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Terragni-Tajana-Ticosa: da “porcaio” a nobile boulevard alberato. “Come viale Abruzzi”

Il titolo dell’appuntamento organizzato ieri sera dal Circolo Willy Brandt è di quelli potenzialmente in grado di dare una svolta alla serata (o di farla arenare nel solito autoreferenzialismo): “Riflessione sulle proiezioni urbanistiche dell’asse piazza San Rocco/Monumento ai Caduti-Stadio”.

Mica la solita Ticosa (bonifichiamo, parcheggiamo o traslochiamo?) ma, una volta tanto, una progettualità d’insieme che tocchi tutto l’asse viabilistico della Tangenziale (e poco più). Quello che, a ragion veduta, potrebbero essere tranquillamente chiamato Viale degli Ex.

Nulla di sentimentale, ovviamente, piuttosto una sorta di resa dei conti col passato, una sfilata di fantasmi della Como che fu e che non ha ancora trovato pace: ex Crestliner, ex Ticosa Nord, ex Ticosa Sud, ex Stecav, ex Danzas, ex Petit Chateaux, ex Taroni. E tra loro Comodepur, l’area del collegio Gallio e l’Enel.

“Trent’anni fa si parlava già di ragionare sullo sviluppo della città partendo da questo asse, ma poi ci si è persi pensando a singoli progetti slegati tra loro – spiega Giuseppe Doria, presidente del Circolo, introducendo la serata – Oggi queste sono aree che sembrano bombardate, nulla a che vedere con il boulevard di benvenuto che Como meriterebbe”. Ecco la parola chiave: boulevard.

“Un porcaio – esordisce un Tino Tajana che non ti aspetti citando come l’urbanista Gugliemo Zambrini – L’effetto città qui non c’è: uno passa in mezzo a tutte queste schifezze e l’unica speranza è il Baradello là in fondo”.

Poi torna quello che tutti conoscono, il pacato e appassionato conoscitore della storia della città che ha pianto quando hanno abbattuto la Ticosa: “Questa zona deve rinascere partendo da Sant’Abbondio – auspica – e questa via, che da fiume è diventata tangenziale, deve trasformarsi un boulevard come è successo a viale Abruzzi a Milano”.

E lo strumento, da bravo ex-ingegnere capo del Comune quale stato, è uno solo: “Un Documento di Piano aggiornato e ben fatto. Quello attuale risale al 2008, è vecchio”.

“Appartengo a una generazione diversa e questi tecnicismi non sono adatti a parlare di una città che è un’opera d’arte”, gli risponde Attilio Terragni. E già si capisce, conoscendolo, che non le manderà a dire a nessuno.

“La città ha fatto una scelta da decenni facendo vincere gli speculatori sugli architetti. Il progetto di un viale alberato c’è già, l’ho depositato mesi fa in Comune – racconta – Partirebbe da una Ticosa/piazza e arriverebbe fino allo stadio, pedonalizzando quest’ultimo tratto”.

Ad ascoltare gli interventi (carta, penna alla mano), c’era anche il diretto interessato, l’assessore all’Urbanistica Marco Butti, in versione ottimistica: “Se si vuole lasciare qualcosa ai nostri figli bisogna farlo tutti insieme, smussando i personalismi, ascoltando tutte le anime della città, anche le minoranze politiche”.

Ottimo approccio, in teoria, anche se un volpone della politica come lui sa bene che la Ticosa, prima che un parcheggio, un Cernezzi 2.0 o persino una pura rogna, è un terreno di battaglia su cui si combattono da anni le battaglie elettorali. E nessuno regalerà le proprie idee a nessuno per il bene della città, inutile sperarci.

E a un passo dalla conclusione, dalle strette di mano arrivederci-e-grazie ecco la frase che riaccende Attilio Terragni, già quasi pronto a riporre il pc (e le armi).

Rispondendo all’intervento di Francesco Angelini (Caporedattore de La Provincia) che auspicava anche uno studio sulla mobilità e una visione più generale della città, Butti elenca una serie di interventi in agenda (dalla Ticosa al parcheggio del Gallio, a una riqualificazione dell’intero quartiere razionalista legata al progetto giardini a lago) ed elogia il lavoro dell’ufficio Urbanistica ricordando “che la variante al Pgt è uno degli obiettivi di questa Amministrazione”.

Apriti cielo! Con il solito tono tra il serio e il faceto, l’Attilio Furioso rimette tutti in riga, a modo suo: “Il tema urbanistico va impostato ad altissimo livello, non da un ufficio tecnico. Vanno messi soldi. Continuare a ingrandire e ampliare progetti non porta a niente, cominciamo dalle piccole cose: oggi come oggi, se portiamo a casa il boulevard è già un miracolo”.
Sipario.

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