle multe agli stranieri.

“I tassi di pagamento spontanei delle multe sono molto limitati – ha detto Ghezzo – anche se non è vero che svizzeri, tedeschi e francesi paghino meno degli italiani. Le percentuali sono simili, il vero problema con l’estero è a monte: molto spesso non possiamo notificare perché non riusciamo a identificare l’intestatario della targa”. Per inquadrare ulteriormente il fenomeno, Ghezzo ha affermato che “i trasgressori più frequenti sono gli svizzeri di gran lunga e poi si equivalgono tedeschi e francesi”.

“I tassi di pagamento spontaneo sono calati negli ultimi tempi – ha aggiunto – Complessivamente ci assestiamo attorno al 40% dei verbali pagati sul totale di quelli notificati sebbene i dati più recenti siano addirittura scesi al 37%: un dato, questo, che riguarda gli italiani ma che non è lontano da quello relativo agli stranieri. Per fare qualche esempio sull’estero, nel 2018 la Germania ha pagato il 30,42% delle multe, i ticinesi il 44,95%, il resto della Svizzera il 44,31%. Il problema è sempre riuscire a notificarli, gli atti, nei paesi esteri”.

E qui arriva la clamorosa rivelazione sulla Svizzera che di fatto ha ufficializzato il totale ostracismo rispetto alle richieste comasche per risalire ai trasgressori. “Noi abbiamo sempre avuto problemi enormi con la Francia, che non è collaborativa e non fornisce i dati. Ma da un anno a questa parte, e questo è molto grave ed è bene che si sappia, la Svizzera non ci fornisce più nessun dato – ha rivelato Ghezzo – Non c’è alcuna convenzione bilaterale tra i due Paesi, ma gli svizzeri si muovono meglio di noi”.

E ancora: “Buona parte del codice della strada svizzero ha rilevanza penale, dunque loro possono sfruttare la rogatoria in virtù degli accordi bilaterali ma in materia penale, cosa che non possiamo fare noi. Ma per quanto riguarda le sanzioni amministrative, gli svizzeri cosa fanno? Vanno al Pra italiano che è un pubblico registro automobilistico e che in Svizzera non esiste, pagano e ottengono i dati”.

“Ma la cosa grave – ha concluso la rivelazione del comandante della polizia locale di Como – è che io ho una nota protocollata, dopo mia grande insistenza, da parte del responsabile della Motorizzazione svizzera a Camorino in cui si dice che sono dispiaciuti ma finché non verrà fatta chiarezza sui rapporti Italia-Svizzera in materia, non potranno più comunicarci i dati dei cittadini svizzeri. Tant’è che nell’ultimo anno-anno e mezzo noi non siamo più stati in grado di verificare nulla”.

Una bomba, come si diceva, perché di fatto uno Stato come la Svizzera ha ufficialmente deciso di negare alle istituzioni italiane i dati necessari a riscuotere le multe prese dai cittadini elvetici a Como (e viene da pensare, a questo punto, in tutta Italia).

La tentazione degli 007 (con troppi misteri): l’ipotesi di ricorrere a una società esterna

C’è un secondo “capitolo oscuro” nella rivelazione del comandante della Polizia locale di Como, Donatello Ghezzo. Riguarda quella che egli stesso ha definito “l’unica possibilità che vorrei provare ancora”. Ovvero, “rivolgermi a una società che ha già lavorato con noi, che si occupa di notificazione all’estero e che ritiene di poter ottenere in qualche modo i dati”. Scenario su cui, però, poi lo stesso comandante della Polizia locale ha frenato.

“Devo dire che ho delle perplessità – ha ammesso Ghezzo – perché se a me, che sono un’autorità di polizia italiana che attraverso canali istituzionali si relaziona con le autorità elvetiche, viene risposto che non c’è un accordo bilaterale e dunque i dati non me li vogliono dare, mi chiedo queste società come li ottengano”. Dettaglio non indifferente, tanto che il comandante ha poi aggiunto: “Io non posso accettare i dati purchessia, io devo accettare i dati ricavati legittimamente e loro non spiegano come li trovano. Hanno loro segreti industriali, hanno reti di informatori e interlocutori all’estero in tutto il mondo, ma non aggiungono altro”.

