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Como, il turismo frena: “Lieve calo negli ultimi due anni ma nessuna crisi. Ci vuole prudenza massima”

La città piena di turisti, le code per battelli, funicolare e ogni altro servizio sul lago non solo sono sempre più lunghe ma spesso diventano anche motivo di tensione, vedi le discussioni al molo dei taxi boat. Tutto bene dunque anche per l’estate 2026? Non proprio.

Ai più attenti osservatori – si pensi a chi di turismo vive e ai comaschi che in centro ci vivono – non è infatti sfuggito un particolare, non di poco conto. Se è vero che il Lago di Como continua a rappresentare un unicum nel mondo, capace di attirare visitatori da ogni parte del globo, è però altrettanto vero che già dall’anno scorso – il fenomeno appare più evidente in questi mesi estivi – di persone in giro e nei locali se ne vedono di meno. Non un calo drastico sia chiaro, ma una frenata che deve essere soppesata.

Nessun allarme ma solo la necessità di essere prudenti e fare un’attenta riflessione. Che sia finita la crescita vertiginosa verso l’alto del Lago di Como?

A rispondere è Fabio Dadati, lecchese, presidente di Lariofiere e imprenditore nel settore alberghiero e nella Camera di Commercio.

Il punto di partenza sono i dati evidenziati dall’assessore regionale al turismo che pochi giorni fa sottolineava come La Lombardia fosse arrivata alla settimana di Ferragosto con prenotazioni in crescita.

Dadati

Nel periodo dal 10 al 16 agosto 2026, la saturazione rilevata attraverso le OTA (Online Travel Agencies) registrava a livello regionale un aumento di 9,3 punti percentuali rispetto allo stesso periodo del 2025. Un trend positivo che prosegue anche nella settimana dal 17 al 23 agosto, con un incremento di 8,8 punti.

A distinguersi è soprattutto la montagna, con una saturazione media del 73,4% e picchi del 79,9%. Seguono le destinazioni dei laghi, al 67,5% con punte del 72,4%, e i borghi, al 63,6%, con picchi del 71%

“Sono cifre condivisibili in toto. Va però detto come a livello generale si noti un lieve calo rispetto al 2025. E’ scesa la domanda nella fascia media mentre regge invece il comparto extra lusso dove, sebbene anche qui si sia notata una lieve flessione, i numeri “tornano” perché sono cresciuti i prezzi”.

Ma il ragionamento si amplia e va a coinvolgere l’intero sistema: “In base alle indicazioni dei colleghi, ai numeri e agli studi della Camera di Commercio e all’esperienza diretta sul campo, si può dire che da due anni stiamo assistendo a una stagnazione del settore se non a un leggero calo. Negli anni passati la crescita è stata talmente dirompente che adesso forse si sconta una prima, seppure debole, discesa”.

Subito va però precisato che “non si deve in alcun modo drammatizzare. Bisogna solo essere prudenti perché questo mercato – come detto – forse il tetto lo ha raggiunto e quindi ora bisogna essere equilibrati. Anche chi vuole investire deve così poter avere un quadro completo. Un conto è chi costruisce un nuovo hotel – come sta accadendo – intendendolo come un investimento finanziario, un conto è la situazione di una piccola-medio impresa del turismo che deve poter conoscere la realtà in ogni dettaglio”.

Dunque la parola d’ordine è prudenza per non “dare una falsa visuale di una crescita continua e inarrestabile. Per quanto riguarda il 2026 intanto possiamo dire che il mese di giugno non è andato benissimo, luglio decisamente bene mentre agosto ha fatto segnare un calo. Le prospettive per settembre sono ottime”, spiega Dadati.

Altrettanto necessario è lavorare per rendere “sempre più attrattivi anche i borghi perché, al di là della popolarità delle destinazioni più conosciute e frequentate, è strategico utilizzare la loro capacità attrattiva per far scoprire altri luoghi, esperienze e identità della Lombardia”, aggiune Dadati.

In conclusione dunque non “c’è una crisi del mercato sul nostro lago, sia chiaro. Il mio è solo un richiamo a voler essere prudenti”, chiude Dadati.

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