Nel silenzio generale, lunedì 22 giugno a Palazzo Cernezzi, è esplosa una “bomba” tecnica, politica, economica e di carattere internazionale. Ed è esplosa su un tema storicamente già caldissimo di suo: le multe e nello specifico le multe prese a Como da cittadini svizzeri (e soprattutto ticinesi), francesi e tedeschi. Ma andiamo con ordine.
Il 22 giugno scorso la Commissione comunale sulla Sicurezza ha discusso della questione degli automobilisti stranieri che incappano in una sanzione amministrativa a Como ma che alla fine non versano il dovuto. Non bruscolini: la media recente parla di circa 300mila euro all’anno di mancati incassi per l’amministrazione. Ma nel corso dell’audizione di lunedì scorso, è stato il comandante della polizia locale Donatello Ghezzo a svelare un retroscena incredibile. Anzi “molto grave”, come lo stesso capo degli agenti ha testualmente affermato. Prima, però, serve la premessa generale sulla questione delle multe agli stranieri.

“I tassi di pagamento spontanei delle multe sono molto limitati – ha detto Ghezzo – anche se non è vero che svizzeri, tedeschi e francesi paghino meno degli italiani. Le percentuali sono simili, il vero problema con l’estero è a monte: molto spesso non possiamo notificare perché non riusciamo a identificare l’intestatario della targa”. Per inquadrare ulteriormente il fenomeno, Ghezzo ha affermato che “i trasgressori più frequenti sono gli svizzeri di gran lunga e poi si equivalgono tedeschi e francesi”.
“I tassi di pagamento spontaneo sono calati negli ultimi tempi – ha aggiunto – Complessivamente ci assestiamo attorno al 40% dei verbali pagati sul totale di quelli notificati sebbene i dati più recenti siano addirittura scesi al 37%: un dato, questo, che riguarda gli italiani ma che non è lontano da quello relativo agli stranieri. Per fare qualche esempio sull’estero, nel 2018 la Germania ha pagato il 30,42% delle multe, i ticinesi il 44,95%, il resto della Svizzera il 44,31%. Il problema è sempre riuscire a notificarli, gli atti, nei paesi esteri”.
E qui arriva la clamorosa rivelazione sulla Svizzera che di fatto ha ufficializzato il totale ostracismo rispetto alle richieste comasche per risalire ai trasgressori. “Noi abbiamo sempre avuto problemi enormi con la Francia, che non è collaborativa e non fornisce i dati. Ma da un anno a questa parte, e questo è molto grave ed è bene che si sappia, la Svizzera non ci fornisce più nessun dato – ha rivelato Ghezzo – Non c’è alcuna convenzione bilaterale tra i due Paesi, ma gli svizzeri si muovono meglio di noi”.

E ancora: “Buona parte del codice della strada svizzero ha rilevanza penale, dunque loro possono sfruttare la rogatoria in virtù degli accordi bilaterali ma in materia penale, cosa che non possiamo fare noi. Ma per quanto riguarda le sanzioni amministrative, gli svizzeri cosa fanno? Vanno al Pra italiano che è un pubblico registro automobilistico e che in Svizzera non esiste, pagano e ottengono i dati”.
“Ma la cosa grave – ha concluso la rivelazione del comandante della polizia locale di Como – è che io ho una nota protocollata, dopo mia grande insistenza, da parte del responsabile della Motorizzazione svizzera a Camorino in cui si dice che sono dispiaciuti ma finché non verrà fatta chiarezza sui rapporti Italia-Svizzera in materia, non potranno più comunicarci i dati dei cittadini svizzeri. Tant’è che nell’ultimo anno-anno e mezzo noi non siamo più stati in grado di verificare nulla”.
Una bomba, come si diceva, perché di fatto uno Stato come la Svizzera ha ufficialmente deciso di negare alle istituzioni italiane i dati necessari a riscuotere le multe prese dai cittadini elvetici a Como (e viene da pensare, a questo punto, in tutta Italia).

La tentazione degli 007 (con troppi misteri): l’ipotesi di ricorrere a una società esterna
C’è un secondo “capitolo oscuro” nella rivelazione del comandante della Polizia locale di Como, Donatello Ghezzo. Riguarda quella che egli stesso ha definito “l’unica possibilità che vorrei provare ancora”. Ovvero, “rivolgermi a una società che ha già lavorato con noi, che si occupa di notificazione all’estero e che ritiene di poter ottenere in qualche modo i dati”. Scenario su cui, però, poi lo stesso comandante della Polizia locale ha frenato.
“Devo dire che ho delle perplessità – ha ammesso Ghezzo – perché se a me, che sono un’autorità di polizia italiana che attraverso canali istituzionali si relaziona con le autorità elvetiche, viene risposto che non c’è un accordo bilaterale e dunque i dati non me li vogliono dare, mi chiedo queste società come li ottengano”. Dettaglio non indifferente, tanto che il comandante ha poi aggiunto: “Io non posso accettare i dati purchessia, io devo accettare i dati ricavati legittimamente e loro non spiegano come li trovano. Hanno loro segreti industriali, hanno reti di informatori e interlocutori all’estero in tutto il mondo, ma non aggiungono altro”.
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