L’ARTICOLO CHE HAI APPENA LETTO E’ USCITO SU COMOZERO SETTIMANALE: ECCO DOVE PUOI TROVARLO

© RIPRODUZIONE RISERVATA
TAG ARTICOLO:

9 Commenti

  1. Sono d ‘accordo con il commento del “COcittadino “,basta applicare le ganasce con riferimento telefonico della polizia locale, la quale nell’ andare a toglierle prende i dati del trasgressore.

  2. Lello ha detto
    Diversamente dall’Italia, in Svizzera il controllo di velocità non è segnalato e pullula di Autovelox nascosti e tarati anche per limiti bassi come 50 h, decisamente anacronistici per le attuali tecnologie di frenata del veicolo e per un paese che si ritiene moderno. Ciò che resta un mistero è come gli svizzeri e i tedeschi che in media viaggiano con marchi automobilistici che fanno della velocità il loro sigillo di qualità come Porsche , Mercedes, Ferrari, Maserati etc. riescano a passare indenni mentre diversamente con una Zafira a Metano si può rimanere in trappola, limitandosi a viaggiare a 58 ; 57 e 60 h così come è accaduto ad un mio amico che per tre volte è passato per la Svizzera e per tre volte multato. In verità la prima sanzione l’ha pagata le altre due ancora no, tra l’altro per limiti così ridicoli e dopo aver acquistato la regolare vignetta. Mi chiedo come si può interpretare il senso civico di una persona in un contesto dove chi dovrebbe far rispettare le regole le applica al limite dell’inganno e senza alcun riguardo per chi serenamente sosta o attraversa il loro paese senza intenzione di depositare capitali.

  3. È vero che l’accordo non c’è. Sembrerebbe però lecito il ricorso a società private che recuperano i dati degli automobilisti Svizzeri. Sul sito della polizia Federale Elvetica ( https://www.fedpol.admin.ch/fedpol/it/home/polizei-zusammenarbeit/strassenverkehr.html ) spiegano che affidando la richiesta a queste società, la multa si trasforma in credito regolato dal diritto privato e diviene esigibile. Riporto testualmente “I comuni esteri a volte incaricano aziende private di riscuotere multe inflitte sul suolo pubblico. In tal caso le multe sono considerate crediti di diritto privato e sono pertanto riscuotibili da uffici di incasso svizzeri.” In attesa di un accordo, direi che il Comune di Como potrebbe intraprendere tale strada, già utilizzata da Milano e Firenze a quanto dice lo stesso sito.

  4. Concordo. Solo che estenderei ciò ad ogni valico di frontiera. Basterebbe una banca dati alimentata dalle forze dell’ordine che hanno emesso la contravvenzione. Poi nel momento in cui la targa segnalata viene rilevata al valico il conducente è fermato fino al pagamento del dovuto.

  5. Lettore di targhe vicino al confine, ovviamente impostato per stanare i furbetti. 1 pattuglia col lettore in piazza Anna Frank, l’altra al confine.
    Leggendo il codice, art.207, chi guida il veicolo straniero deve pagare sennò è previsto il fermo del veicolo.
    Chissà se il successore di ghezzo ce la farà, ma finché saranno multe di parcometri o di telecamere della zona a traffico limitato sarà difficile trovarli al momento.
    Sono d’accordo sulle ganasce, però bisognerebbe modificare il codice della strada

  6. Il comandante ghezzo però non fa riferimento ad eventuali inasprimenti di sanzioni accessorie come rimozioni forzate e ganasce alle ruote previste nello specifico dal codice della strada e secondo alcune interpretazioni applicabili in particolare per i stranieri. Perché non si pensa di implementarle?

  7. Che la svizzera sia solita a proteggere chi fa il furbo è cosa nota, lo fa con chi deposita capitali illeciti nelle sue banche, tollera i proventi derivanti dalla prostituzione, vuoi che non protegga il cittadino elvetico che prende una multa all’estero…

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Potrebbe interessarti:

Videolab
Turismo